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Europa: l’importanza e l’urgenza di un’informazione più completa
Se tra le tracce della prova scritta di Italiano agli esami di maturità vi fosse stato un tema relativo all’Europa, difficilmente gli studenti l’avrebbero scelto. E ciò vale per tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Storia dell’integrazione comunitaria? Funzionamento e ruolo delle Istituzioni? Politiche e programmi? Cittadinanza europea? Illustri sconosciuti per la stragrande maggioranza degli studenti. E di nessun interesse – come dimostra l’astensionismo record alle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento del 7 Giugno scorso – per ormai un europeo su due. Si tratta di una vecchia piaga, che invece di rimarginare con gli anni si è ormai cronicizzata, dando se possibile continui segni di peggioramento.In questo clima tutt’altro che idilliaco il dopo-voto non potrà che essere conseguenza del pre-voto. Non solo con riferimento alla campagna elettorale, ricca di questioni interne e quanto mai povera di dibattito europeo (o di quel che resta del suo fantasma), ma anche a causa della gestione a dir poco approssimativa che i dirigenti comunitari hanno offerto a Stati membri e mondo intero nel corso dell’ultimo quinquennio. Soprattutto da parte della Commissione europea, sempre pronta ad assecondare questo o quel Governo, questo o quell’interesse nazionale, a discapito ovviamente dell’interesse unionistico. Lo si è visto con il naufragio delle riforme, con la sostanziale cancellazione delle politiche sociali dall’agenda di Bruxelles e di Strasburgo, con la pantomima sulla Direttiva “Reach” per i prodotti chimici in complicità con il Parlamento europeo, con il malcelato disinteresse nei confronti di famiglie e lavoratori in tempo di crisi economico-finanziaria. Fino al totale vuoto politico, dentro e fuori l’Unione europea.Purtroppo o per fortuna, si ricomincia proprio da qua. Gli attori saranno più o meno gli stessi, il che come biglietto da visita non appare certo beneaugurante. Le questioni rimangono anch’esse: si troverà la volontà politica – anche a costo di compromessi verso il basso – di dotare finalmente le Istituzioni Ue di regole nuove ed al passo con i tempi? La forza commerciale europea sarà affiancata da una pari influenza politica? L’Esecutivo comunitario avrà forza e dignità sufficienti per spogliarsi della livrea da “signorsì” ed adempiere al mandato nell’interesse legittimo non tanto degli Stati membri, quanto dei cittadini nel loro complesso? Il Parlamento europeo imparerà a fare la voce grossa per contare davvero e per fare in modo che i partiti nazionali lascino più spazio ai partiti ed ai temi europei? Primi veri banchi di prova sono i dossier della riforma agricola e della futura politica regionale e di coesione dopo il 2013.Se è vero come è vero che parte dell’astensionismo è interpretabile come protesta per tutto quanto di negativo o sentito tale avviene in Europa (anche se il legame tra il non voto ed il miglioramento delle cose è ancora tutto da dimostrare), è altrettanto vero e sarebbe ipocrita ed ingiusto non riconoscerlo che Unione europea significa anche pace, libertà, coesione, sviluppo, competitività. Non solo sulla carta: le pagine positive sono più di quelle negative. Ma chi ne parla? E forse è proprio questo il punto, la priorità sulla quale lavorare fin da oggi. Di Europa se ne parla poco, male e limitatamente a quanto “non va”. Parliamone di più, meglio e parliamo anche di quello che “va”. Scuola e comunicazione hanno su questo aspetto responsabilità ancora maggiori rispetto a Governi ed Istituzioni; a patto di rendersene conto e – appunto – di parlarne. SIR Europa è da dieci anni in questa linea e continuerà professionalmente a offrire il suo contributo di informazione e riflessione perché, nella Chiesa e nella società, ci sia un pensiero europeo adulto.