ARMENIA-TURCHIA
I due Paesi si riavvicinano? Il parere della scrittrice Antonia Arslan
È attesa per il prossimo 10 ottobre, a Zurigo, la firma del protocollo tra Turchia e Armenia, per la normalizzazione delle loro relazioni diplomatiche. La notizia è stata data all’Afp da un responsabile del Governo di Ankara, che ha chiesto l’anonimato. Dopo un secolo di ostilità e silenzio, i due Paesi si riavvicinano con un firma, che diversi giornali, hanno già definito “storica”, anche se, la cautela è d’obbligo, come spiega a SIR Europa la scrittrice di origine armena Antonia Arslan, autrice di libri come “La masseria delle allodole” e “La strada di Smirne”. “Purtroppo – spiega – è già capitato che l’eccellente diplomazia turca abbia fatto degli apparenti passi avanti che poi si sono rivelati vani” senza dimenticare che la normalizzazione dei rapporti non significa ancora il riconoscimento del genocidio armeno da parte turca. “Su questo piano c’è ancora molto da lavorare”, afferma la scrittrice. All’orizzonte restano le persecuzioni degli armeni ad opera dei turchi. Le prime, tra il 1894 e il 1896, per mano del sultano ottomano Abdul-Hamid II, le seconde durante la prima guerra mondiale, quando tra il 1915 e il 1916 si consuma il genocidio degli armeni: un milione e mezzo di persone deportate ed eliminate per ordine del governo turco.Come giudica questo processo di riavvicinamento tra Armenia e Turchia?“Personalmente nutro un cauto ottimismo, molto cauto. Purtroppo è già capitato che l’eccellente diplomazia turca abbia fatto degli apparenti passi avanti che poi si sono rivelati vani. In questo caso ho la vaga impressione che la repubblica d’Armenia, così piccola e fragile, cerchi tale riavvicinamento anche alla luce della situazione interna di crisi che la popolazione conosce sicuramente di più rispetto agli armeni che vivono nella diaspora. Dall’altra parte c’è la Turchia con tutti i suoi interessi nel Caucaso che passano anche attraverso questa normalizzazione”.Un riavvicinamento che vede, però, contrari nazionalisti turchi e diaspora armena… “La diaspora armena, lo si vede dai blog, è angosciata e irritata perché lasciata fuori, in qualche modo, da questo processo. È possibile, infatti, che pur avendo l’approvazione dei rispettivi Governi, questo passo non venga avallato dai parlamenti nazionali. Specialmente in Turchia dove la casta militare è molto forte e spesso in conflitto con il premier Erdogan e con il presidente Abdullah Gul, che, non dimentichiamolo, è quello che ha dato inizio a questo cammino, accettando lo scorso anno l’invito dell’omologo armeno, Serzh Sargsyan, a recarsi nello stadio di Yerevan per assistere insieme alla partita di calcio Armenia-Turchia, valevole per le qualificazioni ai Mondiali del 2010 in Sud Africa. Sono cose che in Occidente sottovalutiamo ma che in Oriente sono importantissime. Il fatto che Gul sia andato in Armenia ha fatto discutere i media turchi per tre mesi. Si è trattato di un gesto altamente simbolico e molto forte”.La ripresa delle relazioni potrebbe in prospettiva portare al riconoscimento del genocidio armeno da parte turca?“Direi che su questo aspetto c’è molto da lavorare. L’intera impalcatura dello Stato turco è fondata sull’oblio di ciò che è successo nel 1915. Ataturk, che fondò lo Stato, personalmente non fu responsabile del genocidio e lo scrisse anche, fece due o tre interviste in cui stigmatizzava questo impoverimento e indebolimento della nazione dovuti al fatto di tanti suoi cittadini uccisi. Quando, però, si è trattato di fondare lo Stato riprese in carica molti di coloro che perpetrarono il genocidio. Queste sono tutte informazioni che stanno uscendo fuori adesso. Ancora oggi nelle scuole statali turche e perfino in quelle private armene ad Istanbul è obbligatorio insegnare la storia secondo quei dettami, che vedono gli armeni colpevoli. Tutto va ricollocato nel giusto quadro storico. Un certo trionfalismo che traspare dai titoli dei media su questo evento lo trovo sbagliato e controproducente”.C’è voluta la mediazione svizzera per riavvicinare le due parti. Non lo trova strano dal momento che la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Turchia e Armenia è sempre stata sponsorizzata da Usa e Ue?“Può trattarsi di una casualità, visto che la Svizzera è sempre stata una zona neutra dove tanti organismi internazionali si incontrano per vie diplomatiche. In Svizzera, poi, fuggirono molti armeni per studiare, all’inizio del ‘900. Nell’immaginario orientale la Svizzera è ancora una zona neutrale”.Per storia e posizione, l’Armenia è un Paese che guarda più all’Europa o all’Asia?“L’Armenia è un Paese che da sempre guarda all’Europa, piuttosto che all’Asia. Storicamente è sempre stato un ponte tra Oriente ed Occidente ma con lo sguardo rivolto verso quest’ultimo e senza dimenticare le proprie radici”.