COMECE

Il nostro futuro comune

Giornate sociali cattoliche per l’Europa: il dibattito

“La solidarietà è un dovere costitutivo per ciascuno di noi” ed è “il nostro futuro comune”. A ribadirlo sono stati i circa 500 partecipanti – delegati di 29 Paesi del continente europeo – alle “Prime giornate sociali cattoliche per l’Europa”, che si sono svolte dal 9 all’11 ottobre a Danzica per iniziativa della Comece (Commissione episcopati comunità europea). Le Giornate hanno avuto come tema “Solidarietà. La sfida per l’Europa” e si sono concluse con la pubblicazione di un messaggio finale dal titolo “La solidarietà è il nostro futuro” (Precedenti servizi in SIR Europa 68 e SIR Quotidiano 8-9-10 ottobre – Agensir.it). La carità. “Oggi c’è davvero bisogno di un nuovo ordine internazionale, di una nuova Europa per un nuovo futuro”, ha affermato l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin. Dopo avere rammentato il monito di Benedetto XVI nella “Caritas in Veritate” a non confidare esclusivamente nel progresso e nelle tecnologie, mons. Martin ha osservato che “nel nostro mondo non viene riservata la giusta attenzione alle domande sul ‘perché'” ma solo “a quelle sul ‘come'”, e che è necessario “chiedersi, come fa il Papa, che cosa significa veramente la parola progresso”. Riflettendo sulla relazione tra giustizia e carità nella dottrina sociale della Chiesa, l’arcivescovo di Dublino ha precisato: dalla carità discende la solidarietà, che “non è un sentimento astratto, ma è condivisione”, e “la condivisione è anche alla base dell’Ue, sia nella sua ispirazione, sia nelle sue attività”. Secondo mons. Martin, vi può essere “autentico sviluppo umano” solo se “l’interdipendenza di fatto di popoli e nazioni si coniuga con l’interazione delle menti e delle coscienze” e “diventa solidarietà”. “Oggi il più importante capitale da salvaguardare è l’integrità della persona umana”; per questo, conclude l’arcivescovo richiamando il pensiero del Papa, la carità “deve essere riconosciuta” come “elemento di importanza fondamentale in tutte le relazioni umane, comprese quelle di natura pubblica”.La famiglia. Unione europea, famiglia, diritti umani, modelli sociali ed economici. Questi alcuni dei temi messi al centro delle tavole rotonde che hanno animato a Danzica i lavori dei delegati europei. Di Famiglia, “cellula vitale della società” che “si fonda sulla solidarietà europea” ha parlato Anna Záborská, membro del Parlamento Europeo (Slovacchia), lanciando alla platea un allarme: ci sono Risoluzioni del Parlamento Europeo che “condannano in modo inequivocabile la famiglia naturale a favore di altre forme di vita comune”. “È vero – ha aggiunto la parlamentare – che queste risoluzioni del Parlamento Europeo non hanno alcun valore giuridico, ma la loro esistenza crea un’atmosfera malsana che non aiuta a sviluppare una solidarietà europea con la famiglia”. Con una serie di esempi, la parlamentare ha fatto notare come nella Carta dei diritti fondamentali manchi una chiara definizione di “famiglia”. All’art. 9 della Carta, per esempio – prosegue Anna Záborská – i redattori del testo “si sono ben guardati dallo specificare il sesso dei coniugi” e riguardo ai diritti del bambino, la Carta “omette volentieri la menzione di padre e di madre a favore della menzione dei ‘due genitori'”. L’intervento della Záborská si è concluso con una domanda provocatoria: “vi domando molto onestamente: siamo, noi cattolici impegnati nella vita politica, in grado di promuovere la famiglia secondo il Vangelo ma con un linguaggio istituzionale neutro e politico secondo i meccanismi del funzionamento amministrativo comunitario?”.Diritti umani. La dignità di ogni essere umano “non dipende dallo stato attuale della persona”. È il concetto-chiave dell’intervento dell’irlandese Maureen Junker-Kenny, professoressa di teologia al Trinity College di Dublino che ha parlato di “La persona umana e i suoi diritti” esponendo i principi dell’insegnamento sociale cattolico. “Poiché ogni persona umana è fatta ad immagine di Dio – ha spiegato la teologa – vi è una fondamentale eguaglianza tra gli uomini, che deve prendere forma nelle strutture della giustizia”. In termini concreti, significa che “dolore, sofferenza e debolezza non privano un essere umano della sua dignità”; che “si possiede dignità e i suoi diritti conseguenti non a causa del riconoscimento di altri esseri umani” e che “la dignità di un individuo può essere rispettata o violata, ma essa non può essere concessa né tolta da nessuno”. Il sogno di De Gasperi. “Mio padre come Adenauer e Schuman aveva un sogno, non era un sognatore, aveva in mente un’idea di Europa che si fondava sulla concretezza di una politica lungimirante”. Così Maria Romana De Gasperi ha ricordato il padre sottolineando l’attualità del pensiero politico degasperiano “in un momento in cui l’Europa è chiamata a ritrovare la propria identità e i cattolici sono invitati a offrire con più convinzione il loro contributo”. Mons. Adrian Van Luyn, presidente della Comece, in segno di gratitudine, ha donato a Maria Romana De Gasperi il volume dell’Editrice Vaticana “Unione europea e dottrina sociale della Chiesa. Un cammino verso Emmaus”.