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Nuovo parlamento: grandi domande e grandi attese
Il Parlamento europeo neo eletto ha per la prima volta un presidente che viene da uno stato riformato: Jerzy Buzek, un politico polacco che – dato interessante – è cristiano evangelico praticante. L’elezione di Buzek ha un elevato carattere simbolico ma indica che la “Casa Europa comune” è posta su un terreno più saldo di quanto ritengano molti polemici.Il 1° settembre ricorre il 70° anniversario della Seconda Guerra mondiale, iniziata con l’attacco nazista alla Polonia. Con questo background, l’esistenza dell’Unione europea – 27 Stati membri, quasi 500 milioni di abitanti, un parlamento con 736 membri – non può che essere definita un miracolo. Nessuno, dopo il 1° settembre 1939 e men che meno dopo l’8 maggio 1945 (fine della guerra in Europa) avrebbe mai ritenuto possibile che il continente avvolto nelle macerie potesse risollevarsi. Nessuno avrebbe pensato che un giorno si sarebbe viaggiato nuovamente – come prima del 1914 – senza controlli alle frontiere da Lisbona a Riga. Nella discussione sull’Europa è necessario tener presente queste date, affinché a causa di dispute meschine non si perda di vista il grande progetto che è peraltro da attribuire in gran parte a politici cattolici convinti quali Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman. Non è singolare che si speculi così spesso sulla presunta carenza di legittimazione democratica dell’Unione Europa e che “Bruxelles” venga rappresentata contemporaneamente come una cupa centrale di un “impero”? Il Parlamento europeo svolge un ruolo attivo nell’elaborazione di disposizioni giuridiche che hanno effetto sulla vita quotidiana dei cittadini, come nei settori dell’ambiente, dei diritti dei consumatori, del traffico, della libera circolazione dei lavoratori, del capitale, delle merci e delle prestazioni. Il Parlamento è altresì responsabile, insieme con il Consiglio europeo, del bilancio dell’Unione europea. Quest’ultimo aspetto è un importante punto, se si considera lo slogan principale della rivoluzione americana del 1776, che recitava: “No taxation without representation”. Per completare l'”architettura europea” è necessario che il “Trattato di Lisbona” abbia validità, In quanto con questo trattato, il Parlamento europeo ottiene nuove competenze e responsabilità, nuovi poteri relativamente alla codecisione, al budget,al controllo, nonché sui diritti di iniziativa. Ma soprattutto, il Trattato di Lisbona garantisce il carattere vincolante della “Carta dei diritti fondamentali” e il riconoscimento dei diritti e delle libertà per tutte le persone che vivono nell’area dell’Unione europea. Al contempo, nella nuova legislazione del Parlamento Ue sarà necessario prendere sul serio il termine “ampliamento”. Non si tratta solo dell’Islanda, ma anche della Croazia, della Serbia e di altri Paesi, che sono gli eredi della “catastrofe jugoslava” degli anni Novanta. Si tratta anche della Turchia, e se dovesse trattarsi della Turchia, perché non anche dell’Ucraina (sebbene questo Paese versi attualmente in una drammatica situazione politica)?E infine si pone la domanda di come la nuova Europa vorrà rapportarsi al resto del mondo in un’era di globalizzazione. La limitata prospettiva “mitteleuropea” non va più bene. Occorre sempre ricordarsi che uno spagnolo si sente a casa a Bogotà, Lima o Buenos Aires più che a Berlino o a Vienna, che un portoghese si sente “a casa” praticamente ovunque e che la “francofonia” è presente in tutti i continenti. L’Europa non può essere una fortezza di vedute limitate: sarebbe come tradire la propria storia e il suo futuro…