ASSEMBLEA KEK
A Lione dal 15 al 21 luglio 750 delegati di 120 Chiese europee
“Come cristiani, abbiamo il coraggio di sperare. In un’epoca in cui su tutta la terra, milioni di persone disperano sotto il peso della crisi economica mondiale e sono sopraffatte dalla incertezza. E anche quando ogni sorta di paura, vecchia e nuova, invade le nostre menti e i nostri cuori. Come cristiani abbiamo il coraggio di sperare”. Con queste parole pronunciate dall’arcivescovo di Tirana, Anastasios, primate della Chiesa ortodossa di Albania, si è aperta il 15 luglio a Lione, in Francia, nella storica chiesa di San Bonaventura la XIII Assemblea generale della Conferenza delle Chiese europee (KEK). All’Assemblea – che ha per tema “Chiamati a un’unica speranza in Cristo” e si concluderà il 21 luglio – partecipano 750 delegati delle Chiese membro della Kek e cioè delle oltre 120 chiese ortodosse, protestanti, anglicana e vetero-cattolica. Ha invece deciso di non partecipare all’Assemblea il Patriarcato di Mosca, che lo scorso ottobre aveva deciso di sospendere la sua partecipazione alla Kek. Come rappresentanti invece della Chiesa cattolica (che istituzionalmente non fa parte della Kek), sono stati invitati alcuni membri del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, in particolare il card. Paul Ricard, vice presidente del Ccee e arcivescovo di Bordeaux e il segretario generale del Ccee, padre Duarte da Cunha. L’Assemblea. Dopo l’inaugurazione dell’Assemblea – avvenuta nella chiesa di San Bonaventura – i partecipanti si sono recati al Centro Congressi della città internazionale di Lione. Lì si svolgeranno i lavori dell’Assemblea. Il programma prevede momenti di sessione plenaria alternati a momenti di lavoro di gruppo e workshop. Si discuterà del cammino percorso dalla Kek, del “futuro del movimento ecumenico in Europa”, delle “priorità per i prossimi 6 anni”. Domenica 19, sarà celebrato il 50° anniversario della fondazione della Kek. Al lavori sono attesi gli interventi del Patriarca Daniel, primate della Chiesa ortodossa di Romania, del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I e del vescovo Wolfgang Huber, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Germania. “In questa nuova fase della storia del mondo – ha detto l’arcivescovo Anastasios aprendo l’Assemblea – noi, come cristiani siamo chiamati a vivere personalmente questa speranza che è in noi e allo stesso tempo, a proporla coraggiosamente laddove ci troviamo”. “Questo – ha proseguito – è il nostro messaggio: c’è speranza. C’è speranza quando lottiamo per la verità e la giustizia. Quando resistiamo ad ogni forma di violenza e di razzismo, quando difendiamo la dignità di ogni persona. C’è speranza quando sottolineiamo il dovere di solidarietà disinteressata tra tutti gli uomini e tutti i popoli; quando lottiamo per il rispetto sincero per il creato”. “Tuttavia – ha aggiunto Anastasios – non possiamo, come cristiani, annunciare questa speranza in maniera convincente restando divisi”. Da qui la chiamata alle Chiese a cercare l’unità per una “comune speranza” da annunciare “all’Europa e al mondo”. L’augurio del card. Barbarin. “Come fratello, auspico che questi giorni di lavoro e di preghiera a Lione vi aiutino a progredire nella comprensione del mistero della nostra unità in Cristo in quanto le sfide della nostra società sono numerose e sono di natura economica, culturale, politica e interreligiose”. È l’augurio che il card. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, ha rivolto ai partecipanti. Facendo riferimento al tema dell’Assemblea – “Chiamati a un’unica speranza in Cristo” – il cardinale ha detto: “Sì, è il nostro comune appello: testimoniare al mondo, spesso alla ricerca di speranza, che la luce di Cristo brilla su ogni uomo”. Ed ha aggiunto: “Concretamente, la vostra Assemblea vuole condurre una riflessione su cosa significa per i cristiani servire l’Europa di oggi e promuovere un impegno ecumenico”. “Avete già intrapreso un dialogo tra le differenti tradizioni”. “Che lo Spirito Santo accompagni i vostri lavori, le vostre sfide, la vostra preghiera”. L’attesa ecumenica dell’Europa. È poi toccato al presidente della Kek, il pastore francese Jean-Arnold de Clermont, delineare ai partecipanti un bilancio degli ultimi 6 anni di attività della Conferenza della Chiese europee. Nella relazione, de Clermont fa riferimento all’Assemblea ecumenica di Sibiu che – ha detto – “malgrado le imperfezioni, ci ha chiamati in maniera forte ad essere più impegnati nel dare insieme una testimonianza comune”. “Dobbiamo, credo, sulla scia di Sibiu, rispondere all’attesa ecumenica che in quella sede è stata formulata. E ciò significa anche stringere più relazioni con la Chiesa cattolica di Roma per una testimonianza comune. Non ho la ingenuità di pensare che riusciremo a stemperare facilmente le tensioni ecclesiologiche e teologiche che permangono tra le nostre Chiese. Ma sono convinto che abbiamo percorso solo la metà del cammino che potevamo fare insieme nel quadro di ciò che ci unisce, teologicamente e spiritualmente”.