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La Chiesa valuterà l’esito del referendum sul Trattato di Lisbona
Il risultato del referendum irlandese per la ratifica del Trattato di Lisbona è stato annunciato come una vittoria schiacciante a favore del sì. Due terzi dei voti sono stati assegnati al sì e un terzo al no, cioè 1,2 milioni di elettori si sono espressi a favore del Trattato e 594.000 contro. Su un elettorato irlandese che da venti anni non faceva passare un referendum e in cui oltre il 64% degli elettori aveva respinto il Trattato di Lisbona al primo referendum, venerdì scorso ben il 56% era a favore. Il voto rappresenta un notevole spostamento verso il sì in quasi tutti i collegi elettorali, compresi quelli che l’anno scorso avevano registrato le più alte percentuali di voti contrari.José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, ha dichiarato “Grazie, Irlanda. È un grande giorno per l’Irlanda e per l’Europa… Voglio congratularmi con il popolo irlandese per avere raggiunto questa decisione schiacciante dopo lunga e attenta riflessione”.Carl Bildt, Ministro degli Esteri svedese attualmente a capo dell’Unione europea, si è espresso così: “È una vittoria importante per l’Irlanda e per l’Europa. Finalmente l’Unione europea può dare inizio alle operazioni per il miglioramento della collaborazione Europea che il Trattato di Lisbona ci offrirà”.Non c’è dubbio che per alcuni elettori irlandesi il sì è stato visto come un incentivo per aiutare il Paese a risollevarsi dalle ceneri del suo attuale incubo economico. Una Dichiarazione della Commissione Permanente della Conferenza Episcopale irlandese prima del secondo referendum sul Trattato di Lisbona, intitolata Values Matter (I valori contano), ha messo in evidenza che “Il Trattato di Lisbona è estremamente importante non solo per noi qui in Irlanda, ma anche per la forma futura del progetto Europeo”. I vescovi Irlandesi hanno chiarito che un cattolico può, “in tutta coscienza, votare sì o no”. Essi hanno invitato tutti i cristiani a valutare attentamente il contenuto del Trattato e a votare tenendo presente l’interesse di tutta la comunità. Essi hanno sottolineato che “l’Unione europea non è soltanto un Mercato Comune; essa deve essere una comunità di valori; i Valori contano”.Il vescovo Noel Treanor, Rappresentante della Conferenza episcopale irlandese presso la Comece, nella sua Opening presentation to the Joint Committee on European Affairs (Relazione introduttiva alla Commissione Congiunta per gli Affari Europei), ha espresso ai parlamentari irlandesi argomentazioni convincenti a favore della partecipazione di tutti i cristiani ai processi democratici della Comunità europea, con queste parole: “Sia che si tratti dell’influenza dell’ideologia secolare, delle forze culturali che mettono a repentaglio un’etica coerente della vita o la preoccupazione sullo status del matrimonio e della famiglia, l’ideale di partecipazione invita i cristiani ad impegnarsi pienamente nelle istituzioni rappresentative e democratiche che essi hanno a disposizione sia a livello nazionale che europeo. Come dichiarato da Papa Benedetto XVI il 24 marzo 2007 alla Comece, i cristiani devono “essere presenti in modo attivo nel dibattito pubblico a livello europeo, consapevoli che esso fa ormai parte integrante di quello nazionale’. Dobbiamo promuovere il dialogo di fede e ragione nella vita dell’Unione europea e nelle relative istituzioni. I cittadini di fede religiosa devono procurarsi e sfruttare le opportunità offerte alle Chiese e alle organizzazioni di fede dall’Articolo 17 del Trattato di Lisbona per assicurarsi il proprio legittimo posto nel dialogo sull’Europa e sui suoi valori. Questo Articolo offre alle Chiese e alle organizzazioni di fede un’opportunità preziosa e senza precedenti, riconoscendo per la prima volta nella legge primaria dell’Unione europea lo status attuale delle Chiese a livello nazionale, la loro ‘identità e il loro specifico contributo’ alla società e impegnando l’Unione europea a ‘mantenere con loro un dialogo aperto, trasparente e regolare'”.È in questo spirito che la Chiesa Cattolica valuterà ora l’esito del referendum sul Trattato di Lisbona.