Sviluppo sostenibile: la “strategia” comunitariaSono sette le “sfide principali” inscritte nella Strategia di sviluppo sostenibile che l’Ue ha adottato nel 2006: cambiamenti climatici ed energia; trasporto sostenibile; consumo e produzione sostenibile; conservazione e gestione delle risorse naturali; sanità pubblica; integrazione sociale, demografia e migrazione; povertà mondiale. Su mandato del Consiglio europeo, la Commissione ha presentato il 24 luglio una relazione per fare il punto dei progressi realizzati su tali fronti in ambito comunitario. Vi si sostiene che “negli ultimi anni l’Unione ha posto lo sviluppo sostenibile al centro di un’ampia gamma di sue politiche” e i 27 avrebbero “assunto un ruolo guida nella lotta contro i cambiamenti climatici e la promozione di un’economia a basse emissioni di carbonio”. La relazione – che farà da base per un confronto interno all’Ue – riconosce peraltro che “persistono trend insostenibili in diversi settori”. José Manuel Barroso, alla guida dell’Esecutivo, fa il punto della situazione e lancia una riflessione su come portare avanti la strategia: “Questo esame evidenzia i progressi che abbiamo compiuto negli ultimi tre anni e i settori nei quali è necessario un maggiore impegno. La crisi economica costituisce un’opportunità per creare un’economia sostenibile tramite una crescita verde e intelligente. Spero che questo esame stimoli la riflessione sulle modalità migliori per compiere progressi in ambiti come il consumo di energia nel settore dei trasporti, la perdita di biodiversità e il deterioramento del nostro ecosistema”. Tra gli esempi di azioni realizzate dall’Unione figurano il pacchetto clima ed energia del 2008 e i provvedimenti per rendere più ecologici i sistemi di trasporto. La relazione è all’indirizzo http://ec.europa.eu/sustainable/welcome/index_en.htm.Alzheimer, quattro ambiti di intervento UeSono oltre 7 milioni le persone colpite dal morbo di Alzheimer e da altre patologie correlate nell’Ue27; nei prossimi 20 anni si prevede che tale numero raddoppierà. “Per questo oggi è fondamentale pianificare, investire e cooperare sia per limitare i costi sociali di queste malattie sia per offrire speranza, dignità e una vita migliore ai milioni di pazienti che ne sono affetti e alle loro famiglie”. La Commissione europea ha adottato nei giorni scorsi alcune proposte operative per il morbo di Alzheimer e altre forme di demenza e malattie neurodegenerative. “Questi problemi sanitari e sociali comuni a tutta l’Europa richiedono un coordinamento per garantire interventi efficaci di prevenzione, diagnosi, trattamento e cura per le persone che ne sono colpite”. Fra l’altro si calcola che nel 2005 (ultimi dati omogenei disponibili) i costi complessivi per la cura del morbo di Alzheimer e di altre forme di demenza erano stimati a circa 130 miliardi di euro nell’Unione. La Commissione chiama gli Stati membri a collaborare soprattutto attorno a quattro ambiti: interventi tempestivi per diagnosticare la demenza e ridurne il rischio; migliore coordinamento delle attività di ricerca tra i paesi Ue; condivisione delle buone prassi; “creazione di un forum di riflessione sui diritti, l’autonomia e la dignità dei pazienti”. Il commissario per la scienza, Janez Potocnik, ha spiegato: “Vogliamo far sì che la ricerca svolga un ruolo più importante nell’affrontare problematiche sociali come quelle poste dal morbo di Alzheimer. La Commissione ha già sostenuto progetti europei di ricerca ai quali hanno partecipato i migliori scienziati. Ma faremo tutti un passo avanti se gli Stati membri cominceranno fin d’ora a coordinare i rispettivi programmi nazionali attorno ad un’agenda comune”.Sicurezza alimentare, Rasff compie 30 anniHa compiuto trent’anni il Sistema europeo di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi (Rasff) che presiede alla sicurezza alimentare negli Stati Ue. La relazione annuale riguardante il 2008 attesta che le segnalazioni (notifiche di allarme) sono state circa 7mila, più o meno come l’anno precedente, ma solo in 528 casi – la metà rispetto al 2007 – è stato necessario ordinare il ritiro del prodotto dal mercato. “Questo fa pensare – secondo la Commissione – che i prodotti pericolosi vengano individuati con più anticipo, prima di essere messi in vendita”. Il 62% degli allarmi riguardava prodotti originari di un paese Ue, i rimanenti erano per prodotti extra-Ue. “La causa più frequente di contaminazione è rappresentata dai micro-organismi patogeni e dalle micotossine”. Prevenzione, ricerca, comunicazione e collaborazione sono i criteri di azione di Rasff. Tra i casi segnalati nella relazione figurano quello dell’olio minerale presente nell’olio di semi di girasole proveniente dall’Ucraina (39 paesi interessati), quello degli alimenti provenienti dalla Cina nei quali si è scoperta la presenza di melamina (incidente con impatto globale, in cui è stata determinante la collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità); “mentre nella carne di maiale proveniente dall’Irlanda si sono trovate tracce di diossina” (54 paesi interessati).