SCOZIA

Con gli occhi della fede

I sacerdoti visti dalla gente: realtà e riflessioni nell’Anno Sacerdotale

“Non c’è dubbio che dal punto di vista della natura il sacerdozio è incomprensibile, ma la vita dei preti gli dà carne e rende pensabile l’impensabile”. È un passaggio della riflessione “La vita del prete”, sviluppata da padre Paul M. Conroy, segretario generale della Conferenza episcopale scozzese, nel corso dell’incontro annuale dei segretari generali di 27 Conferenze episcopali europee che, per iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), si è svolto dal 9 al 13 luglio a Leopoli, in Ucraina. Così il segretario scozzese ha riassunto per SIR Europa il suo intervento.Crisi delle famiglie. A pochi giorni dall’apertura dell’Anno Sacerdotale indetto dal Papa, dal quale, osserva padre Conroy, si auspicano “un innalzamento morale dei preti, laddove necessario”, e “un aumento delle vocazioni al sacerdozio”, il religioso si dice “personalmente convinto che il miglior modo per attrarre al sacerdozio è la testimonianza di vita offerta dagli stessi preti. Se essi si mostrano felici e realizzati nel proprio ministero, altri uomini ascolteranno più facilmente la chiamata del Signore e risponderanno con generosità”. Il segretario dei vescovi scozzesi non si nasconde “le tempeste e le difficoltà che minacciano la perseveranza” di un prete e rammenta la chiusura, nello scorso aprile, dell’unico seminario maggiore del suo Paese, dovuta al “basso numero di candidati al sacerdozio e all’impossibilità di gestirlo”. Certamente la crisi delle vocazioni (758 preti e 27 seminaristi nel 2007, su una popolazione cattolica di 700mila unità, a fronte dei 1.076 sacerdoti e 117 seminaristi nel 1987) è frutto di una più generale “crisi nella società occidentale” e di una “crisi delle famiglie che non sono più il luogo dove cresce e matura la vocazione”.“Uomini di Dio” per altri uomini. Secondo padre Conroy, “la famiglia deve continuare ad essere considerata il primo seminario per le vocazioni sacerdotali”; al tempo stesso “il ministero sacerdotale sarà fruttuoso nella misura in cui sarà radicato nella famiglia, chiesa domestica”. Ribadendo il valore del celibato che caratterizza il rito latino, il religioso scozzese sottolinea l’importanza che i preti vivano “in mezzo alla gente”. “La nostra disponibilità e la possibilità di essere avvicinati in ogni momento del giorno e della notte e in ogni giorno della settimana è molto rassicurante per le persone”. Funerali, battesimi, matrimoni, confessioni, visite ai malati e ai morenti: vivere negli eventi quotidiani della gente fa parte del ministero. Per questo, prosegue padre Conroy, “secondo le persone che ci guardano con gli occhi della fede non è importante ciò che facciamo, bensì quello che siamo”: “uomini di Dio che sono lì per loro”.Comunione con il vescovo e i presbiteri. Lo stile di vita del prete secolare, avverte il segretario dei vescovi scozzesi, può nondimeno comportare il rischio dell’illusione “di poter fare da soli”, una “tentazione” alla quale “tutti possono facilmente soccombere”. Per questa ragione “è cruciale che il prete si inserisca senza riserve nella comunità diocesana del vescovo e dei presbiteri. Il presbiterio ci rammenta costantemente che non siamo stati ordinati per esercitare da soli il nostro ministero”, ma che “apparteniamo ad una comunità” e siamo “legati in modo inestricabile ad ogni altro prete”. In virtù di tale comunione, osserva padre Conroy riferendosi in particolare “ai preti colpevoli di abusi sessuali sui bambini”, “anche noi proviamo il dolore causato da chi con le sue azioni ha gettato vergogna sul sacerdozio, sulla Chiesa e su Cristo stesso”, Questi atti, sottolinea, “gettano un’ombra scura su di noi e sulla Chiesa e appaiono evidenti specialmente nel mondo anglofono”.Il mattino del Sabato Santo. Fortunatamente, secondo il religioso, “la maggior parte di chi ci conosce” continua “a stare dalla nostra parte e a sostenerci” vedendo “oltre la debolezza, i peccati e i crimini”. “Per molti aspetti – osserva – questo momento storico assomiglia al mattino del Sabato Santo. Siamo consapevoli che sono accaduti eventi terribili dai quali non possiamo immaginare possa venire nulla di buono. È difficile sapere come la Chiesa recupererà la propria credibilità tra coloro che da essa hanno subito del male, e come il Vangelo possa essere ascoltato dalle labbra di chi viene considerato complice nel male commesso”. Per padre Conroy “non è facile immaginare come giovani uomini potranno sentirsi attratti ad abbracciare una vita la cui reputazione nella mente di molti appare macchiata. Eppure, se questo è un Sabato Santo, nello schiudersi del mIstero pasquale possiamo solo aspettare con fede che Dio trasformi le nostre lacrime in riso”. È sempre difficile “prevedere come la storia giudicherà un tempo particolare con il senno del poi” nota il segretario dei vescovi scozzesi, convinto tuttavia che la vita del prete, che “per molti aspetti è un segno di contraddizione”, “verrà certamente apprezzata” nella “continuità con il passato e con ciò che deve ancora accadere”. Chi osserva, conclude padre Conroy, “riconoscerà l’umanità” di questa vita “ma sarà affascinato da ciò che può essere descritto solo come il mistero del sacerdozio”.