Italia: la 61ª assemblea CeiUna sentenza “discussa”, accolta “con lo stupore dell’incredulità”, in quanto frutto “di un malinteso senso della laicità”. Così il card. Angelo Bagnasco, aprendo, il 24 maggio, la 61ª Assemblea della Conferenza episcopale italiana, ha definito la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo sull’esposizione del Crocifisso nelle scuole italiane. Di qui l’auspicio di “una lungimirante rettifica” in sede di ricorso nel prossimo mese di giugno, “in forza anche delle ragioni che in modo autorevole e competente sono state espresse in diverse sedi, essendosi trattato di un pronunciamento che non solo contraddice la giurisprudenza consolidata della stessa Corte, ma trascura del tutto – fino a negarle – le radici iscritte nelle costituzioni, nelle leggi fondamentali sulla libertà religiosa e nei concordati della stragrande maggioranza dei Paesi membri”. Tra gli argomenti affrontati nella prolusione, il “dramma della pedofilia”. La Chiesa italiana – ha assicurato il cardinale – ha affrontato e affronta la questione della pedofilia attraverso l'”inderogabile compito di fare giustizia nella verità, consapevoli che anche un solo caso in questo ambito è sempre troppo, specie se il responsabile è un sacerdote”. “In nessuna stagione”, le parole del cardinale, “la Chiesa ha inteso sottovalutare” il “dramma della pedofilia”, e l’episcopato italiano ha “prontamente recepito” le “direttive chiare e incalzanti che da tempo sono impartite dalla Santa Sede,” improntate alla “determinazione a fare verità fino ai necessari provvedimenti, una volta accertati i fatti”. “L’opinione pubblica come le famiglie – è il messaggio centrale del card. Bagnasco – devono sapere che noi, Chiesa, faremo di tutto per meritare sempre, e sempre di più, la fiducia che generalmente ci viene accordata anche da genitori non credenti o non frequentanti. Non risparmieremo attenzione, verifiche, provvedimenti; non sorvoleremo su segnali o dubbi; non rinunceremo a interpretare, con ogni premura e ogni scrupolo necessari, la nostra funzione educativa”. Tema centrale dell’assise dei vescovi italiani, gli Orientamenti pastorali per il decennio 2011-2020, incentrati sulla dimensione educativa. Inghilterra: “no” alla pubblicità pro-abortoA prodotti o servizi che propongono l’aborto o che rimandano ad esso, siano di natura commerciale o relativi ad organizzazioni no profit – non dovrebbe essere permesso fare pubblicità nei media. È quanto chiedono i vescovi di Inghilterra e Galles in risposta ad una consultazione pubblica del Bcap (Broadcast committee of advertising practice) sulla pubblicità nei media. “L’aborto – ha dichiarato nei giorni scorsi un portavoce dei vescovi inglesi – non è un prodotto di consumo. Presentarlo in questo modo è lesivo del rispetto della vita ed è altamente dannoso per le donne che potrebbero sentire la pressione fino a prendere una decisione veloce che non potrebbe mai essere cambiata. Per cui, permettere la pubblicità all’aborto non è nell’interesse della salute psicofisica delle donne”. Dal canto loro i vescovi “incoraggiano e sostengono le donne affinché facciano scelte informate circa il loro benessere psicofisico. I vescovi sostengono molte associazioni che fanno questo lavoro, in particolare le organizzazioni chiamate ‘Life’ che offrono informazioni, danno consigli ed aiutano le donne che vorrebbero abortire, che soffrono per la fine di una gravidanza o che lottano dopo un aborto”.Olanda: un sito web per i caldei in Europawww.chaldeaneurope.eu: è l’indirizzo del nuovo sito della comunità caldea in Europa, composta da 100 mila cattolici che vivono soprattutto in Svezia, Germania e Francia. A dare la notizia è il sito ‘baghdadhope’ che riporta le dichiarazioni di mons. Philip Najim, visitatore apostolico per la chiesa caldea in Europa e procuratore caldeo presso la Santa Sede. “Il sito, attivo dal 18 maggio, si rivolge ai caldei di vecchia e di nuova immigrazione in Europa – spiega mons. Najim – e si propone di diventare il centro dell’informazione e dell’unione dei nostri fedeli in Europa. Dedicare loro un sito significa sottolineare l’importanza del fenomeno della diaspora che nella maggior parte dei casi – specie in quello dei nuovi arrivati – ha avuto origine da varie difficoltà nei diversi Paesi d’origine, Iraq e Turchia in testa”. L’idea del sito è stata lanciata a settembre 2009 dallo stesso Najim nell’incontro dei sacerdoti caldei che operano in Europa. Responsabile del sito è padre Firaz Ghazi, parroco in Olanda che coordina un comitato che si occupa dei contenuti. Per il momento il sito è in arabo ed in inglese e tra i suoi scopi primari c’è anche la ricerca di contatti con tutte le realtà di informazione cattolica europee. La Chiesa caldea è guidata dal card. Mar Emmanuel III Delly. Attualmente conta 8 arcidiocesi, 9 diocesi e 20 vescovi, 112 parrocchie e 3 missioni servite da 150 sacerdoti in tutto il mondo. C’è un ordine monastico, l’Antoniano di Sant Hormizda con 40 monaci, un seminario maggiore in Iraq ed uno negli Usa, 3 ordini di suore, 2 in Iraq ed uno a San Diego (California).