UCRAINA
Card. Husar, la crisi è “malattia della società””La crisi che stiamo vivendo rivela una grave malattia presente nella società. È una crisi della mente e del cuore. E questo è peggio della crisi economica. In una parola: tutta la società è malata”. Ne è convinto il card. Lubomyr Husar, capo della Chiesa ucraina greco-cattolica (Ugcc). In una dichiarazione rilasciata alla Ukrainian Independent Information Agency (Unian), il card. Husar afferma che “è possibile uscire da questa malattia se ognuno di noi, giovane o anziano, comincerà a proteggere se stesso in quanto persona”. Di qui le iniziative promosse dall’Ugcc per aiutare i giovani a “scoprire se stessi come persone”, non “come oggetti – ha precisato il cardinale – ma come soggetti con una propria dignità e chiamati a fare qualcosa per sé e per gli altri”. “Mi sembra – ha proseguito il porporato – che non posiamo aspettare che qualcuno dall’esterno venga a risolvere i nostri problemi. L’aiuto esterno è ovviamente benefico: sia che venga da genitori, insegnanti, religiosi o dalla società, ma il risultato definitivo può venire solo dall’interno, attraverso l’incontro con una persona portatrice di valori e di una bellezza capaci di provocare un profondo discernimento per diventare sempre più se stessi”. Secondo il cardinale “per superare l’attuale crisi” occorre inoltre un forte “senso di responsabilità verso se stessi e verso gli altri”. Visti di ingresso più semplici per i sacerdotiNei giorni scorsi il Consiglio dei ministri dell’Ucraina ha approvato una risoluzione per migliorare le modalità di ingresso nel Paese per i sacerdoti di altre nazioni, e ha proposto al Parlamento di eliminare la tassa d’ingresso per le Bibbie importate dall’estero. Con questi cambiamenti gli stranieri entrati in Ucraina a scopi religiosi o per lavorare all’interno di organizzazioni religiose presenti sul territorio e che hanno ricevuto un visto di tipo “P”, verranno registrati durante il periodo di validità del visto stesso e potranno effettivamente trattenersi nel Paese non solo 180 giorni come in precedenza, ma un intero anno. La risoluzione prevede inoltre la possibilità di estendere fino a tre anni il permesso di soggiorno per i sacerdoti. Una richiesta in tale senso era stata avanzata nello scorso luglio dall’Auccro (Consiglio panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose) al primo ministro ucraino. Yulia Tymoshenko aveva promesso di risolvere la questione dei visti nel corso di un incontro personale con il capo della Conferenza dei vescovi cattolici di rito latino, l’arcivescovo Meczyslaw Mokrzyczi, sollecitato dal presule lo scorso 29 luglio. Tra i cento ucraini più illustri 4 leader religiosi Il settimanale ucraino “Korrespondent” definisce il patriarca Filarete, capo della Chiesa ucraina ortodossa-Patriarcato di Kiev (Uoc-Kp), “il più influente leader religioso del Paese”. Egli occupa il 30° posto nella lista dei “Top 100”, i personaggi considerati più illustri dalla pubblicazione. In 32ª posizione si trova il metropolita Volodymyr, mentre il card. Lubomyr Husar, capo della Chiesa ucraina greco-cattolica, occupa il 54° posto e al 59° si attesta il rabbino capo di Kiev e Ucraina, Yakiv Dov Bleich. “Lo status del leader della Chiesa che ufficialmente è la seconda, ma ufficiosamente è la prima in Ucraina – si legge sulla rivista – fa sì che per molti fedeli Filarete sia un’autorità spirituale e un importante attivista civile. La sua ferma posizione a favore di una Chiesa ortodossa ucraina unita e indipendente gli fa acquisire credibilità agli occhi dei contadini, non religiosi ma orientati al patriottismo”. Per quanto riguarda il card. Husar, “Korrespondent” osserva che “il suo gregge aumenta di anno in anno almeno dell’1%”, e che “nel 2008 i greci cattolici si sono attestati al terzo posto nel Pese, dopo ortodossi e protestanti”. La Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc), sottolinea la rivista, “non viene più considerata l’organizzazione religiosa delle regioni alle estremità occidentali” del Paese, “e l’apertura di una chiesa patriarcale a Kiev ha segnato la conclusione del processo di consolidamento dell’influenza di questa Chiesa”. Gran parte del merito, secondo gli estensori della “classifica”, è da attribuirsi al suo leader, “che attrae nuovi fedeli con la sua autorità morale e lentamente, ma con fermezza, diffonde la propria influenza anche nelle regioni orientali”. “Colto, ragionevole e profondamente devoto”: così viene dipinto il cardinale dalla rivista che ne sottolinea inoltre “la volontà di tenersi a distanza dalla ricchezza materiale e dalla politica”. Grazie a queste doti “la sua influenza è forte non solo tra i fedeli greco-cattolici, ma anche presso gli ucraini colti e dotati di senso patriottico”.