COMMISSIONE UE
La crisi economico-finanziaria rallenta ma l’incertezza rimane
Nell’estate 2007 la vicenda dei mutui subprime, con le prime avvisaglie della crisi. Nel settembre 2008 il crac della Lehman Brothers, a confermare la gravità della situazione e la sua deflagrazione a livello planetario. Il 14 settembre 2009, infine, il discorso del presidente Usa Obama che detta la “necessità di regole” per Wall Street e quello del commissario Ue Almunia che lascia intravvedere il rallentamento della recessione, pur ricordando che occorre fare i conti con le sue pesanti ricadute.Dai subprime a Pittsburgh. Regole e responsabilità: con queste due parole-chiave il presidente statunitense Barack Obama si è rivolto lunedì al mondo della finanza e del credito Usa alla Federal Hall a un anno dal fallimento della Lehman Brothers. “La crisi è lungi dall’essere terminata – ha affermato il presidente nella sede della Borsa di New York -, così come le sue conseguenze”. Obama ha aggiunto: “Non torneremo indietro ai giorni dell’accesso incontrollato al credito”; ugualmente ha insistito sul fatto che non ci saranno nuovi salvataggi bancari mediante denaro pubblico. L’inquilino della Casa Bianca ha poi parlato della necessità di creare un mercato regolato, in patria e a livello mondiale. Il presidente si è soffermato sui costi sociali e occupazionali derivanti dalla crisi, dicendo: “I cittadini pagano un prezzo troppo alto”. Per poi aggiungere: “Occorre una riforma energica del sistema della finanza mondiale”. Il prossimo appuntamento per definirne le regole sarà il G20 di Pittsburgh del 24-25 settembre.Il versante europeo. Il G20 è argomento di discussione in queste settimane anche all’interno dell’altra potenza economica occidentale, l’Unione europea. Se ne occupa l’Europarlamento, riunito a Strasburgo; si confrontano i capi di Stato e di governo dei 27, convocati il 17 settembre a Bruxelles per un summit straordinario che ha a tema anche i mutamenti climatici e i principali nodi geopolitici. Sulla situazione economica si è invece soffermato, sempre lunedì, il commissario agli affari monetari Joaquin Almunia. “La caduta del Prodotto interno lordo è significativamente rallentata nel secondo trimestre 2009”, passando da -2,4% nel primo trimestre a -0,2% nel periodo aprile-giugno, ha spiegato il politico spagnolo presentando le “Previsioni economiche intermedie” basate sui dati delle economie dei principali Stati membri: Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia, che insieme costituiscono l’80% del Pil comunitario.Messaggi poco chiari? La lettura dei dati e le dichiarazioni di Almunia segnalano però, alternativamente, una realtà “nettamente migliorata” accanto a “incertezze” e a “preoccupazione” sul fronte occupazionale. “La situazione è migliorata grazie soprattutto alle iniezioni di fondi senza precedenti effettuate nell’economia dalle banche centrali e dalle autorità pubbliche – ha spiegato il commissario -; ma la debolezza dei mercati continuerà ad avere ripercussioni negative sull’occupazione e sulle finanze pubbliche”. Ancora: “È necessario continuare a mettere in atto le misure di rilancio annunciate per quest’anno e per il 2010; dobbiamo accelerare il riassesto del settore finanziario in modo da assicurare che le banche siano pronte a concedere prestiti a condizioni ragionevoli non appena le imprese e le famiglie riprenderanno a investire”.Una strategia di uscita. Nelle Previsioni intermedie diffuse dall’Esecutivo si legge: “L’incertezza si mantiene a livelli elevati e sebbene a brevissimo termine la ripresa potrebbe essere sorprendentemente migliore delle previsioni, è ancora da vedere quanto durerà”. Gli esperti di Bruxelles ritengono dunque che la crisi stia rallentando, “tuttavia, a causa di revisioni al ribasso di precedenti stime per il 2008 e per il primo trimestre del 2009, il tasso di riduzione del Pil previsto per l’intero 2009 rimane nel complesso invariato al 4% sia all’interno dell’Unione che nell’area dell’euro”. “È necessario definire una strategia d’uscita” dalla crisi, insiste Almunia, “chiara, credibile e coordinata per riportare le finanze pubbliche sulla via della sostenibilità e trovare le risorse per aumentare il potenziale occupazionale e di crescita dell’Europa”.Nell’Ue e nel mondo. Per quanto riguarda i dati nazionali, la Commissione sostiene che la Germania registrerà nel 2009 un Pil a -5,1%, l’Italia -5,0, i Paesi Bassi -4,5, il Regno Unito -4,3, la Spagna -3,7, la Francia -2,1, mentre la Polonia presenta al momento un +1,0% su base annua. Il documento previsionale si sofferma anche sugli scenari globali. “L’economia mondiale non è più in caduta libera – vi si legge -. I dati recenti sugli scambi e la produzione industriale, così come sulla fiducia delle imprese e dei consumatori, sono incoraggianti”. L’Asia “sembra trainare la ripresa”; la crescita in Cina “rimane solida, mentre negli Stati Uniti la contrazione si è stabilizzata”. Ma, ribadiscono subito gli economisti, “la durata della ripresa mondiale e i tratti che assumerà sono ancora circondati da grande incertezza”.