ECUMENISMO
Wcc: eletto il nuovo segretario generaleÈ il teologo e pastore norvegese rev. Olav Fykse Tveit, 48 anni, il 7° segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (WCC). È stato eletto il 27 agosto a Ginevra dal Comitato centrale del Wcc. Tveit è il più giovane segretario generale nella storia recente dell’organismo ecumenico mondiale che riunisce 349 Chiese membro in oltre cento Paesi, in rappresentanza di circa 400 milioni di credenti. “Sento che questo compito è veramente una chiamata di Dio. Credo che abbiamo molto da fare insieme”, ha detto Tveit nel suo discorso di accettazione davanti al Comitato centrale. Egli ha sottolineato “lo spirito di unità che ha dominato l’intero processo di elezione e ha espresso la speranza che essa continuerà a regnare nel cammino comune”. Tveit ha chiesto ai membri del Comitato di continuare a pregare per lui. Dal 2002, il rev. Olav Fykse Tveit è stato il segretario generale del Consiglio della Chiesa di Norvegia per le relazioni ecumeniche e internazionali. È anche un membro della Commissione “Fede e Costituzione” del WCC, unico organo del Consiglio ecumenico delle Chiese al quale aderisce anche la Chiesa cattolica. Tveit è stato uno dei due candidati che si sono presentati alle elezioni. L’altro era il rev. Park Seong-won, un teologo presbiteriano dalla Corea del Sud. Tveit andrà a sostituire il segretario generale uscente rev. Samuel Kobia, che nel febbraio 2008 ha informato il Comitato ventrale, il più alto organo di governo, che non avrebbe ricoperto l’incarico per un secondo mandato. Kobia ha servito il Wcc come segretario generale dal 2004. Nella sua prima conferenza stampa, il reverendo Tveit ha parlato anche delle relazioni tra il Wcc e la Chiesa cattolica che pur non facendo parte del Wcc “intrattiene un rapporto di lavoro di lunga data con l’organizzazione”. Tveit ha detto di considerare questo rapporto come una “delle relazioni cruciali per il Wcc”.Patriarcato ecumenico: la Giornata per il CreatoUna dura condanna alla logica che fino ad oggi è stata perseguita in ambito economico e finanziario, ritenendo che il progresso umano fosse solo “accumulo di ricchezze e consumo sconsiderato delle risorse della terra”. “Sul volto di ogni bambino affamato è scritta una domanda alla quale dobbiamo dare una risposta: perché è accaduto?”. La domanda è del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo e riecheggia nel messaggio scritto per la Giornata per la salvaguardia del creato che anche il mondo ortodosso celebra il 1 settembre. La Giornata – scrive il Patriarca – è una opportunità per ripensare al passato e pentirci per tutto quello che abbiamo e non abbiamo fatto per la protezione della terra: guardiamo al futuro e preghiamo affinché sia la saggezza a guidarci in tutto quello che penseremo o faremo”. Il messaggio centra la sua riflessione sulla crisi economica e finanziaria che ha colpito il mondo negli ultimi 12 mesi e che secondo il Patriarca offre oggi l’opportunità “di affrontare i problemi in modo diverso”. “Abbiamo fatto del mercato – scrive Bartolomeo – il centro dei nostri interessi, delle nostre attività e della nostra vita, dimenticando che questa nostra scelta avrebbe influito sulla vita delle generazioni future”. Il messaggio contiene anche un auspicio per la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Copenaghen in dicembre.Settimana di preghiera: pubblicato il documentoMissione evangelizzatrice della Chiesa e unità dei cristiani. A questo “binomio” sarà dedicata la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2010 che avrà appunto per tema la frase evangelica: “Di questo voi siete testimoni” (Luca, 24, 48). Un gruppo di lavoro, promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e dalla Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio mondiale delle Chiese ha elaborato il documento preparatorio che sarà diffuso in tutto il mondo in vista della celebrazione della Settimana di preghiera. Il testo – annunciato dall’Osservatore Romano – è on line nel sito vaticano (in lingua inglese e francese) sul link del Pontificio Consiglio. Nel documento, si propone di superare la dialettica che in passato opponeva l’annuncio del Vangelo al dialogo ecumenico. “Non tutti – si legge nel documento – associano lo sforzo missionario al desiderio per l’unità dei cristiani”. Mentre le due realtà vanno di “pari passo” perché “in ragione del nostro battesimo, noi formiamo già un solo corpo e siamo chiamati a vivere in comunione. Dio ci ha fatto fratelli e sorelle in Gesù Cristo. Non è questa la testimonianza fondamentale che siamo chiamati a dare?”. Sono stati proprio i missionari “i primi a prendere coscienza della tragedia che rappresentava la divisione dei cristiani”. “Lo scandalo della disunità appariva eclatante ai missionari incaricati di annunciare il Vangelo”.