COMMISSIONE UE

Cittadini e stili di vita

Consumi di massa e rispetto dell’ambiente: un piano di azione europeo

Consumi di massa e rispetto ambientale: è possibile coniugare questi due aspetti della nostra epoca? I cittadini sono sensibili al tanto declamato tema della “sostenibilità” degli stili di vita contemporanei? Da tempo l’Unione europea – che fra le sue politiche include sia la tutela dei consumatori sia la salvaguardia dell’ambiente e il contrasto al cambiamento climatico – insiste sui due versanti e giusto un anno fa, nel luglio 2008, la Commissione ha presentato un piano d’azione sulla produzione e il consumo sostenibili.Stili e beni “ecologici”. L’impegno, attuato a livello nazionale e comunitario, per sensibilizzare cittadini, famiglie e imprese verso l’ambiente anche attraverso consumi più “sostenibili”, sembra portare i primi risultati. Infatti quattro europei su cinque si dichiarano oggi pronti a tener conto dell’impatto ambientale nell’effettuare i propri acquisti. D’altra parte gli europei si dividono sulla credibilità delle affermazioni dei produttori in merito all’efficienza ambientale dei loro prodotti; molti ritengono invece che i commercianti debbano svolgere un ruolo nel promuovere i prodotti ecologici, ad esempio dando loro maggiore visibilità sugli scaffali dei negozi. Si deve a Eurobarometro un’inchiesta, pubblicata il 29 luglio, dedicata agli “atteggiamenti degli europei in merito al consumo e alle produzioni sostenibili”. Alla luce dei risultati ottenuti, il commissario per l’ambiente, Stavros Dimas, ha affermato: “La battaglia contro i cambiamenti climatici deve essere combattuta su tutti i fronti e ciascuno deve dare il proprio contributo, non solo le imprese e i governi, ma anche i consumatori”. Segnale ai produttori. Secondo Dimas, “acquistando prodotti rispettosi dell’ambiente, il consumatore invia il giusto segnale ai produttori, i quali rispondono a loro volta producendo prodotti più ecologici”. Il commissario lancia un messaggio ottimistico. In realtà gli stili di vita degli europei tendono sempre di più ai consumi sfrenati, i prodotti in commercio sono spesso tutt’altro che attenti all’ambiente (basti pensare alle smisurate quantità di imballaggi che “proteggono” i beni alimentari e che si traducono in rifiuti difficilmente smaltibili) e gran parte delle imprese che riversano beni di consumo sui mercati considerano la “questione ambientale” come un fattore non sempre determinate nella catena produttiva e distributiva. Un aspetto importante. Resta il fatto che una certa sensibilità all’argomento va facendosi largo. Ad esempio dall’inchiesta di Eurobarometro risulta che “la stragrande maggioranza degli europei (83%) ha dichiarato che l’impatto ambientale di un prodotto è un fattore importante nelle loro decisioni di acquisto”. A questo proposito i più attenti risultano essere i greci, che al 92% affermano di tener conto dell’impatto ambientale dei prodotti comprati, mentre i meno sensibili sarebbero i cechi (62%). I cittadini intervistati si sono divisi invece a metà dovendosi esprimere “sulla credibilità delle affermazioni dei produttori sull’efficienza ambientale dei loro prodotti: il 49% le considerano credibili, il 48% no”. I più fiduciosi sono gli olandesi con il 78%, i più scettici i bulgari (26%).La leva fiscale. Ma quali soluzioni adottare affinché mercati e consumatori contribuiscano alla salvaguardia del creato? Per l’istituto demoscopico, “circa il 46% dei cittadini Ue ritiene che il modo migliore per promuovere i prodotti ecologici sarebbe aumentare le imposte sui prodotti dannosi per l’ambiente”, riducendo quelle sui beni “ecologici”. I più favorevoli a questo duplice intervento a livello di tassazione sono i britannici, “mentre sono molto meno favorevoli i maltesi (28%), i quali preferiscono che ci si limiti a ridurre le imposte sui prodotti ecologici”. Allo stesso tempo, gli europei ritengono che i commercianti debbano promuovere di più i prodotti ecologici: il 49% del campione ritiene che “essi dovrebbero accrescere la visibilità di tali prodotti sui loro scaffali o avere un angolo riservato ai prodotti ecologici”. Il 31% sostiene che per i dettaglianti il modo migliore per promuovere i prodotti ecologici sia “fornire informazioni ai consumatori”.Marchio di qualità. Il campione di intervistati appare molto meno preparato e attento al tema della produzione di gas a effetto serra nell’ambito del ciclo produttivo e commerciale (trasporti) dei prodotti di consumo. Nell’inchiesta si legge: “Sebbene poco meno della metà degli europei affermi che il marchio di qualità ecologica riveste un ruolo importante nelle decisioni di acquisto e solo 1 su 10 dichiari che l’importo totale delle emissioni di gas ad effetto serra create da un prodotto debba figurare sulle etichette ambientali, circa il 72% dei cittadini Ue pensa che in futuro dovrebbe essere obbligatoria un’etichetta indicante le emissioni di carbonio derivanti dal prodotto”.