IMMIGRAZIONE

Mare “Mostrum”

“Fortress Europe” racconta le morti degli immigrati nel Mediterraneo

Dall’inizio dell’anno sarebbero 339, secondo i dati forniti da Caritas Italia, le persone morte nel Canale di Sicilia, nel tentativo di raggiungere le coste italiane. In tutto il 2008 erano stati 642. Dal 1988 le morti legate all’immigrazione, documentate dalla stampa internazionale sono state 14.661, tra cui si contano 6.327 dispersi. Sono dati sull’immigrazione in Europa riportati dal sito internet Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com/), fondato dal giornalista, Gabriele Del Grande, che da 4 anni segue i flussi migratori nel Mediterraneo, racconta cifre e storie di viaggi della speranza facendo memoria delle vittime. SIR Europa lo ha intervistato.Com’è nata l’esperienza di Fortress Europe?“Nel 2005 ho iniziato a raccogliere dei dati sull’immigrazione per scriverne un articolo, partendo dai vari quotidiani dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Scoprii che dalla fine degli anni 80 erano morti circa 3mila immigrati, nella speranza di arrivare in Europa, mentre oggi quel numero sappiamo è salito a 14mila. Da un articolo si è arrivati a creare una rassegna stampa aggiornata in cui si ricorda chi ha perso la vita in quei tragici viaggi e da cui emerge la situazione sull’immigrazione nei Paesi dell’Ue”.Quali sono i Paesi europei più direttamente coinvolti nel flusso migratorio?“Sono tre le principali porte di ingresso per l’Europa: Italia, Spagna e Grecia. In Italia la situazione è difficile, ma certamente gli altri Paesi non trattano meglio queste persone. La Grecia è accusata da anni di affondare i gommoni carichi di rifugiati afgani e iracheni in prossimità delle coste turche, dopo averli respinti in alto mare. Mentre la Spagna ha praticato i respingimenti in mare affiancando un lavoro diplomatico per firmare accordi bilaterali di riammissione con i principali Paesi di origine degli emigranti dell’Africa occidentale”. Con quali risultati?“Nel 2007 e 2008 il numero delle vittime al largo dell’arcipelago spagnolo è continuato a crescere, di pari passo con l’allungarsi delle rotte in alto mare per evitare i pattugliamenti congiunti e i respingimenti verso le coste africane. Allo stesso tempo è diminuita l’età dei passeggeri. Ormai sono soprattutto minori non accompagnati, che proprio per la loro età non possono essere rimpatriati. C’è da dire che nei primi mesi del 2009 il numero degli sbarchi alle Canarie è crollato. Al contrario sono aumentati in Italia, Malta e Grecia”.Tanti Paesi, tante politiche migratorie: su cosa dovrebbe puntare una politica comune europea sull’immigrazione?“Innanzitutto alla mobilità Sud-Nord. L’Ue dovrebbe investire con coraggio nella libera circolazione dei cittadini in tutti gli Stati del Mediterraneo. Bisogna lavorare su una politica che accolga ed integri queste persone. Per quanto riguarda i rifugiati politici si dovrebbe superare il Regolamento Dublino II, che oggi obbliga i richiedenti asilo a fare domanda nel primo Paese d’ingresso e a vivere lì. Tutto questo in un continente dove la Grecia riconosce lo 0,3% delle richieste e l’Italia il 50%. Si tratta di una norma pensata per ridurre il carico degli Stati centrali, Francia e Germania in primis, a danno degli Stati frontalieri che – vedi Malta e Cipro ad esempio – si trovano in seria difficoltà per il rapporto demografico rifugiati/popolazione, mentre in Germania i centri di accoglienza chiudono perché non ci sono più sufficienti richieste di asilo. L’ideale sarebbe applicare un unico sistema di riconoscimento e permettere ai rifugiati di circolare e risiedere liberamente nell’Ue. Dopotutto parliamo di cifre basse: 240.000 richieste d’asilo nei 27 Stati membri. E parliamo di dati in decrescita. Le richieste infatti erano 700.000 nei 15 Stati membri nel 1992. Di queste poi via mare ne arriva solo una parte. Ricordo che nel 2008 sono sbarcate 67.000 persone lungo tutta la frontiera sud europea, meno rispetto al fabbisogno di manodopera straniera richiesto”.Quale può essere il ruolo dei Paesi di provenienza dei migranti per evitare una simile strage? Sono effettivamente utili gli accordi bilaterali? “La soluzione non va cercata negli accordi bilaterali. Il ruolo dei Paesi di provenienza dovrebbe essere quello di offrire un futuro ai propri giovani. L’emigrazione di massa è un giudizio senza appello del malgoverno di quei Paesi. Ma al tempo stesso è la soluzione a se stessa perché ogni anno miliardi di euro di rimesse rientrano sotto forma di consumi e investimenti nei Paesi da dove gli emigrati sono partiti, portando boccate d’ossigeno all’economia locale. Infine c’è una latitanza totale di fronte alle violazioni dei diritti dei propri cittadini. Nessuno Stato del Sud del mondo insorge di fronte alle notizie di maltrattamenti subiti dai propri cittadini nelle espulsioni e nella clandestinità in Europa”.Come giudica il comportamento dei media internazionali circa la diffusione di notizie sull’immigrazione e sulle stragi ad essa collegate? “I media hanno grosse responsabilità. C’è una distorsione scientifica della realtà. Hanno creato l’allarmismo dell’invasione, quando i dati mostrano che dal mare arrivano pochissime persone. Mai si è data la parola ai passeggeri di quelle imbarcazioni. Perché in 10 anni di sbarchi quasi mai stampa e tv hanno chiesto ai passeggeri di quelle barche cosa li avesse spinti a partire? E lo stesso con le stragi. Quando mai la stampa ci ha aiutato a restituire dignità e umanità a quelle vittime?”.