UNIONE EUROPEA
Elezioni in Germania e Portogallo vivacizzano la vita politica continentale
Elezioni in Germania e Portogallo, referendum in Irlanda… e già si guarda alle prossime urne in Gran Bretagna e Ungheria. Da Berlino sono giunti segnali interessanti per la politica continentale, mentre gli occhi degli europei sono già puntati sull'”isola verde”: poche centinaia di migliaia di elettori hanno infatti in pugno l’integrazione comunitaria e il 2 ottobre decideranno se il Trattato di Lisbona potrà entrare in vigore oppure se dovrà essere archiviato.Vince Westerwelle, Merkel cancelliera. Le elezioni tedesche hanno decretato la vittoria dei liberali del Fdp, che hanno guadagnato voti e seggi, e una sostanziale tenuta del cristiani democratici della Cdu, alleati con i bavaresi della Csu. Netto l’arretramento dei socialdemocratici della Spd, finora al governo nella “grande coalizione” guidata dalla leader Cdu Angela Merkel. Grazie al voto del 27 settembre, dunque, la Merkel resterà cancelliera con una nuova coalizione di centrodestra. Nelle sue intenzioni il governo dovrebbe essere varato prima del 9 novembre, giorno che ricorda il ventesimo del crollo del Muro di Berlino. Ma il vero trionfatore del voto è unanimemente considerato Guido Westerwelle, capo del Fdp. In un commento del quotidiano “Süddeutsche Zeitung”, si legge che Westerwelle “è un vero fenomeno, un paradosso vivente: è arrivato infatti a fare di un partito neoliberale il grande vincitore di un’elezione all’indomani del crollo del neoliberalismo”.La sconfitta socialdemocratica. A questo livello si collocano alcune riflessioni sull’esito elettorale. Anzitutto la Merkel resta saldamente al potere pur non avendo vinto le elezioni, ma godendo semmai del vantaggio acquisito dal nuovo alleato moderato. In secondo luogo gli elettori hanno duramente punito i socialdemocratici di Frank-Walter Steinmeier, i quali avevano condiviso le decisioni del governo nella passata legislatura. Altri spunti giungono dalla Germania, dove l’estrema sinistra, rappresentata dalla Linke, ha avuto un notevole successo popolare, così come i Verdi (la questione dei cambiamenti climatici crea simpatia attorno agli ambientalisti, così come è recentemente accaduto in Francia?). Le priorità dei liberali. Nei palazzi del potere tedesco, dunque, la macchina per allestire il futuro Esecutivo è già in movimento. E alcuni interrogativi emergono rispetto alla inedita collaborazione tra Merkel e Westerwelle. I liberali, infatti, hanno confermato nel corso della campagna elettorale i loro “cavalli di battaglia”, aggiungendone alcuni non sempre graditi alla Cdu/Csu. Tra le fila del Fdp le priorità sono nette: riduzione generalizzata delle tasse; libero mercato e facilitazioni alle imprese; rifiuto di imporre sacrifici all’industria derivanti da eventuali impegni sul fronte ambientale; regole meno ferree per la tutela contrattuale del lavoro; sì all’energia nucleare; europeismo ma contrarietà all’ingresso della Turchia nell’Ue; forte avanzata delle libertà individuali e dei diritti civili. Angela Merkel dovrà quindi stabilire, assieme ai nuovi alleati, un programma credibile ed è probabile che tenderà a smorzare gli accenti neoliberisti e libertari di Westerwelle.Portogallo, si confermano i socialisti. In Portogallo il voto ha invece confermato come principale partito i socialisti del premier uscente José Socrates, che lasciano sul campo quasi il 10% dei voti ma restano ben al di là delle preferenze raccolte dagli sfidanti conservatori di Manuela Ferreira Leite. Il quotidiano spagnolo “La Vanguardia” ha osservato che Socrates è stato visto “come garante di un’integrazione economica peninsulare che non può più fare marcia indietro”. Nella penisola iberica, infatti, resistono i governi a guida socialista, come accade nel nord scandinavo e in pochi altri Paesi. Anche in Gran Bretagna e in Ungheria, dove si voterà nel 2010, i governi laburisti e di centrosinistra attualmente al potere sono dati in forte difficoltà da tutti i sondaggi. Al portoghese Socrates il compito di formare una coalizione governativa che dovrà fare i conti con i partiti minori, in passato poco teneri verso la sua leadership. Dublino e il Trattato di Lisbona. I riflettori intanto si sono orientati verso Dublino. Dopo il “no” decretato lo scorso anno dagli irlandesi al Trattato di Lisbona, il quadro è completamente mutato. Il governo del Paese ha avuto ampie rassicurazioni dall’Ue che non vi saranno ingerenze nel campo della famiglia, della vita, della neutralità nazionale, delle tasse. Il fronte contrario al Trattato ha perso numerosi sostenitori, mentre per il sì si sono espressi ampi settori della politica, dell’economia e della società civile. Gli elettori hanno inteso del resto che gli occhi degli europei sono concentrati sulle urne irlandesi: un nuovo rifiuto del Trattato rischierebbe di isolare il paese che ha ricevuto grandi vantaggi e risorse dall’Unione europea.