spagna

Il sogno di un trappista

Verso la Gmg 2011: lettera di sette vescovi su Rafael Arnáiz Barón

“Cerca il volto di Dio” è la carta pastorale che mons. Francisco Hellín, arcivescovo di Burgos, mons. José Ignacio Munilla, vescovo di Palencia, mons. Ricardo Blázquez, vescovo di Bilbao, mons. Rafael Palmero, vescovo di Orihuela-Alicante, mons. Francisco Cerro, vescovo di Cória-Cáceres, mons. Manuel Sánchez, vescovo di Mondoñedo-Ferrol, mons. Gerardo Melgar, vescovo di Osma-Soria, hanno dedicato al beato María Rafael Arnáiz Barón, più noto come “fratel Rafael”, che sarà canonizzato da Benedetto XVI in Vaticano l’11 ottobre prossimo. I vescovi, tutti legati in qualche modo al futuro santo, rivolgono la lettera ai giovani, di età o di spirito, con l’auspicio che l’esempio di fratel Rafael possa “illuminare e fortificare la spiritualità di cristiani” dei giovani in modo da farli diventare, come il beato, “testimoni di Cristo nel mondo di oggi”. Compatrono della Gmg. Consapevoli del messaggio positivo che proviene dalla vita del giovane trappista, i sette vescovi, nella lettera esprimono un auspicio: “Confidiamo che fratel Rafael Arnáiz ci accompagni come uno dei co-patroni dell’incontro, perché tutti i giovani del mondo possano conoscere l’opera di Dio in questo ragazzo del XX secolo”. “Fratel Rafael – scrivono i sette vescovi – ha una missione profetica verso i giovani di oggi, in maniera speciale verso quelli che cercano il senso della loro vita e un ideale per il quale lottare”. Quindi, il giovane trappista non è solo un modello per i giovani, ma anche “per chi è avanti negli anni, ma giovane di spirito” che porsi alla sequela di Cristo e persino per le persone “mature, disilluse e disincantate, talvolta bloccate nella freddezza e nell’indifferenza, ma che desiderano superarle”. Modello di santità. La testimonianza di questo giovane monaco, proseguono i vescovi spagnoli, “ci stimola alla santità nella nostra vocazione particolare. La Chiesa ci propone fratel Rafael come modello da imitare, non tanto per copiare pedissequamente la sua vita, ma affinché ci illumini nel discernimento dei cammini che Dio ha tracciato per noi”. In questa vita, avvertono i vescovi, tutti seguiamo dei modelli, consapevolmente o meno: “Possono essere modelli di poco conto o elevati e stimolanti. Un ideale di poco conto produce vite di poco conto e un santo ideale fa uomini e donne santi. Il modello di Rafael non fu altro che Gesù Cristo”. “Per Gesù Cristo – proseguono i sette vescovi – Rafael rinunciò a tutto: a suoi gusti raffinati, ai suoi affetti, alle sue vanità, ai suoi progetti…”. Non solo: il giovane trappista “fu capace di affrontare addii dolorosi per seguire la sua vocazione, abbracciare il sogno impossibile di essere monaco, accettare una malattia senza cura. Unito a Gesù Cristo, i rigori della vita monacale gli risultarono sopportabili: il silenzio, il cibo, gli orari, la solitudine, il freddo… e soprattutto l’umiliazione di essere un monaco gracile, incapace di seguire tutta la regola monastica”. Andare controcorrente. Per i vescovi, “il cristocentrismo di Rafael non è un aspetto di tutta la vita, è la sua essenza, costituisce la sua stessa vita”. Perciò, per fratel Rafael “l’Eucaristia fu centro di irresistibile attrazione”. E una stella sul suo cammino fu la madre di Gesù, Maria. Per il giovane trappista, poi, la santità era “sinonimo di felicità”, “condizione necessaria per la vera allegria”. Un esempio, quello di fratel Rafael che non si deve perdere: “Non avvenga che noi di casa non conosciamo il tesoro che abbiamo al nostro fianco, e che debbano giungere da lontano per aprirci gli occhi!”. Di qui l’invito ad approfondire la conoscenza del futuro santo e di essere “autentici come fratel Rafael! A voi giovani cattolici di questo XXI secolo spetta di andare controcorrente. Siamo consapevoli di questo! Non è facile essere autentici tra tanti richiami e tante tentazioni contrarie al cammino del Vangelo”, concludono i vescovi. SchedaFratel Rafael nacque a Burgos, in Spagna, nel 1911, e studiò con i padri gesuiti. Fin da piccolo presentò un’enorme sensibilità per i temi spirituali, come per la pittura e l’arte in generale. Dopo aver dovuto interrompere temporaneamente gli studi per motivi di salute ed essere guarito, venne portato dal padre nel 1922 a Saragozza per essere consacrato alla Madonna del Pilar. In seguito la sua famiglia si trasferì a Oviedo, dove terminò gli studi secondari. Nel 1930 iniziò la Scuola superiore di architettura a Madrid. Nel luglio 1932 Rafael lasciò per qualche giorno i libri di architettura per compiere gli esercizi spirituali nel monastero dove sentì la chiamata a diventare monaco cistercense. A 23 anni venne accettato nel monastero di San Isidro de Dueñas.Il diabete lo portò alla morte nell’infermeria del monastero il 26 aprile 1938. Il 19 agosto 1989 Giovanni Paolo II lo ha proposto come modello per i giovani a Santiago de Compostela in occasione della Giornata mondiale della gioventù. Il 27 settembre 1992 lo ha proclamato beato in Piazza San Pietro.