PARLAMENTO UE

Occhi su Praga e Varsavia

Polonia e Repubblica Ceca devono completare l’iter di ratifica del Trattato di Lisbona

Il Parlamento europeo accoglie con favore il risultato positivo del referendum irlandese di ratifica del Trattato di Lisbona, ma allo stesso tempo lancia un chiaro messaggio a Polonia e Repubblica Ceca, i soli due Paesi che devono completare l’iter: l’Europa non può aspettare.“Ora tocca a Polonia e Repubblica Ceca”. La sessione plenaria dell’Assemblea, svoltasi il 7 e 8 ottobre a Bruxelles, ha dedicato ampia parte dei lavori e grande attenzione politica al futuro del Trattato, che contiene le riforme ritenute necessarie per ammodernare la “macchina comunitaria” e renderla più funzionale ed efficace. In aula sono intervenuti, oltre a numerosi deputati, Fredrik Reinfeldt, premier svedese e presidente del Consiglio Ue, e José Manuel Barroso, presidente della Commissione. Fredrik Reinfeldt ha affermato: “Riteniamo che, dopo il referendum in Irlanda, il Trattato dovrà entrare in vigore il più presto possibile, magari entro il periodo di presidenza svedese”. L’oratore ha spiegato che Polonia e Repubblica Ceca potrebbero concludere il loro iter in tempi stretti. “Ci siamo già consultati con il primo ministro ceco Fischer – ha aggiunto -; siamo in attesa di una decisione della Corte costituzionale del paese, ma non sappiamo dire quando arriverà questo pronunciamento”. “Nel frattempo avvieremo le consultazioni per la carica del presidente stabile del Consiglio Ue e lavoreremo insieme alle altre istituzioni”.Il presidente vola a Praga. Jerzy Buzek, presidente dell’Assemblea, è apparso il più risoluto nel chiedere a Polonia (il suo paese) e Repubblica ceca di accelerare i tempi della ratifica. Appena terminata la plenaria, lo stesso Buzek è volato a Praga per incontrare, il 9 ottobre, il premier Jan Fischer, i presidenti di Camera e Senato, Miloslav Vlcek e Premysl Sobotka. “Verificheremo lo stato di avanzamento dell’iter di ratifica – ha puntualizzato Buzek – e il modo di accrescere la cooperazione parlamentare”. Il politico polacco ha puntualizzato: “La Repubblica Ceca assumerà una decisione sovrana sul Trattato di Lisbona, eppure noi dovremmo affrontare la questione dei costi che si verificano per il ritardo dell’entrata in vigore” del testo. “Il Trattato è uno strumento, non un obiettivo in sé, ma esso aiuterà l’Ue a risolvere i problemi attuali che abbiamo dinanzi”. Posizioni pro e contro il Trattato. Con Lisbona, ha specificato il presidente dell’Eurocamera, “l’Unione europea si dota degli strumenti per affrontare le sfide del ventunesimo secolo”, come “il cambiamento climatico e la disoccupazione crescente”. Buzek non ha trascurato la necessità di “ascoltare e tenere conto delle ragioni dei sostenitori del no” al Trattato. Fra questi il deputato euroscettico britannico Nigel Farage, che ha chiesto “un terzo referendum” in Irlanda; “poi scegliamo il migliore di tutti e tre. Ma questa volta dovrebbe essere libero e giusto. Intanto noi in Gran Bretagna faremo campagna per andarcene dall’Unione, e andarcene il più presto possibile”. Lothar Bisky, tedesco, capogruppo della sinistra unitaria, ha detto che avrebbe preferito “referendum obbligatori in tutti i Paesi membri” per verificare la reale volontà popolare sui contenuti del testo. Per Timothy Kirkhope, britannico, del gruppo conservatore, “il Trattato significa un passo in avanti verso un’Europa superstato che molti cittadini non vogliono”. A favore del Trattato e di una rapida entrata in vigore si sono invece espressi i principali gruppi politici: popolari, socialisti, liberali, verdi.Commissione sulla crisi economica. Nel corso della plenaria l’Europarlamento ha affrontato diversi altri argomenti. È stata approvata quasi all’unanimità la mobilitazione dal Fondo di solidarietà di 493 milioni di euro a favore delle popolazioni terremotate dell’Abruzzo (Italia). Si è tenuto un dibattito sul pluralismo e la libertà di informazione in Italia e in Europa. È stata quindi ricordata la figura di Anna Politkovskaja, giornalista russa, attivista dei diritti umani, uccisa tre anni or sono in circostanze tuttora da chiarire. Infine l’emiciclo ha approvato la costituzione della “Commissione speciale sulla crisi finanziaria ed economica”, che ha un mandato di dodici mesi. Composto di 45 deputati, l’organismo dovrà “analizzare la situazione” e “proporre misure al fine di ricostruire a lungo termine mercati finanziari sani e stabili, atti a sostenere la crescita, la coesione sociale e l’occupazione”. Dovrà “valutare la legislazione Ue”, “il coordinamento tra gli Stati membri”, le “ricadute della recessione in ambito sociale e occupazionale”, nonché le ricadute sulla “governance mondiale dell’economia”. Potrà proporre audizioni con gli organismi internazioni, i parlamenti e i governi nazionali degli Stati membri e di Paesi terzi, “nonché con rappresentanti della comunità scientifica, delle imprese e della società civile”.