ISLAM
Hervé-Pierre Guillot sulla risoluzione del Consiglio d’Europa
Una risoluzione votata il 23 giugno quasi all’unanimità dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa su “Islam, islamismo e l’islamofobia in Europa”. Il testo, in cui si fa il punto sulla presenza degli musulmani in Europa, sulle leggi approvate da alcuni Stati europei e sulle responsabilità di ciascuna parte, si conclude con l’invocazione a dare vita ad un sincero dialogo interculturale e a credere nella possibilità della “coabitazione pacifica” sulla base dei valori europei dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto. Se quindi da una parte il Consiglio d’Europa richiama i musulmani ad accettare questi valori, chiedendo di rinunciare definitivamente all’idea di “realizzare una società parallela”, dall’altra ha messo in guardia tutti i 47 Stati del Consiglio d’Europa da ogni forma di discriminazione nei confronti dell’Islam. Da qui il richiamo al dibattito sul velo integrale in atto in alcuni Paesi europei e al recente referendum svizzero sui minareti. Ne parliamo con Hervé-Pierre Guillot, dell’Ocipe – Jesuit european office, che ha partecipato a Strasburgo al dibattito parlamentare. Come è stato il dibattito in aula?“Sono state sottolineate tre cose: la prima, sollevata da più di un oratore, è che bisogna assolutamente dire che islamismo e islamofobia sono due correnti che si alimentano reciprocamente e si rafforzano a vicenda. Per islamismo si intende quell’aspetto politico estremista dell’islam. Per cui se in Europa prende piede l’islamismo, per contraccolpo si rafforza anche l’islamofobia. Il secondo elemento che è stato sottolineato durante il dibattito è stato il ruolo che in questo ambito può essere giocato dai media per la loro responsabilità che hanno nell’influenzare prese di posizioni a livello di opinione pubblica e istituzionale. È stata quindi richiamata la responsabilità per quanto si scrive, per come si raccontano i fatti e quindi per il modo in cui si rappresenta al grande pubblico l’islam. Ed è stato fatto notare come questo ruolo si dimostri ancora troppo debole e che l’islam viene purtroppo presentato in maniera non positiva, con visioni semplicistiche e per cliché. Il terzo elemento che ho notato è che la Commissione che ha redatto il documento ha chiaramente indicato che è contro un divieto generalizzato all’uso del burqa da parte delle donne. È una presa di posizione che ha suscitato un certo dibattito soprattutto da parte di deputati della Francia (dove attualmente è in corso processo legislativo sulla questione), che hanno fatto sentire la loro voce sulla nozione molto francese della laicità”. Quanto pesa secondo lei il ruolo dell’informazione? “In stretto rapporto con la questione del ruolo dell’informazione, è stata anche sottolineata l’importanza di tutti coloro che in qualche modo svolgono un ruolo educativo. Si è richiamata la responsabilità ad una educazione alla “religione al plurale” auspicando soprattutto nelle scuole la presenza di persone informate e formate per far cadere ogni stereotipo legato alla appartenenza religiosa. E ciò vale non solo per l’Islam, ma anche per il giudaismo, per la cristianità. Si tratta cioè di non fomentare pregiudizi relativi alla appartenenza religiosa e che il pregiudizio debba comunque e sempre essere combattuto”.Quale immagine di Europa emerge?“Il Consiglio d’Europa, mettendo questo tema al centro di una sua risoluzione era perfettamente consapevole del rischio che stava prendendo. Consapevole cioè che questo tema è una questione oltre che estremamente delicata anche fortemente dibattuta in Europa, e che ci sono all’interno del Consiglio d’Europa rappresentati Paesi a maggioranza musulmana. Con la presente risoluzione – almeno a mio parere – il Consiglio d’Europa ha espresso l’auspicio di portare il suo contributo per una migliore intensa tra i diversi popoli d’Europa e combattere le incomprensioni che sono spesso frutto di cattive informazioni”. Quindi al Consiglio d’Europa sta a cuore la lotta contro ogni pregiudizio?“Sì, è la questione dei pregiudizi che bisogna assolutamente combattere. L’assemblea parlamentare, attraverso il suo lavoro, si sente chiamata a contribuire sia a mettere in circolo una informazione corretta sia a richiamare l’Europa dalla tentazione di cadere nei pregiudizi che possono arrivare. Si tratta quindi di costruire un’Europa capace di far convivere i diversi popoli che la abitano in una serena interculturalità in cui ciascuno può mantenere la sua specificità ma senza mai cadere nei pregiudizi, soprattutto in quelli dettati da motivi religiosi”.Una considerazione finale?“È stato un dibattito assolutamente interessante perché ha messo al contro una questione fondamentale, e cioè la presenza e il posto dell’Islam in Europa oggi. Ed ha ribadito l’importanza dell’educazione e l’informazione della popolazione per evitare di cadere nella piaga dei pregiudizi e degli stereotipi, rimandando a ciascun cittadino d’Europa la responsabilità di riflettere su ciò che è in gioco e a tutti coloro che hanno responsabilità educative ad affrontare queste questioni nella maniera più limpida e libera da ogni stereotipo”.