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Un’Europa smarrita

Più volontà politica comune per uscire dalla crisi

Giornali e tv diffondono un senso di smarrimento generale dell’Europa di fronte alla tempesta economico-finanziaria che affligge in questo periodo la Grecia. Le stesse istituzioni comunitarie non lo nascondono. Considerando che quantomeno il Portogallo e la Spagna – in misura ancora non definita – si preparano ad affrontare una situazione simile, malgrado le dovute rassicurazioni verso l’esterno si intuisce la difficoltà di Bruxelles e Francoforte a gestire la crisi. Crisi che non si limita alla sfera dei conti pubblici e/o della moneta unica: empasse istituzionale in Belgio; ritorno ad un isolazionismo non proprio filo-europeistico nel Regno Unito del nuovo corso; deriva sociale nell’Ungheria retta dal Fondo Monetario Internazionale; povertà delle famiglie in crescita esponenziale un po’ ovunque.Tale smarrimento si spiega meglio se si pensa che un contributo fondamentale al "momento no" risulta provenire proprio dall’Europa: meglio, dalla sua debole presenza, tanto politica quanto economica, unita all’accondiscendenza nel passato anche recentissimo verso certi comportamenti di singoli Governi che hanno inteso negli anni fare il proprio interesse a discapito di quello comunitario. A taluni è andata bene, a talaltri (vedi Grecia) meno. Per questo motivo la saggia gestione dell’economia rappresenta nel brevissimo termine una priorità assoluta. Due anni di crisi internazionale hanno portato alla luce i problemi: l’Euro è vulnerabile se non protetto da una politica comune, i bilanci statali sono quasi tutti in rosso, il sistema pensionistico oggi come oggi non garantisce il domani, clientelismo e corruzione sono spesso la regola, e non l’eccezione. Se il Fondo Monetario è ormai nell’anticamera di Eurolandia, la Banca Centrale ed i Governi hanno il dovere di accompagnarlo alla porta; devono trovarne la capacità.Da parte dell’Europa che comprende di aver sbagliato si auspica dunque una reazione. A livello finanziario ed istituzionale, certo, ma anche a livello della gestione quotidiana della politica e dell’economia vicino ai cittadini che percepiscono lo smarrimento, vedono il peggioramento della qualità di vita e ne presentono un calo ulteriore. Un labirinto per uscire dal quale le rotte sinora percorse sono palesemente inadeguate, senz’altro anche a causa della scarsa attitudine di chi è al potere a calarsi nella quotidianità della gente. Il passaggio dallo smarrimento alla paura è breve. Ma è breve anche il passaggio dallo smarrimento al ritrovamento della via. È a questo che si deve puntare.