GERMANIA E POLONIA
Dichiarazione congiunta dei vescovi a 70 anni dall’inizio della II guerra mondiale
“L’Europa ha bisogno di una testimonianza di riconciliazione”: lo ha affermato mons. Wiktor Skworc, promotore della Dichiarazione congiunta dei presidenti delle conferenze episcopali polacca e tedesca, in occasione del 1 settembre, data in cui ricorre il 70 anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale (1/09/1939). Il documento è stato pubblicato il 25 agosto, a cinque giorni dalle celebrazioni ufficiali organizzate a Danzica, in Polonia, con la partecipazione oltre che del presidente e premier polacchi anche del cancelliere tedesco Angela Merkel, del presidente russo Vladimir Putin e del premier italiano Silvio Berlusconi. Curare le ferite. “Bisogna affermare che, anche se i passi verso la riconciliazione compiuti nei decenni passati hanno portato dei buoni frutti, le esperienze della guerra e degli anni successivi hanno tutt’ora una notevole rilevanza nelle relazioni tra i nostri popoli” scrivono i vescovi di Polonia e Germania. Quel nuovo gesto di riconciliazione assume un valore particolare soprattutto poiché “alcune tendenze presenti nella società civile o nel mondo politico svelano i tentativi di un uso propagandistico delle ferite inferte, volto a fomentare i risentimenti risultanti da un’interpretazione partigiana della storia”. I vescovi sottolineano che “la Chiesa, in modo costante e deciso intende pronunciarsi contro un simile allontanamento dalla verità storica, invitando a rendere più intenso il dialogo, sempre legato alla disponibilità di sentire le ragioni dell’altra parte.” Nel documento viene riconosciuta la necessità di curare le ferite non solo dei polacchi (fra le più numerose vittime del conflitto durante il quale, secondo le stime recenti perirono in circa 5,5 milioni) ma anche di tutti coloro “che soffrono tuttora a causa delle traumatiche esperienze conseguenti alla guerra”. Uguale sofferenza. Il documento afferma che “a seguito dei piani di espansione sovietica, volti a introdurre un nuovo ordine sul territorio dell’Europa Centrale e Orientale, e come conseguenza delle decisioni delle potenze vincitrici, numerosi tedeschi hanno ugualmente sofferto sia alla fine della guerra sia successivamente, come profughi e deportati”. Sebbene la Dichiarazione dei vescovi non menzioni il patto Ribbentrop – Molotov (siglato a Mosca nel agosto del 1939) che sanciva di fatto la coalizione tra Stalin e Hitler e in seguito al quale Unione Sovietica, come alleata della Germania nazista, a metà settembre del ’39 invase la Polonia dall’Est – procedendo a deportazioni di massa dei polacchi residenti sui territori dell’odierna Ucraina e Bielorussia, e di coloro che erano fuggiti davanti all’avanzata della Wermacht – inequivocabili sono le parole dedicate alle “vittime di eventi bellici e dell’occupazione del Paese da parte delle truppe straniere ma allo stesso modo vittime delle deportazioni forzate conseguenti a operazioni di guerra da parte della Germania nazifascista e dell’Unione Sovietica”. Importanza della memoria. Queste parole vanno anche interpretate alla luce della recente disputa (per ora solo a livello mediatico) tra la Polonia e la Russia, riguardante l’interpretazione degli eventi. E forse, è stato proprio il lancio reciproco delle accuse riguardanti le vere (patto Ribbentrop – Molotov) e presunte (nel caso della Polonia) alleanze con la Germania nazista a indurre i presuli a costatare: “la memoria della guerra oggi viene inquadrata in un contesto nuovo. La generazione dei superstiti alla Seconda Guerra mondiale – dei testimoni oculari di quegli anni – se ne sta andando. Se ne sta andando anche la generazione di coloro che hanno avuto il coraggio di pronunciare le parole di pentimento e di perdono”. Oggi più importante che mai quindi diventa “impegnarsi affinché le nuove generazioni acquisiscano e conservino una corretta conoscenza della Seconda Guerra mondiale. Abbiamo bisogno – si sottolinea nel documento – non solo di un onesto bilancio delle atrocità del passato, ma dobbiamo anche rinunciare agli stereotipi che rendono più problematica un’esatta comprensione di quei tempi”. “Insieme, noi vescovi tedeschi e polacchi, condanniamo i crimini di guerra. Inoltre, concordiamo nella condanna delle deportazioni forzate senza dimenticare tuttavia l’intrinseco nesso di successione degli eventi”. Un dono per l’unità europea. Il documento termina con parole di speranza: “la riconciliazione tra i nostri popoli è un dono che possiamo apportare alla storia dell’Europa unita. Nonostante, a volte, tensioni, incomprensioni, interessi particolari non manchino mai in una famiglia di popoli, vale la pena ricordare il fondamentale passo storico costituito dall’integrazione europea. Non possiamo lasciarci sfuggire l’opportunità di costruire la pace, offerta dall’unificazione dei popoli dell’Europa. Ci appelliamo a tutti affinché, sia attraverso la preghiera che l’azione, non cessino di impegnarsi per la costruzione dell’unità europea. Solo così potremo continuare a beneficiare della pace”.