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Non ci sarà ripresa economica senza cultura, etica e spiritualità
Lo scorso 9 maggio, i ministri delle Finanze dell’Unione Europea hanno adottato un meccanismo di salvataggio per i Paesi della zona euro che hanno maggiori difficoltà nella gestione dei propri conti pubblici. Questo meccanismo permette di mobilitare fino a 750 miliardi di euro e si aggiunge a un aiuto di 140 miliardi di euro per la Grecia che i capi di Stato e di Governo dell’Unione Monetaria avevano avvallato due giorni prima. Destinate a ristabilire la credibilità di alcuni stati della zona euro presso i propri creditori e a frenare la caduta della valuta europea, queste misure sono state attuate quando la moneta unica – e con essa l’Unione Europea – si trovava sull’orlo del baratro. Tuttavia, resta inteso che l’aiuto alla Grecia e i nuovi meccanismi per la stabilizzazione finanziaria permettono al massimo di guadagnare qualche anno prima che la crisi del debito europeo scoppi nuovamente. Si parla di circa tre anni. Le banche, le assicurazioni e i fondi pensionistici che prestano denaro agli stati membri della zona euro dovrebbero solo aspettare che il tasso di crescita di un continente sia troppo debole per rimborsare un debito pubblico che è esploso nel corso degli ultimi trent’anni. Si aggiunge a tutto ciò la questione di una demografia in declino, la perdita della base industriale e del know-how europeo. Inimmaginabile qualche mese fa, siamo dunque, a sessant’anni dalla Dichiarazione di Robert Schuman, entrati in una grave crisi politica. Dopo la crisi finanziaria ed economica, l’Europa monetaria e politica è ora in pericolo. “Ma dov’è pericolo, cresce anche ciò che salva” ci consola il grande poeta tedesco Friedrich Hölderlin nella sua poesia “Patmos”. E ciò che salva lo si può trovare in una nuova determinazione dei nostri responsabili politici ad affrontare le principali sfide per la ripresa: Sarà necessario ridurre i deficit e i debiti pubblici, poi riguadagnare il controllo politico dei mercati finanziari e – infine – trovare la via di una crescita economica durevole. Quanto al primo punto, il 21 maggio un gruppo di lavoro diretto dal Presidente del Consiglio d’Europa Herman van Rompuy e composto dai ministri delle finanze si è riunito per la prima volta a Bruxelles per rafforzare la governance economica dell’Unione Europea. Esso prevede di migliorare la disciplina dei bilanci, di ridurre le divergenze di competitività tra regioni europee e stabilire un meccanismo efficace in caso di crisi. Da parte sua, il 20 maggio, nel corso di una grande conferenza a Berlino, il Commissario Europeo Michel Barnier ha svelato un catalogo impressionante di misure per una migliore regolamentazione dei servizi finanziari. Resta ancora da ritrovare un nuovo dinamismo economico, e il contributo più importante in questo senso viene attualmente da Mario Monti, che ha prodotto un eccezionale rapporto per una nuova strategia per il mercato unico. Questo rapporto, scritto su richiesta di José Manuel Barroso e pubblicato sempre il 9 maggio, non ha per ora ricevuto tutta l’attenzione che merita. Per Mario Monti, un migliore funzionamento del mercato unico apre prospettive di crescita senza le quali noi non riusciremo semplicemente a rimborsare i debiti pubblici. Li lasceremo alla generazione successiva. In circa centotrenta pagine, l’ex commissario europeo e ministro Italiano illustra le proprie proposte per la costruzione, la promozione e una migliore attuazione del mercato unico che è lo strumento principale dell’Unione Europea. Tali proposte riguardano la libera circolazione dei lavoratori, la trasparenza dei servizi bancari, il commercio elettronico, un mercato comune per i prodotti “verdi”, un sistema di trasporto più fluido, la finalizzazione del mercato unico per i servizi, l’emissione di obbligazioni europee, e così via. È il numero di idee e la chiarezza della presentazione che impressionano qualsiasi lettore interessato. L’autore del rapporto, che ha condotto ampie consultazioni prima di redigere il proprio documento, insiste d’altronde sul ruolo del mercato unico per far vivere “un’economia di mercato sociale e altamente competitiva”, una nozione che si trova d’ora in poi inscritta nel Trattato dell’Unione Europea.Per i cristiani in Europa, questo rapporto offre l’opportunità di associarsi nuovamente ad un progetto concreto per fare avanzare l’Unione Europea. È possibile interpretarlo alla luce dell’obiettivo dello sviluppo umano integrale di cui ci parla Benedetto XVI nella sua ultima enciclica “Caritas in veritate”, perché la crescita economica contribuisce allo sviluppo umano integrale. Tuttavia, la crescita economica dipende prima di tutto dallo sviluppo intellettuale, culturale e addirittura spirituale delle persone. Questa crescita è quella che probabilmente ci manca di più oggi. La sua assenza è all’origine della grande crisi che viviamo in Europa. La Chiesa ha ragione a ripeterlo.