REPUBBLICA CECA

Ora che siamo liberi

Mons. Jan Graubner sul viaggio apostolico di Benedetto XVI

Si è concluso il 28 settembre, il 13° viaggio apostolico di Benedetto XVI nella Repubblica Ceca. Un viaggio di tre giorni nel cuore dell’Europa. Il Papa ha ricordato qui il ventennale della caduta del Muro ed ha celebrato l’annuale festa dell’identità della nazione legata a San Venceslao. SIR Europa ha intervistato mons. Jan Graubner, presidente della Conferenza episcopale ceca e arcivescovo di Olomouc, per tracciare un bilancio del viaggio apostolico e individuare le sfide della Chiesa dell’Est europeo. Quali prospettive restano, dopo il viaggio del Papa, per la Repubblica Ceca, la Chiesa ceca, e più in generale per l’Est europeo?“Durante la visita nella Repubblica Ceca Papa Benedetto XVI ha parlato più volte del periodo a partire dal 1989, venti anni nei quali la Chiesa ha potuto realizzare nuovamente la sua attività pubblica e aiutare a creare la società. Il Papa ci ha ricordato che occorre innanzitutto vivere la fede come rapporto personale con la persona di Gesù Cristo. Adesso che siamo liberi da pressioni, possiamo realizzare tutto ciò che vogliamo ma non siamo ancora capaci di farlo. Il Papa ha menzionato il pericolo di restare intrappolati nella nostalgia di un passato ricco di fede. Ma bisogna vivere la fede oggi, mantenendo l’eredità spirituale degli avi, facendo tuttavia in modo che risponda alle esigenze attuali. Questa è una grande sfida per le comunità cristiane e un compito importante in tal senso è svolto dai nuovi movimenti ecclesiastici”. Durante la visita, il Papa ha parlato dell’Europa come casa, come patria spirituale: cosa significa questo per la Repubblica ceca, in termini d’integrazione nell’Ue? Quale contributo può dare la Chiesa ceca?“L’Europa è stata testimone di molte guerre e incomprensioni. Tuttavia, la fede cristiana ha sempre offerto alla gente la disponibilità alla riconciliazione, al perdono e al superamento delle differenze. Anche la nuova immagine di Europa unita, sorta dalle rovine delle ideologie, ha fondamenta cristiane ed è stata costruita da politici cristiani di grande spessore (ad esempio Adenauer, De Gasperi e Schuman). L’Europa non si può capire senza il Cristianesimo. Per affrontare le nuove difficoltà non sono necessari solo retorica o accordi economico-politici, bensì occorre innanzitutto riconoscere le fondamenta spirituali dell’Europa. La distanza dalla politica, il disprezzo di molti rappresentanti europei dei valori etici, testimoniato dalla loro vita, sono sfide per i cristiani e rappresentano l’occasione per riflettere sulle loro responsabilità di cittadini. L’indifferenza o la ricerca del profitto personale creano un grande pericolo per la società. I cristiani di oggi non devono tacere: hanno l’importante compito di testimoniare con la loro vita che è più importante ‘essere’ anziché ‘avere’ e che bisogna combattere coraggiosamente il proprio egoismo. Oggi non è possibile vivere in modo responsabile e non interessarsi della vita politica”.Il recupero della libertà dopo la repressione nei confronti della Chiesa rischia paradossalmente di far perdere la coesione e la profondità della fede della Chiesa dell’Est europeo negli anni del comunismo. E in Europa sembra prevalere un relativismo etico che mette in ombra le radici cristiane. Quali le soluzioni?“Il relativismo etico contemporaneo non minaccia solo l’Europa ma tutto il mondo occidentale. Sicuramente anche per questo Benedetto XVI sottolinea l’importanza di unire la ragione e la fede, la ragione e il ritrovamento della verità. La fede e la ragione si sostengono reciprocamente. In questo, gli intellettuali cattolici hanno un ruolo fondamentale. La voce dei cristiani deve farsi sentire, per il bene della società. La Repubblica Ceca, come anche molti altri paesi postcomunisti, fa oggi la parte dell’Ue. L’appartenenza ci porta adesso il vantaggio materiale ma allo stesso tempo anche uno sconvolgimento etico. Occorre perciò che i cristiani di tutti i Paesi si impegnino ad applicare i principi del Vangelo nella vita pubblica e che, a livello europeo, i grandi Paesi tradizionalmente cattolici aiutino con il loro atteggiamento i Paesi piccoli che stanno ancora cercando di riprendersi dalla devastazione comunista. Questo è il nostro compito comune. Un piccolo Paese non è in grado di farcela da solo. Ma i cristiani nell’Ue sono la maggioranza e possono quindi condividere responsabilità e speranze”.