Svizzera: sì alla costruzione dei minaretiLa Conferenza dei vescovi svizzeri respinge l’iniziativa popolare contro la costruzione dei minareti. In una nota diffusa il 10 settembre, i vescovi ritengono che “si tratta di una questione politica che concerne una religione e i diritti corporativi delle religioni”. Ed aggiungono: “I minareti, come i campanili, sono un segno della presenza pubblica di una religione”. La raccolta delle firme per l’iniziativa popolare “contro l’edificazione di minareti” è iniziata il 1° maggio 2007 ed è volta a inserire la richiesta: “L’edificazione di minareti è proibita” al già esistente articolo 72 della Costituzione federale che attribuisce alla Confederazione e ai cantoni la responsabilità per la tutela della pace religiosa in Svizzera. Nella nota, i vescovi scrivono: “Siamo coscienti che i diritti relativi alla libertà di religione e di culto non vengono rispettati in certi Paesi di religione islamica. I cristiani in particolare subiscono delle restrizioni nella loro pratica religiosa e delle limitazioni nella costruzione di edifici sacri. Riaffermiamo la nostra vicinanza e solidarietà ai cristiani che subiscono angherie e persecuzioni”. Ritornando poi alla questione svizzera, la nota prosegue: “Come vescovi e come cittadini svizzeri ci rallegriamo che la nostra Costituzione federale non contenga più articoli d’eccezione e ci auguriamo che non se ne introducano di nuovi. La proibizione generalizzata di costruire minareti indebolirebbe gli sforzi che mirano a stabilire un atteggiamento di accoglienza reciproca nel dialogo e nel mutuo rispetto. La paura, anche a questo proposito, è cattiva consigliera. L’edificazione e l’utilizzazione dei minareti sono sottoposte d’altronde alle norme generali previste per qualsiasi costruzione. Pur riconoscendo le reali difficoltà nella convivenza di religioni diverse tra loro, per coerenza con i valori cristiani e i principi democratici del nostro Paese, invitiamo a respingere l’iniziativa”.Irlanda: a Lourdes in preghiera per i sacerdotiUn appello accorato a pregare per i sacerdoti. “Non è un momento facile per l’arcidiocesi di Dublino. Ci sono prove, c’è una reale carenza di sacerdoti, e ci sono tanti impegni da affrontare”. Con queste parole l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, si è rivolto alle circa 2.000 persone che hanno partecipato dal 7 all’11 settembre al 60° pellegrinaggio della diocesi di Dublino a Lourdes. Il primo pellegrinaggio diocesano è stato compiuto nell’agosto del 1949. Nell’omelia pronunciata durante la Messa di apertura, l’arcivescovo ha detto: “In questi sessant’anni di pellegrinaggio diocesano, tanti sacerdoti sono venuti con i pellegrini, non come guide turistiche, ma come guide spirituali per i loro parrocchiani. Nessun prete può venire a Lourdes senza che se ne vada rinnovato e rafforzato nella sua vocazione e ministero”. L’arcivescovo non ha citato espressamente, durante l’omelia, la dolorosa vicenda degli abusi sessuali denunciati nel “Rapporto Ryan” che ha coinvolto negli ultimi mesi la Chiesa irlandese e, in maniera particolare, la diocesi dublinese. Ma ha parlato di un momento non facile per l’arcidiocesi ed ha aggiunto: “Chiedo a tutti voi in modo speciale di pregare per i sacerdoti dell’arcidiocesi di Dublino, che svolgono così bene il loro ministero per il loro popolo… Pregate per ciascuno dei sacerdoti che sono qui con noi. Pregate che il Signore ci incoraggi nel nostro ministero e che il Signore ci dia, a cominciare da me come arcivescovo, la forza necessaria per predicare il Vangelo in modo efficace, per diventare uomini del Vangelo e lasciare che tutta la nostra vita sia ispirata dalla Parola di Dio”. Inghilterra: una domenica contro il razzismo”Il razzismo è un peccato che ci divide”. Sono parole forti quelle usate da mons. Kieran Conry, vescovo di Arundel e Brighton (Inghilterra) per presentare la “Domenica contro il razzismo” che le parrocchie cattoliche di tutto il Paese celebreranno il 13 settembre”. Quest’anno, l'”Associazione cattolica per la giustizia razziale” (Carj) compie 25 anni: il vescovo ricorda che molto è stato fatto dall’associazione per “combattere il razzismo in ogni sua forma, sia all’interno della Chiesa sia nella società. Sebbene però molti progressi siano stati compiuti per combattere il razzismo attraverso leggi sulla discriminazione – dice il vescovo – la realtà del razzismo rimane e il 25° anniversario dell’associazione è un occasione che esorta a raddoppiare i nostri sforzi per dire che il razzismo continua a dividere la nostra società”. La giornata del 13 settembre ha quest’anno come slogan “Il volto dell’Inghilterra e dell’Irlanda che cambia” e come sottotitolo la frase di Gesù: “Chi dite che io sia”. In un dossier inviato alle diocesi inglesi, si legge: “Nessuno più oggi si definisce razzista”, eppure “nonostante le nostre buone politiche e buone intenzioni”, “il pregiudizio e le discriminazioni rimangono una realtà”. I promotori della Giornata invitano a “riflettere sui pregiudizi contro i musulmani, gli immigrati, i profughi e i richiedenti asilo”. “Il razzismo scorre in profondità, lavora nell’interesse dei privilegiati, assume una varietà di volti: la paura degli altri, il sospetto dello straniero, i controlli sempre più ristretti alle frontiere”.