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Che i due si incontrino

Secolarismo e cultura della fede in Europa

La folla che ha accolto Benedetto XVI in Portogallo e in particolare a Fatima, l’affetto che la gente ha manifestato al Papa sono la “risposta” più bella ed efficace a quanti stanno insinuando l’accrescersi di un distacco tra il pontefice e la comunità ecclesiale.Benedetto XVI ha manifestato la sua gioia e la sua gratitudine per questa straordinaria testimonianza del popolo portoghese e come sempre non ha mancato di offrire a tutti, cattolici e non cattolici, il suo insegnamento su molti temi. Tra questi anche quello dell’Europa a cui ha dedicato alcuni pensieri proprio mentre ne stava sorvolando una parte. Li proponiamo come nota di questo numero di SIR Europa. “La presenza del secolarismo non è una cosa del tutto nuova. La dialettica tra secolarismo e fede in Portogallo ha una lunga storia. Già nel ‘700 c’è una forte presenza dell’Illuminismo, basti pensare al nome Pombal (Sebastião José de Carvalho e Melo, marchese di Pombal, 1699 – 1782, seguace del movimento illuministico e ministro del re Giuseppe I, confiscò i beni dei gesuiti e li fece espellere dal Paese e da tutto l’impero, ndr). In questi secoli il Portogallo ha vissuto sempre nella dialettica, che naturalmente oggi si è radicalizzata e si mostra con tutti i segni dello spirito europeo di oggi. E questa mi sembra una sfida e anche una grande possibilità. In questi secoli di dialettica tra illuminismo, secolarismo e fede, non mancavano mai persone che volevano creare dei ponti e creare un dialogo, ma purtroppo la tendenza dominante fu quella della contrarietà e dell’esclusione l’uno dell’altro. Oggi vediamo che proprio questa dialettica è una chance, che dobbiamo trovare la sintesi e un foriero e profondo dialogo. Nella situazione multiculturale nella quale siamo tutti, si vede che una cultura europea che fosse solo razionalista non avrebbe la dimensione religiosa trascendente, non sarebbe in grado di entrare in dialogo con le grandi culture dell’umanità, che hanno tutte questa dimensione religiosa trascendente, che è una dimensione dell’essere umano. E quindi pensare che ci sarebbe una ragione pura, anti-storica, solo esistente in se stessa e che sarebbe questa ‘la’ ragione, è un errore; scopriamo sempre più che tocca solo una parte dell’uomo, esprime una certa situazione storica, non è la ragione come tale. La ragione come tale è aperta alla trascendenza e solo nell’incontro tra la realtà trascendente e la fede e la ragione l’uomo trova se stesso. Quindi penso che proprio il compito e la missione dell’Europa in questa situazione è trovare questo dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un’unica visione antropologica, che completa l’essere umano e rende così anche comunicabili le culture umane”.”La presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la separazione, la contrapposizione tra secolarismo e cultura della fede è anomala e deve essere superata. La grande sfida di questo momento è che i due si incontrino e così trovino la loro vera identità. Questa, come ho detto, è una missione dell’Europa e la necessità umana in questa nostra storia”.”Anche questa crisi economica, con la sua componente morale, che nessuno può non vedere” è “un caso di applicazione, di concretizzazione di quanto avevo detto prima, cioè che due correnti culturali separate devono incontrarsi, altrimenti non troviamo la strada verso il futuro”.”Tutta la tradizione della Dottrina sociale della Chiesa va nel senso di allargare l’aspetto etico e della fede al di sopra dell’individuo, alla responsabilità verso il mondo, ad una razionalità ‘performata’ dall’etica. D’altra parte, gli ultimi avvenimenti sul mercato, in questi ultimi due, tre anni, hanno mostrato che la dimensione etica è interna e deve entrare nell’interno dell’agire economico, perché l’uomo è uno, e si tratta dell’uomo, di un’antropologia sana, che implica tutto, e solo così si risolve il problema, solo così l’Europa svolge e realizza la sua missione”.