Malta, Slovenia, Irlanda

Malta: sbarchi, priorità è salvare le vite umaneUn appello allo Stato maltese affinché “tenga sempre in considerazione la dimensione etica nei rapporti con gli altri Paesi” per quello che riguarda il fenomeno dell’immigrazione. A lanciarlo è l’arcivescovo di Malta, mons. Paolo Cremona, che con una nota del 24 agosto, commenta la vicenda del mancato soccorso al barcone con gli immigrati eritrei che ha provocato una polemica tra Italia e Malta. Per l’arcivescovo gli Stati coinvolti nel fenomeno sbarchi “sono chiamati a lavorare per trovare modi giusti per accogliere queste persone, aiutarle, e con l’aiuto degli altri Stati, specie quelli entro l’Europa, provare a sistemarle anche in altri Paesi, così da diminuire il peso che altrimenti graverebbe solo su quello dove sono sbarcati”. Per questo, prosegue mons. Cremona, “Malta dovrebbe raccomandare agli altri Stati di non concentrarsi solo sul rimpatrio degli immigrati che cercano asilo, ma anche discutere con i Governi perché sia salvaguardata la loro sicurezza, Ogni soluzione politica che danneggi la salute e la sicurezza di queste persone è ingiusta”. Entrando più direttamente nella polemica Italia-Malta, l’arcivescovo puntualizza che “le nostre discussioni con gli Stati vicini circa le acque territoriali non devono vertere su chi debba o meno prestare soccorso ma piuttosto sulle regole chiare su chi è responsabile di soccorrere gli immigrati in mare a prescindere dal luogo in cui sbarcano”. Una decisone, questa, che “non può essere presa né in tempi precisi di crisi, né tantomeno dopo notizie di tragedie in mare”.Slovenia: nessuna riabilitazione del comunismoIl 2 aprile scorso il Parlamento europeo ha invitato a “proclamare il 23 agosto la Giornata europea della memoria delle vittime dello stalinismo e del nazismo, per commemorare in modo degno e imparziale il loro ricordo”. Perciò, la Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale Slovena ha richiamato l’opinione pubblica slovena a celebrare il 23 agosto la Giornata europea della memoria delle vittime slovene dei regimi totalitari e dittatoriali: anzitutto dell’occupazione da parte dei nazisti e dei fascisti, poi della rivoluzione attuata dal Partito comunista. “Noi sloveni – si legge nel documento firmato da mons. Anton Stres, arcivescovo coadiutore di Maribor e presidente della Commissione Giustizia e Pace – siamo uno di quei popoli europei che hanno subito in modo particolarmente violento il terrore e la violenza fascista, nazista e comunista. Nell’opinione pubblica slovena il nazismo e il fascismo sono valutati in modo adeguato e rifiutati, mentre per il regime comunista totalitario siamo ancora in attesa di una condanna inequivocabile”. “I motivi – si legge nel testo – sono diversi. Uno è ravvisabile nel fatto che il comunismo in Slovenia è rimasto al potere molto tempo, nascondendo la sua vera immagine”. “Negli ultimi tempi – si sottolinea nel documento – alcuni tentano addirittura di ‘riabilitare’ il nostro passato comunista e i suoi responsabili, sminuendo i crimini compiuti dai responsabili del regime. Intitolare nuovamente la strada principale di Ljubljana, capitale della Slovenia, in onore di Tito e continuare a conservare i titoli di strade e piazze in onore dei responsabili del regime comunista è completamente in opposizione alla lettera e allo spirito della suddetta Dichiarazione del Parlamento europeo e della risoluzione n. 1481 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa del 26 gennaio del 2006 sulla necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi totalitari comunisti”. “Il fine ultimo di queste commemorazioni – si osserva nel documento – deve essere la riconciliazione del popolo, perché la riconciliazione vera e duratura può essere fondata solo sulla verità”. La Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale slovena “richiama di nuovo alla ricerca imparziale della verità e ad atti di amore della verità e di riconciliazione”.Irlanda: unioni gay, “sì” all’obiezione di coscienza”Allarmante”: così il card. Sean Brady, Primate di tutta Irlanda ha commentato la scelta della nuova legislazione sulle unioni civili di non tutelare il diritto di obiezione di coscienza dei funzionari che si rifiutano di presiedere a matrimoni tra gay. La bocciatura delle nuove norme, che saranno discusse a breve dal parlamento irlandese, è arrivata il 23 agosto al convegno della “Società europea per la teologia cattolica”. La nuova legge dovrebbe di fatto rendere le unioni tra persone dello stesso sesso uguali al matrimonio per quanto riguarda tasse e sussidi e concederebbe a chi ha convissuto per un breve periodo lo stesso status di chi è sposato. “Quello che il governo ha in programma cambierà il concetto di famiglia – ha dichiarato il cardinale – ma il matrimonio tra uomo e donna rimarrà l’ambiente ideale nel quale crescere figli e qualsiasi governo che lo mette a rischio non può promuovere il bene comune. È importante, dunque, che lo Stato protegga la famiglia tradizionale, cellula fondamentale della società, come più spesso ripetuto dal Papa”.