ROBERT SCHUMAN
Il 60° della Dichiarazione per una nuova Europa
“Il nostro incontro propone di riflettere sulle condizioni del vivere insieme nel nostro continente e di pregare per l’avvento della pace e dell’unità in Europa e nel mondo”: è l’invito delle diocesi francesi di Metz e Verdun con il quale si sono aperte il 9 maggio le celebrazioni, per il 60° anniversario della Dichiarazione Schuman (9 maggio 1950) che diede avvio all’integrazione comunitaria. Le due diocesi, in collaborazione con la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), istituti religiosi, associazioni e media cattolici, hanno predisposto un programma che si è svolto tra le due città con momenti di preghiera, celebrazioni liturgiche e conferenze. Il titolo complessivo dell’iniziativa è “Le neuf en Europe” (www.9mai2010.eu). Celebrazioni ufficiali sono state predisposte anche dalle istituzioni Ue (7-9 maggio, www.europa.eu) nelle città dove queste hanno sede, ovvero Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo. Numerse le manifestazioni messe in agenda: anche un momento di dibattito con 800 giovani provenienti da tutta Europa a Strasburgo. Un nuovo modo di vivere insieme. “Bisognava avere grandi visioni, bisognava essere capaci di decidere e di aprire la via della riconciliazione dopo tanti tragici conflitti in Europa. Bisognava non solo far tacere le armi, occorreva inaugurare un nuovo modo di vivere insieme”. Robert Schuman è riuscito in questa opera. Così il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ha ricordato la figura del grande statista nell’omelia della messa che si è celebrata nella cattedrale di Metz. “Quello che stiamo celebrando – ha aggiunto il presidente dei vescovi francesi – non è solo un atto di commemorazione ma l’occasione per capire come la fede cristiana abbia portato Robert Schuman a diventare uomo delle grandi visioni politiche, profeta di una costruzione possibile, testimone del radicarsi di Dio nel cuore dell’esistenza umana”. Guardando la situazione attuale dell’Europa e pensando a Schuman, ha continuato il card. Vingt-Trois, “abbiamo la sensazione di non aver compreso” la sua opera e di correre “il rischio della mancanza di lungimiranza”. L’Europa è chiamata anche oggi a crescere “nella concertazione, nella collaborazione, nella comunione e non nella concorrenza e nel conflitto”. Occorrono un pensiero e un agire politici che portino a “superare gli interessi particolari per raggiungere l’interesse comune”. Aprirsi alla speranza. In un messaggio al convegno Benedetto XVI ha ricordato “le radici cristiane” come risorsa irrinunciabile per un’Europa giusta e solidale al proprio interno e con i popoli “più sfortunati”. Mentre il card. Peter Erdo, arcivescovo di Budapest e presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) così si è espresso in un messaggio augurale ai partecipanti: “Festeggiare un anniversario vuol dire ricordarsi il passato, celebrare il presente e preparare il futuro. Le caratteristiche delle feste contrassegnate dalla fede cristiane sono la presenza della riconciliazione delle memorie, l’apertura all’amore gratuito di Dio e la speranza che trasforma l’uomo”. Il principio di fraternità. Secondo mons. Aldo Giordano, rappresentante permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, “visione audace” e “realismo” sono gli elementi presenti nel progetto di Robert Schuman. A partire dalla “preoccupazione fondamentale della pace”, Schuman elaborò un piano basato sulla intuizione che fosse necessario “creare una solidarietà di fatto” tra gli Stati usciti dalla guerra mondiale. Una solidarietà che si esprimesse nella “fraternità” e nel rispetto delle “diversità” che compongono l’Europa. “Per questo un vero dialogo deve contemplare unità e distinzione, o meglio, deve realizzare una unità in cui le diversità possano valorizzarsi”. Mons. Giordano ha quindi tratteggiato alcuni temi attuali in cui l’integrazione è messa alla prova, fra cui: la riunificazione tra Est e Ovest dopo il 1989; la situazione nei Balcani; le “nuove sfide cui far fronte, come la crisi finanziaria, il terrorismo, il rispetto dell’ambiente”; il ruolo dell’Ue nel mondo, con un’attenzione specifica all’Africa, così come aveva a suo tempo indicato lo stesso Schuman.La via ecumenica. Alle celebrazioni è intervenuto anche Kenneth Letts, vicario generale della Chiesa anglicana in Francia. “L’ecumenismo – ha detto – insegna a cercare ciò che unisce e non ciò che divide: la metodologia del dialogo tra le Chiese cristiane è stata ed è utile anche all’Europa. “Gli insegnamenti che vengono dalla metodologia dell’ecumenismo – ha ricordato mons. Letts – sono quattro: scoprire la sorgente comune della fede cristiana, guardare agli altri cristiani non come se fossero dei lontani, perdonare le offese, conoscere il modo di vivere degli altri”. Quattro piste che, ad avviso dell’esponente anglicano, “si possono intravvedere, seppure in modo diverso, anche nel pensiero e nell’agire politico di Schuman che nel pensare la comunità europea non ha mai inteso fondere le diversità ma ha voluto far convivere le diversità”.