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La principale risorsa

Benedetto XVI alla Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa

Parlare di banca ad una banca e, così facendo, parlare non solo di finanza, ma di Europa, di valori cristiani, di solidarietà, di capitale umano e di incontro tra razionalità e amore disinteressato. È quanto ha fatto Benedetto XVI sabato scorso 12 giugno, parlando alla Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa (Ceb), di cui è membro anche la Santa Sede.Si sa che le scienze umane spesso considerano razionale quanto serve a massimizzare i risultati. Per molto tempo l’economia ha parlato di “razionalità economica” – e la finanza di “razionalità finanziaria” – intendendo con ciò un ipotetico comportamento razionale a cui tutti gli uomini si atterrebbero quando si occupano di queste cose: ottenere il massimo beneficio con il minimo costo. C’è però anche un altro concetto di razionalità, secondo il quale questa sarebbe la capacità dell’uomo di perseguire dei fini che hanno valore in se stessi. Non, quindi, in vista di ottenere altri beni, ma per se stessi. La persona umana è tale proprio perché sa dire di sì alle proprie azioni seguendo solo questi criteri razionali. Gli animali dicono no ad un impulso solo dietro la pressione di un impulso più grande, ma l’uomo dice di sì o di no alla propria volontà in considerazione del bene o del male, di quanto egli dovrebbe fare. Sulla base di queste due concezioni della razionalità, si è prodotta una dissociazione tra agire economico ed agire morale: il primo sarebbe mosso dal criterio dell’utilità materiale e in esso non ci sarebbe nessun bene meritevole di essere perseguito per se stesso, il secondo sarebbe mosso invece dalla gratuità, ossia dal non aspettarci niente di ritorno dato che quel bene merita di essere perseguito per se stesso.Il Papa, parlando alla Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa, ha chiesto di superare questa contrapposizione, sostenendo che lo scopo di una banca non è mai solo finanziario, come del resto, secondo lui, ha dimostrato proprio la storia della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa. Questa ha uno scopo solidale, e la solidarietà è proprio uno di quei beni che non si perseguono in vista di altro, ma solo per se stessi, in quanto cioè sono importanti per la costruzione dell’uomo. La Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa, ha detto Benedetto XVI, è stata fondata per favorire l’integrazione sociale, la salvaguardia dell’ambiente, la imprenditorialità della società civile e le reti di solidarietà che innervano le comunità dei popoli europei. Inoltre essa è stata fondata per aiutare l’Europa, per permetterle meglio di “respirare con due polmoni”, come disse Giovanni Paolo II, per essere, quindi, elemento di civilizzazione, di giustizia e di pace. Ed anche l’Europa, come la solidarietà, è un bene da perseguire di per sé e non in vista di altro. Non è come il denaro o la copertura assicurativa, che servono a proteggere altri beni utili: l’Europa è un progetto qualitativo, un progetto di comunità umana capace di vivere veramente come tale. Ed ecco il punto: la persona umana è la realtà che più di ogni altra va perseguita non in vista di altro, ma per se stessa se, anche Dio, come scrive la Gaudium et spes, l’ha amata solo per se stessa e ne ha fatto quindi il principio, il soggetto e il fine della società. Dire che la principale risorsa è l’uomo non significa solo esprimere un dato economico, ma anche spirituale e religioso. L’Europa deve essere aiutata, non solo materialmente ma anche spiritualmente, a riscoprire questa sua vocazione di servizio al bene umano integrale. Qui non può mancare il confronto con il Cristianesimo, che ha partecipato a costruire la civiltà europea e rappresenta un elemento fondamentale della sua identità spirituale. I temi della giustizia, della solidarietà e della pace nascono dentro questa identità: sono temi umani ed europei, sono temi europei perché umani ed umani perché cristiani: “L’economia e la finanza non esistono per se stesse, esse non sono altro che uno strumento, un mezzo. Il loro fine è unicamente la persona umana e la sua piena realizzazione nella dignità. È questo l’unico capitale che è opportuno salvare. E in questo capitale si trova la dimensione spirituale della persona umana. Il Cristianesimo ha permesso all’Europa di comprendere cosa sono la libertà, la responsabilità e l’etica che impregnano le sue leggi e le sue strutture societarie. Emarginare il Cristianesimo – anche attraverso l’esclusione dei simboli che lo manifestano – contribuirebbe a privare il nostro continente della sorgente fondamentale che lo alimenta instancabilmente e che contribuisce alla sua vera identità”.Nella Caritas in veritate, Benedetto XVI ha chiesto che la fraternità e l’uguaglianza entrino a pieno titolo nell’ economia e nella finanza. Parlando ora alla Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa, egli ha fornito un esempio concreto, si è rivolto ad un soggetto particolare, si è appellato ad una storia unica. Nello stesso tempo, però, l’appello si è fatto più generale, anzi è diventato un vero e proprio invito rivolto alle banche europee a riscoprire queste loro origini storiche: “Esiste in Europa un ricco passato che ha visto svilupparsi esperienze di economica basate sulla fratellanza. Esistono imprese che hanno un fine sociale o mutualistico. Esse hanno sofferto per le leggi del mercato, ma desiderano ritrovare la forza della generosità delle origini”. Sono molti gli istituti finanziari europei che dovrebbero raccogliere questo invito del Papa.