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È anche un progetto etico

Unione europea: in attesa del referendum irlandese

L’esito del referendum sul Trattato di Lisbona, sul quale si pronunceranno gli irlandesi il 2 ottobre, è decisivo per il futuro dell’Europa. Infatti, solo se la maggioranza degli irlandesi si pronuncerà a favore, il trattato della riforma – che deve garantire maggiore capacità di azione, maggior trasparenza e maggiore democrazia nell’Unione europea – entrerà finalmente in vigore, dopo che tutti gli altri 26 Stati membri hanno già dato il loro via libera. Ma che cos’è esattamente questa Unione europea, che riunisce oramai 27 Stati, che ha costruito un’organizzazione imponente, il cui compito è sviluppare e realizzare politiche comuni nell’interesse dei propri membri sulla base di trattati che richiedono revisioni costanti a distanza di pochi anni? Si tratta di un’alleanza o di una federazione, di una confederazione di Stati o di uno Stato federale? Esistono molte risposte da cui traspaiono non solo sensazioni personali, aspettative e convinzioni politiche, ma anche concetti della finalità dell’Unione europea. Che cosa ne sarà dell’Ue? La molteplicità di risposte e concetti a disposizione dimostra che il futuro della nostra comunità europea resterà aperto fintantoché i membri non si metteranno d’accordo sui suoi fini. L’Unione europea si trova pertanto – anche dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona – in un processo aperto: è un progetto politico, in cui la determinazione dei suoi contenuti resta poco chiara, così come la sua portata geografica. Nel libro “Der unvollendete Bundesstaat” (1969) – in italiano: “Europa: Federazione incompiuta”, con una prefazione di Giuseppe Petrilli, 1970 -, Walter Hallstein, uno degli architetti dei trattati europei e primo presidente della Commissione della Comunità europea (1958 – 1968), ha descritto il sistema politico-istituzionale della Comunità europea sulla base della propria esperienza. Hallstein era convinto che la logica evoluzione della Comunità europea dovesse essere in direzione di un ordinamento federale di nuovo tipo. E ciò perché l’ordinamento della comunità descritto dal Trattato di Roma (1957) contiene già tutti gli elementi per uno sviluppo di questo genere, sebbene le diverse funzioni del sistema di governo siano distribuiti tra gli organi europei in modo diverso rispetto a quanto avviene in uno Stato federale classico, ossia in modo innovativo, corrispondente allo stato di sviluppo del processo d’integrazione. Nell’ambito dei compiti attribuiti alla Comunità, le funzioni legislative vengono svolte sia dal parlamento, sia dal Consiglio dei ministri, che dalla Commissione; quelle esecutive sono svolte dalla Commissione e dal Consiglio dei ministri; quelle giuridiche sono svolte dalla Corte di giustizia, ma anche dalla Commissione. Per descrivere ed individuare l’Unione europea quale comunità sovranazionale, che necessariamente dovrà essere strutturata come ordinamento federativo, i concetti della scienza politica classica (Stato federale, federazione di Stati, ecc.) non ci appaiono particolarmente utili. Solo l’osservazione della realtà e della sua evoluzione portano alla comprensione di questo nuovo sistema politico e del suo carattere processuale. La scienza politica parla oggi giustamente di un sistema a più livelli: i diversi livelli (regione, nazione, Unione), hanno le loro possibilità di organizzazione, l’intera struttura funziona tuttavia solo con il concorso di tutti. La realtà dell’Unione europea e della sua evoluzione ci ha portato oggi alla soglia dell’Unione politica descritta nel Trattato di Lisbona. A questa realtà appartiene più di quanto contenuto nei Trattati. La dinamica del processo politico, l’interazione permanente degli organi e degli attori, l’interazione fattuale e progressiva tra i sistemi di potere dei diversi livelli di responsabilità, il crescente potere di controllo e organizzazione del Parlamento europeo, il ruolo e l’influsso dei partiti europei e dei relativi gruppi sovranazionali, il processo di progressiva transnazionalizzazione della società civile, la costante europeizzazione dell’opinione pubblica, e infine, anche l’Unione monetaria realizzata con successo in modo federalistico – tutto ciò caratterizza l’Unione europea al di là di quanto appare dal sistema decisionale formalizzato nei trattati. In nessun caso va tuttavia dimenticato che l’Unione europea è anche un progetto etico, poiché la sua istituzione e la realizzazione delle sue politiche formulate a livello comunitario devono servire primariamente alla riconciliazione e alla pace, alla giustizia e alla solidarietà tra i popoli e gli Stati europei. Finché questa motivazione resterà viva, si dovrà sopportare il fatto che l’unione europea debba continuare a cercare la propria identità, tanto più che con le determinazioni tramite l’organizzazione democratica dell’Unione, contenute nel Trattato di Lisbona, è stata tracciata una direzione positiva in tal senso.