JERZY POPIELUSZKO

Un prete per un popolo

Proclamato beato domenica 6 giugno a Varsavia

Una folla di oltre 200 mila fedeli si è riunita domenica 6 giugno a Varsavia per la cerimonia di beatificazione del sacerdote polacco padre Jerzy Popieluszko (1947-1984), rapito e ucciso all’età di 37 anni da funzionari dei servizi del regime comunista. Tra i numerosi rappresentanti delle autorità civili erano presenti Jerzy Buzek, presidente del Parlamento europeo, e Lech Walesa, ex presidente polacco e premio Nobel per la pace. La celebrazione è stata presieduta da mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, e concelebrata dal card. William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, insieme ad oltre un migliaio di vescovi e sacerdoti. In questa pagina il servizio della giornalista di SIR Europa, Anna T.Kowalewska.Messe per la patria. L’inverno del 1981 fu molto freddo e duro. La legge marziale, imposta a metà dicembre dalle autorità comuniste per soffocare il movimento di Solidarnosc (10 milioni di persone, più di un quarto dell’intera nazione), comportò il coprifuoco e la sospensione delle libertà democratiche come il diritto alle manifestazioni e alle assemblee pubbliche contribuendo ad infondere la paura. Per le strade delle grandi città giravano i blindati, agli incroci stazionavano militari in tenuta da guerra. Incutere terrore era compito della polizia che arrestava gli attivisti del sindacato libero e li portava nottetempo negli sconosciuti luoghi di detenzione, ci perquisiva, ci intimoriva, ci minacciava, reprimendo con forza qualsiasi voce contraria all’ateismo comunista del partito-guida dell’intero popolo. A gennaio di quell’inverno, nella chiesa di San Stanislao Kostka a Varsavia, padre Popieluszko celebrò la prima delle messe “per il Paese” che allora sembrava sull’orlo di una guerra civile o in procinto di essere invaso dall’Armata Rossa. La voce delle “messe per la patria” si sparse subito tra la gente. Nonostante il divieto di organizzare delle assemblee, alle celebrazioni di padre Jerzy partecipava un crescente numero di persone provenienti da tutti gli ambienti sociali: semplici operai, rappresentanti delle elite intellettuali, culturali e dello spettacolo. Durante la cerimonia di beatificazione mons. Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, ha ricordato che nelle omelie “basate sugli insegnamenti di Giovanni Paolo II e del card. Wyszynski” padre Popieluszko parlava della libertà e della verità allora cancellate dal regime, di coloro che furono arrestati e trattenuti nei campi dell’internamento, di coloro che per essersi iscritti al sindacato indipendente persero il lavoro, delle famiglie con bambini piccoli che da un giorno all’altro si trovarono senza mezzi di sostentamento, di minatori massacrati da reparti speciali di polizia nella miniera di Wujek in Slesia e delle altre vittime del regime. Padre Jerzy diceva quelle cose in modo semplice e chiaro, diretto ma pacato, senza odio né voglia di vendetta. “Vinciamo il male con il bene” chiedeva a quanti, durante la messa, oltre al segno della croce osavano alzare la mano nel gesto della vittoria per l’agognata liberazione dal potere sovietico. Le parole di padre Popieluszko ci facevano sentire uniti e ci permettevano di ritrovare il coraggio necessario per affrontare, come se niente fosse, l’assurdità dei nostri militari polacchi per la strada, di reggere la paura degli interrogatori, di sostenere la prigione così come la dura quotidianità. Il cappellano di Solidarnosc. La notizia della morte atroce del sacerdote, giunta il 30 ottobre del 1984 a dieci giorni dalla sua scomparsa, ci sconvolse tutti. Colui che voleva sconfiggere il male facendo del bene era caduto vittima dei carnefici comunisti. Durante il rito di beatificazione, l’arcivescovo di Varsavia ha ricordato che “proprio a causa di quel suo atteggiamento, padre Popieluszko era considerato pericoloso per il sistema comunista e le autorità del regime scatenarono contro di lui una campagna di repressioni”. Secondo il sondaggio effettuato dal prestigioso Istituto Cbos ad un mese dalla beatificazione, il 78% dei polacchi dichiara di conoscere bene la figura di padre Popieluszko e di essere convinto della rilevanza nazionale della beatificazione del sacerdote. Su una delle pareti della chiesa di San Stanislao Kostka, principale luogo di culto del nuovo beato, tra tante lapidi che commemorano i cittadini polacchi che nei secoli hanno sacrificato la loro vita in nome di Dio e della patria ne troviamo anche una intitolata al sacerdote italiano don Giovanni Minzoni, ucciso a bastonate la sera del 23 agosto 1923 da due squadristi di Italo Balbo. Nell’immagine collettiva padre Popieluszko è il cappellano di Solidarnosc, patrono di giustizia sociale e simbolo di ideali che sembra a volte difficile perseguire oggi in una società libera, democratica e consumista. Per alcuni fra coloro che assistettero alle sue messe e poi, nonostante i divieti, si radunarono in folla oceanica per il rito funebre, rimane la guida verso una fede più profonda, una verità più pura, un amore per il prossimo più generoso. Dal momento che, come diceva lo stesso padre Jerzy, “al cristiano non può bastare solo la condanna del male, della menzogna, della viltà, della violenza, dell’odio, dell’oppressione; ma egli stesso deve essere autentico testimone, portavoce e difensore della giustizia, del bene, della verità, della libertà e dell’amore”.