PARLAMENTO UE

Due decisioni da prendere

Su crisi economica e cambiamento climatico

Due “grandi problemi” da gestire – la crisi economica e il cambiamento climatico -, sui quali “occorre prendere decisioni” e agire di conseguenza. Due “nodi istituzionali” – il Trattato di Lisbona e la nomina della Commissione – da “sciogliere al più presto, per poterci occupare più efficacemente di questioni concrete”. Fredrik Reinfeldt, premier svedese e presidente di turno dell’Unione europea, ha dettato i temi del dibattito europeo dell’ultima settimana.Mano tesa al Parlamento. “Viviamo un’epoca ricca di sfide” e carica di “difficoltà di ogni genere”; affinché “la presidenza svedese possa superare gli impegni a venire, noi dobbiamo lavorare insieme”. Con questo messaggio Reinfeldt si è presentato il 15 luglio nell’emiciclo di Strasburgo dinanzi ai neo eletti europarlamentari. Il capo del governo di Stoccolma ha ricordato i punti salienti della suo programma semestrale, collegati alla situazione politica ed economica generale. “Nutriamo l’ambizione, nel breve periodo, di assicurare una transizione dolce verso il nuovo trattato”, ha detto a proposito del processo di ratifica del testo varato a Lisbona, che sarà sottoposto a un nuovo referendum in Irlanda il 2 ottobre. A tale argomento è legata la designazione del presidente della Commissione per l’incognita del quadro giuridico entro cui procedere, ossia col vigente Trattato di Nizza o con quello di Lisbona, che potrebbe entrare in vigore a gennaio 2010. “Per ora andiamo avanti con Nizza”, afferma Reinfeldt, “fino a che le ratifiche di Lisbona saranno completate. Anche perché non possiamo dare per scontato il sì irlandese”. Verso Copenhagen. Nel suo intervento in aula, cui sono seguiti lunghi confronti nei corridoi del Parlamento, Reinfeldt ha toccato altri temi, come la “strategia comunitaria per il mar Baltico”, il processo di allargamento (“che deve andare avanti”) e il Programma di Stoccolma sulla giustizia e gli affari interni, definito “un asse portante della presidenza svedese”. Un impegno, questo, con il quale si cercherà “di affrontare il problema del crimine internazionale, salvaguardando allo stesso tempo la libertà di movimento dei cittadini attraverso i confini” comunitari. Poi di nuovo su ambiente e clima: il prossimo summit di Copenhagen, prima del quale l’Ue deve definire una posizione comune per la riduzione delle emissioni inquinanti, “dovrà essere usato per coinvolgere i paesi in via di sviluppo nella lotta contro il riscaldamento globale”. E se le nazioni meno dotate sul piano finanziario avranno bisogno di aiuti per “investimenti e trasferimenti tecnologici”, dovranno essere “i paesi più ricchi a fornirli”. Lavoro e “dimensione sociale”. Sulla recessione il primo ministro si è mostrato convinto che “un’azione coordinata è il migliore strumento a nostra disposizione” e l’Europa “ha già dimostrato la sua leadership”; ma in autunno “dovranno essere discusse ulteriori misure”. Tre le direttrici da perseguire: “È anzitutto necessario ristabilire la fiducia nei mercati finanziari anche attraverso un rafforzamento del sistema di sorveglianza”; secondo, “dobbiamo liberarci dal peso della crescita del debito pubblico attraverso una exit strategy coordinata e un graduale ritorno alle regole del Patto di stabilità”; infine, “occorre assicurare alle politiche europee una dimensione sociale che sia solidamente fondata sulle finanze pubbliche e sulla maggiore inclusione delle persone nel mercato del lavoro”. Proprio gli aspetti sociali della crisi, assieme al ribadito “no” al protezionismo, sembrano rappresentare i punti fermi svedesi, in continuità con la tradizione di economia sociale del paese.L’Unione di fronte alla crisi. I commenti alle posizioni espresse dal leader svedese non si sono fatti attendere. José Manuel Barroso, portoghese, presidente della Commissione, ha osservato a proposito della crisi che l’Ue “dovrebbe dare la priorità alle misure per ricostituire i posti di lavoro, portando il suo contributo, sebbene le politiche in materia siano di competenza nazionale”. Dal canto suo l’Esecutivo “proporrà di semplificare le procedure dei Fondi strutturali”. Saranno inoltre stanziate risorse “per consentire di finanziare il microcredito a favore dell’occupazione e dell’inclusione sociale”. Joseph Daul, francese, capogruppo dei Popolari, ritiene sia utile “migliorare l’innovazione e la formazione, sostenendo le piccole imprese”. Per Martin Schulz, alla guida del gruppo Socialisti e democratici, bisogna pensare a una “soluzione alla crisi del mercato del lavoro, in quanto la sicurezza dell’impiego è fondamentale per la stabilità della società”. Il Liberaldemocratico belga Guy Verhofstadt dà la precedenza all’economia rispetto a Copenhagen e al Trattato di Lisbona, mentre per la Verde tedesca Rebecca Harms finora “l’Ue ha fatto poco per affrontare davvero la recessione”.