CATTOLICI E ORTODOSSI

Vincere l’indifferenza

Mons. Antonio Mennini, nunzio apostolico nella Federazione Russa

Appassionarsi per l’incontro e il dialogo con l’altro. Questa la sfida delle Chiese cristiane in Europa per essere incisive anche nel dibattito culturale del continente. A parlare è l’arcivescovo Antonio Mennini, nunzio apostolico nella Federazione russa al quale SIR Europa ha rivolto alcune domande durante la XVII edizione del convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa che si è svolto presso il Monastero di Bose dal 9 all’11 settembre su “La lotta spirituale nella tradizione ortodossa”. Al convegno hanno partecipato teologi e studiosi delle Chiese ortodosse, della Chiesa cattolica e delle Chiese della riforma, provenienti da 21 Paesi del mondo.C’è una lotta spirituale, un cammino di conversione, che le Chiese devono affrontare per arrivare alla comunione?“Qualche anno fa mons. Grab, allora presidente delle Conferenze episcopali d’Europa, in occasione della Settimana per l’unità dei cristiani, affermò durante un’omelia che alla comunione si potrà arrivare se ci saranno sempre più ortodossi, più anglicani, più cattolici che sentiranno la divisione delle chiese come una sofferenza personale. Solo in questo modo il cammino ecumenico, la ricerca dell’unità, potrà superare i momenti di stanchezza che si registrano a volte. La lotta spirituale, in questo senso, è credere che la persona che mi sta accanto, non meno di me, ama il Signore Gesù. Purtroppo molte volte è l’indifferenza a prevalere, quando l’incontro e il dialogo con l’altro non sia addirittura ostacolato da pregiudiziali ideologiche o culturali. Allorché la nostra chiesa manda del personale missionario nei paesi d’oriente, in Africa, in India, una delle prime cure deve essere quella di conoscere la cultura del posto; non solo la lingua, ma le tradizioni, tentando di vedere quanto di buono può essere valorizzato nel quadro generale del vangelo per un’inculturazione della fede. La carenza di questo elemento è stata sicuramente all’origine di alcuni malintesi ed incomprensioni che hanno afflitto i rapporti tra le chiese”.È stato detto che esiste uno spazio pubblico della lotta spirituale in relazione ai grandi temi che affronta il nostro tempo – a cominciare da quello della vita – che richiede la collaborazione tra le chiese per un’azione comune in senso culturale. Cosa ne pensa?“L’approfondimento della fede cristiana nella prospettiva della recezione e del confronto delle domande del mondo odierno è un tema importante che va sicuramente affrontato insieme. La chiesa ortodossa, ad esempio, ha una sensibilità molto acuta verso la salvaguardia della vita, dalle origine alla fine, e verso il tema della manipolazione genetica. Occorre, però, misurare i tempi perché la salvaguardia della tradizione non ha portato ancora alcune chiese a una maggiore consapevolezza dei valori intrinseci a questa tradizione e quindi rimane un tesoro appena trovato che va dispiegato, inventariato e selezionato nei contenuti”.Come si vive questo oggi, in particolare, nei rapporti con la Chiesa russa? “Si vive un nuovo clima di apprezzamento reciproco – anche grazie al lavoro della commissione mista creata qualche anno fa – che non è solo tolleranza ma un desiderio di creare una comunione profonda che vada la di là dei momenti puramente formali. Ultimamente è iniziata una collaborazione in merito alla preparazione di testi di religione per la scuola. A fine luglio, infatti, il presidente Medevev, nel corso di una riunione con i capi delle cosiddette religioni tradizionali ha comunicato la decisione del governo di reintrodurre in via sperimentale nelle scuole l’insegnamento della religione. Incarico non affidato a personale clericale, ma a professori dipendenti dal ministero della pubblica istruzione. Ha insistito sul carattere assolutamente volontario, cioè solo per i ragazzi che vorranno avvalersene, affinché non diventi causa di discriminazione”.Cosa pensa di questa decisione?“È molto importante perché in Russia ci sono decine di generazioni cresciute senza una pur minima conoscenza della fede cristiana. Sin dall’inizio, questa dell’educazione alla fede è stata una preoccupazione del patriarca Kirill che ha ripreso l’intendimento di Alessio II. Si potrà scegliere tra la religione ortodossa o della propria Chiesa o anche un modello di educazione civica e morale. Si tratta di un processo che avrà bisogno di tempo, perché bisogna preparare i docenti e i testi. I più pronti sono gli ortodossi che da anni stanno lavorando su questo, ma anche i musulmani in molte Repubbliche della Russia portano avanti questo tipo di insegnamento, sempre su base volontaria. La Chiesa cattolica è coinvolta in questo progetto nella misura di uno studente ogni 2-3 milioni di studenti delle scuole russe, però abbiamo offerto la nostra disponibilità nella redazione dei contenuti e in particolare di qualche capitolo che riguardi i rapporti tra ortodossia e cattolicesimo per evitare malintesi e la riproposizione di schemi scontati. Una proposta che ha trovato accoglimento, segno della collaborazione possibile su temi importanti”.