UCRAINA
Intervista al card. Lubomyr Husar
“Il nostro popolo è stato cacciato, picchiato, rapinato, disprezzato, ma è vivo e ha un futuro”. A parlare del popolo ucraino e delle sfide che attendono oggi la Chiesa greco-cattolica ucraina è il card. Lubomyr Husar in una lunga intervista rilasciata a Pavlo Vyshkovkyy, corrispondente di SIR Europa in Ucraina: ne proponiamo tre diversi temi.A che punto è il processo intrapreso perché la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina riceva lo status di Patriarcato?“L’idea del Patriarcato non è una cosa nuova. La sua origine risale all’inizio del XVII secolo. In seguito quest’idea si sviluppò, soprattutto alla fine del XIX secolo e fino agli anni 30′ del XX secolo. La sua attivazione è stata possibile grazie al Beato Josyp Slipyi. Egli ha dato una grande spinta a questo movimento. Noi esistiamo in quel processo. La nostra Chiesa non è presente solo in Ucraina, ma anche in altri Paesi. Per questo per noi è importante salvaguardare l’unità interna, e cioè che ogni cristiano percepisca che ha bisogno degli altri per essere se stesso. C’è poi anche un fattore esterno, in quanto sono la Sede Apostolica o il Concilio Ecumenico a dare o a riconoscere questo status. Al momento non c’è il presentimento che si terrà un Concilio della Chiesa Cattolica. Pertanto, è ovvio, che tale decisione spetta alla Sede Apostolica, al Santo Padre. Voglio dire che sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno detto chiaramente: arriverà il momento in cui questo desiderio diventerà realtà. Il processo non è una cosa così semplice. Non si tratta di firmare un decreto e basta, tali cose necessitano di ‘cambiamenti di vedute’. Richiedono un approfondimento spirituale, una comprensione chiara. Pertanto il riconoscimento da parte della Sede Apostolica non deve essere una secca formalità, un atto amministrativo, ma deve essere la realizzazione di una relazione ecclesiologica”. Si registra anche in Ucraina, come del resto in tutta Europa, un certo disinteresse da parte dei giovani verso il fatto religioso…“La nostra Chiesa ha svolto due anni fa il Sinodo Patriarcale dedicandolo alla questione giovanile. Questa questione ci preoccupa. Vorremmo che i giovani comprendano veramente che per la formazione del loro futuro è necessario avere delle basi spirituali solide. Sono d’accordo che dopo il primo entusiasmo è soggiunta una certa apatia. Per questo dobbiamo lavorare tutti assieme. In primo luogo noi, gli adulti: dobbiamo dare un esempio ai giovani. Si può parlare molto, ma i giovani reagiscono meglio quando vedono un esempio, quando vedono persone dai principi morali solidi. I giovani sono molto critici, percepiscono dov’è il falso e dov’è la verità. Noi dobbiamo istruire con il nostro esempio. Non è facile, ma solo ciò può portare a buoni risultati”.Cosa ci può dire riguardo agli sforzi che si stanno compiendo per l’introduzione della materia di “etica cristiana” nelle scuole medie?“Questa materia è la storia della nostra cultura. Quando un bambino osserverà la storia del nostro popolo, che ha più di 2000 anni, quando vedrà tutti gli avvenimenti storici, si sorprenderà nel vedere che siamo sopravvissuti a tutto questo e non siamo scomparsi. Questo è il contenuto del corso di etica cristiana: fare in modo che i bambini, come futuri cittadini d’Ucraina, comprendano che il cristianesimo è qualcosa di potente, che dà forza allo Stato e al popolo. Questo è ciò che apprenderanno al corso di “etica cristiana”. Non è catechismo. Non è lo studio di una religione o un corso di preghiere. È una materia culturale. Il nostro popolo è stato cacciato, picchiato, rapinato, disprezzato, ma è vivo e ha un futuro. È triste, inoltre che la nostra autorità non permetta alla Chiesa di avere le sue scuole. Sogno che col tempo la situazione cambi. Ma già capire con un corso cosa ha fatto il cristianesimo per il nostro popolo, sarebbe un gran passo in avanti. Ero presente a Lviv quando si è formato il programma di questo corso, l’hanno realizzato i rappresentanti di diverse Chiese insieme: completavano, discutevano, cercavano di formulare più ampiamente la tradizione cristiana. Questo è un ottimo esempio di collaborazione che deve esserci tra le Chiese”.