COMMISSIONE UE

L’ambizione e l’impegno

Barroso di nuovo alla guida dell’esecutivo europeo

“Il mio partito è l’Europa”. Lo ha ripetuto tante volte nel giro di pochi giorni: José Manuel Barroso, presidente uscente della Commissione Ue, ha incassato mercoledì 16 settembre il voto di approvazione dell’Europarlamento per guidare l’esecutivo per altri cinque anni. Hanno votato 718 eurodeputati (su 736 che compongono l’aula): Barroso ha ottenuto la maggioranza assoluta dei consensi con 382 sì; i contrari sono stati 219, 117 le astensioni. Subito dopo lo scrutinio, il 53enne politico portoghese ha affermato: “Onorevoli parlamentari, vi ringrazio di cuore per l’ampia fiducia che mi avete riservato. Sento una grande responsabilità. Questa fiducia è un segnale: il Parlamento ha così abbracciato l’ambiziosa agenda che ho presentato per l’Europa. Ora vorrei lavorare con tutte le formazioni politiche per una Ue della solidarietà e delle libertà”. Quindi Barroso si é sottoposto a una raffica di domande incontrando i giornalisti accreditati a Strasburgo.Oltre la metà dei deputati ha votato a suo favore, fra cui anche diversi esponenti euroscettici. Alcuni gruppi politici le hanno riservato pesanti critiche: quale messaggio ha ricavato dal confronto con l’Eurocamera?“Ne deduco che l’Europa è complessa e che il Parlamento europeo è più frammentato che in passato. Per questo occorre sempre costruire il consenso: questo è l’unico modo per guidare l’Europa comunitaria. In tal senso ritengo importante costruire una solida maggioranza pro europea. Lavorerò su queste basi con il Parlamento e il Consiglio Ue. I nemici di tale strategia saranno invece l’estremismo e il populismo antieuropeo”.In Parlamento lei ha avuto il pieno sostegno dei Popolari. I Liberaldemocratici e i Conservatori le hanno accordato la fiducia. Cosa risponde, invece, alle critiche sollevate dai Socialisti e dagli altri gruppi che non l’hanno votata?“Io ho presentato un programma europeista. Sono disponibile al dialogo e alla collaborazione con tutti, secondo il criterio della trasparenza”.Ma la sua Commissione sarà di destra o di sinistra?“Mi oppongo fermamente a questa concezione. La Commissione non può essere di parte, perché è al servizio dell’integrazione, e l’Europa unita è un progetto trasversale”.Dopo la nomina del Consiglio Ue di giugno e il voto dell’emiciclo, si apre la fase della definizione dell’intero collegio dei commissari. Questo comporterà un rallentamento della sua attività, proprio ora che occorre prendere decisioni per fronteggiare la crisi e i mutamenti del clima?“Non ci sarà nessun rallentamento, così come si è evitato che ci fosse un vuoto di leadership. Dopo il summit informale Ue del 17 settembre, sarò sabato 19 in Irlanda, per dibattere sul referendum per il Trattato di Lisbona. Seguirà poi la preparazione e lo svolgimento del G20. Non perderemo tempo”.La sua nomina è avvenuta secondo le procedure del Trattato di Nizza, mentre a breve potrebbe entrare in vigore il nuovo Trattato di Lisbona, che prevede un iter diverso per la formazione del collegio dei commissari…“A giugno i capi di Stato e di governo Ue mi avevano indicato all’unanimità per un secondo mandato e lo avevano fatto secondo il vigente Trattato. L’Ue è una comunità fondata sul diritto e quindi non si può operare mediante un Trattato che non è ancora in vigore. Io sono favorevole a Lisbona, ma per questo occorre attendere il voto del 2 ottobre in Irlanda. E poi ci vorrà altro tempo. L’attuale Commissione scade il 30 ottobre e di certo il 1° novembre il Trattato firmato nella capitale portoghese non sarà ancora applicabile. Occorrerà procedere secondo le norme vigenti in quel momento. Io intanto avvierò contatti informali con i governi cui spetta indicare i prossimi commissari”.Lei ha affermato che intende imparare dagli errori commessi. Cosa significa?“Quando l’Ue raggiunge dei successi, i governi se ne assumono i meriti; quando invece ci sono dei problemi a livello nazionale, si scaricano le colpe sull’Europa. Noi, a Strasburgo e Bruxelles, non possiamo risolvere tutti i problemi: per questo occorre rafforzare la collaborazione tra le istituzioni dell’Unione europea, i governi e i popoli”. Il programma del quinquennio e la delega al climaBarroso aveva discusso il 15 settembre nell’emiciclo dell’Europarlamento le priorità del programma per il quinquennio 2009-2014. Nel suo discorso aveva toccato numerosi punti, fra cui la recessione e le nuove regole per i mercati finanziari, i mutamenti del clima e il ruolo dell’Ue per il dopo-Kyoto, la coesione sociale, l’energia, la semplificazione normativa, la “completa revisione del bilancio comunitario”. Rispetto alla recessione, il politico portoghese aveva sostenuto che “essa non sarà terminata finché non saremo in grado di creare nuovi posti di lavoro”. Nel corso dell’intervento aveva inoltre espresso la volontà di creare tre nuove deleghe con la nomina di commissari per giustizia, diritti fondamentali e libertà civili, per affari interni e immigrazione e, infine, per l’azione a favore del clima.