COMECE

Nel cantiere di Solidarnosc

A Danzica le “Prime giornate sociali cattoliche per l’Europa”

Nel discorso di apertura, ieri 8 ottobre, delle “Giornate sociali cattoliche per l’Europa” su “Solidarietà, la sfida per l’Europa” (Danzica,fino all’11 ottobre), mons. Adrianus van Luyn, vescovo di Rotterdam e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea che le promuove, è partito dagli eventi legati alla nascita di “Solidarnosc” nel cantiere navale della città polacca. Il presule ha quindi ribadito l’importanza dell’immagine cristiana dell’uomo, che è “un contributo incontestabile del cristianesimo all’eredità europea” e alla comprensione che l’Europa ha di se stessa. Verso una nuova Europa. Secondo il presidente Comece, questa “eredità europea” non “è da considerare ovvia o appartenente al passato e da rinchiudere in un museo, al contrario: l’Europa ha bisogno di questa immagine della persona, di questa solidarietà come amore attivo per il prossimo e delle virtù cardinali ad esso legate, quali ‘parti vive e ancora efficaci’ di questa eredità”, per evitare che “i valori comuni degli europei, elencati all’articolo 2 del Trattato di Lisbona non restino lettera morta ma vengano riempiti di vita”. La solidarietà, ha proseguito mons. van Luyn, “include il passato” e “non dimentica le vittime”. Dal ricordo di queste persone “e dalla decisione di non ripetere mai più queste esperienze: è nato il passo coraggioso verso una nuova Europa. Da ciò, i ‘padri dell’Europa’ hanno tratto la visione di un’Europa unita e sono nati la forza di non accettare la divisione dell’Europa e il coraggio di opporre resistenza ad un sistema totalitario, fino a sconfiggerlo. Come cristiani, possiamo credere che questi sforzi non sono stati vani”. La solidarietà – ha aggiunto – si attua nei confronti delle generazioni future”. Essa deve tuttavia “ampliare lo sguardo e abbracciare tutti i settori in cui oggi viviamo a loro spese: il consumo delle risorse naturali, l’approccio con l’ambiente, i mutamenti climatici di cui siamo corresponsabili. Ma anche l’attuale crisi economica e finanziaria graverà sulle generazioni successive, che dovranno pagare i costi per le azioni economiche irresponsabili ed egoistiche, unilaterali e orientate al massimo profitto, poste in essere dalla generazione attuale, e non esclusivamente dai banchieri”.“No” agli egoismi nazionali. “La solidarietà non dimentica i Paesi vicini” ha ammonito ancora mons. van Luyn, e deve andare oltre, “in particolare all’Africa, un continente colonizzato e depredato per secoli dall’Europa, che oggi rischia di essere nuovamente distrutto a causa di governi corrotti, guerre, siccità e del flagello dell’Aids”. “Le notizie quotidiane di profughi annegati o catturati, che tentano di attraversare il Mediterraneo o l’Atlantico su gusci di noce per raggiungere l’Italia, la Spagna o le Canarie, ci lasciano quasi indifferenti: eppure – ammonisce il presidente Comece – si tratta di centinaia di persone ogni giorno. La risposta al problema non può essere data da un ulteriore rafforzamento di una ‘Fortezza Europa’, né dall’apertura completa delle frontiere. La nostra solidarietà deve essere rivolta al cambiamento delle condizioni di vita delle persone nei Paesi da cui provengono”. Davanti a queste sfide, ha osservato mons. van Luyn, si rischia la “disperazione” e “anche il dissolversi della solidarietà. Dalla sensazione d’impotenza, di non poter aiutare in modo adeguato, rischia di scaturire la letargia che non può aiutare nessuno”. Gli attuali problemi profondi di carattere economico e finanziario spingono la politica a riflessioni”, con “il pericolo di abbandonare la solidarietà europea a favore di egoismi nazionali”.Senso della misura e intelligenza. “Occorrono più che mai senso della misura e intelligenza”, ha detto ancora mons. van Luyn. “Le risorse disponibili dovranno essere utilizzate in modo responsabile, senza cadere in quei vecchi meccanismi nazionali che sono stati la causa del passato di sangue dell’Europa. Il processo di unificazione europeo subirebbe un arresto e vi è il rischio di perdere quanto finora ottenuto. Occorrerà tuttavia anche la disponibilità e lo sforzo di comunicare in modo adeguato ciò che è da fare”. Secondo il presule, “tra i motivi dell’attuale euroscetticismo vi è il fatto che ciò che la politica riconosce e decide come realizzabile, non viene portato nella discussione pubblica in modo idoneo. La conseguenza è una mancanza reciproca di solidarietà tra governanti e governati”. Dopo aver espresso soddisfazione per l’esito del referendum irlandese per la ratifica del Trattato di Lisbona, mons. van Luyn ha individuato tra i compiti dei cristiani la necessità di dare il proprio contributo, attingendo al “tesoro della nostra esperienza”, e di “indirizzare lo sguardo dei nostri concittadini verso coloro che sono ai margini della società”.