PARLAMENTO UE

Servono buone decisioni

Il presidente Buzek guarda oltre il summit del 17 giugno

È stata una settimana impegnativa: prima la sessione plenaria a Strasburgo (14-17 giugno), poi l’intervento al Consiglio europeo di Bruxelles (17 giugno). Quindi altri incontri ufficiali, discorsi, momenti pubblici. Jerzy Buzek, già leader di Solidarnosc assieme a Lech Walesa, quindi premier a Varsavia, da un anno è presidente del Parlamento Ue. Con i suoi stretti collaboratori sta affrontando una vasta gamma di dossier: dalla crisi economica alla creazione della comunità dell’energia, un suo punto fermo; dalla tutela dei consumatori (se ne è discusso a lungo nei giorni scorsi in emiciclo) alla creazione del servizio diplomatico dei Ventisette. “Il Consiglio europeo assume decisioni che avranno effetti sulle generazioni future. E servono buone decisioni”, dichiara a margine del summit, dove ha portato le posizioni dell’Assemblea. “Con il Trattato di Lisbona il Parlamento ha nuovi e più ampi poteri – aggiunge -. Le decisioni devono essere assunte con il metodo comunitario” e non devono limitarsi alla volontà dei governi. “C’è molto da fare”. Buzek è stato il primo politico a prendere la parola al tavolo del vertice. Arrivava direttamente da Strasburgo, dove l’aula aveva votato una serie di risoluzioni anche in riferimento ai temi inscritti nell’agenda del Consiglio: strategia Europa 2020 per la crescita e il lavoro, verifica sulla situazione delle finanze pubbliche dei Paesi membri, preparazione del G20 di Toronto, sorveglianza macroeconomica, revisione del Patto di stabilità, posizione comune sugli Obiettivi del millennio per il vertice Onu di settembre. “C’è molto lavoro da fare per recuperare la fiducia economica e per evitare nuove crisi in futuro – commenta Buzek -. È inoltre essenziale che si giunga a proposte e decisioni valide per tutti i 27 Stati aderenti”. Per uscire dalla crisi “la strategia attuale non è sufficiente, occorrono interventi più ambiziosi e soprattutto un coordinamento comunitario, una governance dell’economia. Questo è il messaggio emerso dalla sessione plenaria dell’Europarlamento che ho trasmesso” ai capi di Stato e di governo. Recessione e ripresa. I fogli del discorso, diviso in due parti (La sfida economica; Relazioni esterne), sono fitti di annotazioni, titoletti, appunti. Buzek guarda oltre il summit e cerca di intravvedere gli impegni che attendono l’Europa: “Non servono nuove istituzioni nell’Ue, bisogna far funzionare quelle che abbiamo”. Ad esempio per quanto riguarda la governance economica, il presidente è convinto che “deve essere la Commissione a svolgere il ruolo di coordinamento” finora mancato. Ma è pure necessario rivedere il Patto di stabilità e crescita, da rendere vincolante, assegnare maggiori poteri di controllo a Eurostat, rispettare le decisioni che si assumono insieme. Il politico polacco è convinto che non ci si deve fermare alle urgenze imposte dalla recessione: Europa 2020 deve prevedere futuri investimenti pubblici pur nel rispetto dei bilanci statali, accompagnare il completamento del mercato unico e la crescita delle regioni arretrate. Tale “strategia di uscita” dalla crisi, intesa a rilanciare l’economia e il modello sociale europeo, comprende precisi impegni sul versante della formazione, dell’inclusione sociale, della riduzione della povertà. Riforme, sacrifici. “Ho girato tanti Paesi in questo periodo – precisa Buzek – fra i quali Spagna, Grecia, Portogallo. In tutta Europa emergono difficili situazioni socioeconomiche e per questo servono riforme di lungo periodo. Bisogna però dire onestamente ai cittadini che occorrono sacrifici per salvaguardare le pensioni e per costruire posti di lavoro” per le prossime generazioni. Il presidente passa ai ricordi personali: “Io sono stato dentro il sindacato Solidarnosc e quindi ho promosso degli scioperi contro il governo di allora in Polonia per difendere l’occupazione. Poi sono passato a guidare il governo nazionale e ho dovuto realizzare delle riforme difficili che però hanno consentito di dare stabilità finanziaria, controllare il budget, assicurare la sostenibilità del sistema pensionistico. Queste riforme sono richieste in questa fase e devono essere realizzate dai governi in carica, non importa di quale tendenza politica, con un confronto aperto alle opposizioni”. Oltre il summit. Il presidente del Parlamento, docente universitario e ricercatore, figura di riferimento del Partito popolare europeo, il 3 luglio compirà settant’anni, assolutamente ben portati. “Davanti al Consiglio – aggiunge – ho insistito sulla proposta di comunità dell’energia, per assicurare gli approvvigionamenti e una posizione comune dell’Ue sui mercati internazionali”. Il suo intervento ha trattato degli Obiettivi del millennio e della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, del vertice G20 di Toronto di fine giugno, della necessità di avviare “al più presto” il servizio diplomatico Ue nei Paesi terzi (European External Action Service) e si è concluso con un richiamo ai 27 Paesi membri affinché assicurino “la trasparenza e il buon funzionamento” dell’Ue. Un richiamo al “buon governo” e al “metodo comunitario” che Buzek rilancia per il dopo-summit.