IRLANDA
Il vescovo Treanor sul Trattato di Lisbona alla vigilia del 2° referendum
“Ogni cattolico può, senza riserve e in tutta coscienza, votare ‘sì’ al Trattato di Lisbona. Non vi sono elementi per giustificare un ‘no’ dato sulla base di preoccupazioni di natura etica o religiosa”. A rassicurare i cattolici irlandesi è mons. Nöel Treanor, vescovo di Down and Connor e rappresentante della Conferenza episcopale d’Irlanda presso la Comece (Commissione episcopati della comunità europea), intervenuto il 16 settembre presso il Comitato congiunto per gli affari europei. Il prossimo 2 ottobre i cittadini dell’Isola verde saranno chiamati per la seconda volta alle urne per esprimersi a favore o contro la ratifica del Trattato di Lisbona, dopo l’esito negativo della consultazione del maggio 2008. “La Commissione permanente della Conferenza episcopale irlandese diffonderà una dichiarazione a tempo debito” informa mons. Treanor, rammentando la recente esortazione ai cattolici del card. Sean Brady, presidente dei vescovi irlandesi e primate di tutta l’Irlanda, per un voto favorevole al Trattato. Il Trattato non favorisce l’aborto. Mons. Treanor invita ad informarsi in modo serio e approfondito sulla questione e mette in guardia da “pubblicazioni e organizzazioni che tentano, ancora una volta, di influenzare il risultato del referendum diffondendo informazioni imprecise e fuorvianti come, ad esempio, che il Trattato minacci le protezioni legali vigenti in Irlanda nei confronti dei bambini non nati”. “Il Trattato di Lisbona – chiarisce il presule – non altera la posizione legale dell’aborto in Irlanda. Essa è ancor più assicurata dalle garanzie legali (che diventeranno protocolli) rese stabili dal Governo fin dal primo referendum”. Nella valutazione del Trattato, prosegue, i cittadini “devono tenere conto delle opportunità e delle sfide che comporta il fare parte di un sistema politico libero e democratico, a livello nazionale e comunitario”. Quanto alla preoccupazione per “uno ‘strisciante’ impatto delle istituzioni Ue su importanti temi etici di competenza nazionale”, il Trattato “non dà motivi di inquietudine”, assicura il presule, e avverte: “in questo ambito l’esercizio efficace e competente delle proprie funzioni rappresentative dei nostri ministri, in sede di Consiglio, e dei nostri europarlamentari, che noi stessi abbiamo eletto, sarà determinante nel dare forma, insieme ai colleghi europei, al tessuto sociale ed etico dell’Europa del domani”. Cristiani presenti nel dibattito pubblico europeo. Quali che siano “l’influenza dell’ideologia secolarizzata, le forze culturali che minacciano l’etica della vita o le preoccupazioni per lo status del matrimonio e della famiglia”, il principio della partecipazione “invita i cristiani ad impegnarsi pienamente con i rappresentanti e le istituzioni democratiche a livello nazionale e comunitario” sostiene ancora mons. Treanor, richiamando l’appello di Benedetto XVI alla necessaria presenza dei cristiani nel dibattito pubblico europeo, in occasione del convegno promosso dalla Comece a Roma nel marzo 2007. “Dobbiamo promuovere il dialogo della ragione e della fede nella vita dell’Ue e delle sue istituzioni – afferma il vescovo irlandese -. I cittadini credenti devono sfruttare le opportunità offerte alle Chiese e alle organizzazioni religiose dall’art. 17 del Trattato di Lisbona” che “garantisce loro di diritto uno spazio nel dialogo sull’Europa e i suoi valori”, e offre” un’occasione inestimabile e senza precedenti” a queste realtà “riconoscendo per la prima volta nella legge fondamentale dell’Ue lo status già esistente di Chiese a livello nazionale, la loro identità e il loro specifico contributo alla società”. Al tempo stesso impegna l’Ue a “mantenere con esse un dialogo aperto, trasparente e regolare”.Co-determinare il futuro dell’Europa. Un rigetto del Trattato di Lisbona, avverte mons. Treanor, “potrebbe minacciare questa importante acquisizione” e “indebolire l’influenza dell’eredità e dei valori cristiani sulla futura direzione dell’Ue e sulle sue prospettive di comunità di valori”. L’Ue “è un progetto e un processo. Un processo ancora giovane e per molti aspetti fragile. Il Trattato segna un punto importante nella sua evoluzione ma non è l’ultima parola”. Per mons. Treanor “la possibilità di co-determinare con i nostri compagni europei la forma e la qualità del futuro dell’Europa viene rafforzata, non diminuita, dal Trattato”. Per questo il ruolo dell’Irlanda, “Stato membro chiave, non dovrebbe essere messo a rischio da un voto basato su frustrazione o rabbia verso i partiti politici nazionali”; allo stesso tempo “le preoccupazioni per le nostre difficoltà economiche o di altro genere non dovrebbero alimentare un voto negativo”. Mons. Treanor si dice convinto che “l’Ue sia un supporto necessario e vitale per l’Irlanda e la sua economia”. La Chiesa, conclude, “rispetta e non intende usurpare” il ruolo e la responsabilità primaria dei politici nell’informazione e promozione del Trattato di Lisbona; essa nondimeno “ricorda a tutti i cristiani il dovere di votare su argomenti così importanti in modo informato e cosciente, in vista del perseguimento della solidarietà e del bene comune globale”.