Romania, Svizzera, Polonia

Romania: Chiese in dialogo”Forte nella fede, viva non di inefficace nostalgia, forgiata attraverso la persecuzione, matura ma che deve essere sempre più attenta ai segni dei tempi”. È la chiesa greco-cattolica rumena secondo il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, card. Leonardo Sandri, che il 10 maggio a Cluj, ha chiuso la sua visita in Romania. Incontrando i membri del Sinodo della Chiesa arcivescovile maggiore il cardinale li ha esortati ad approfondire “insieme alla pastorale del Vangelo, anche le linee teologiche e giuridiche delle strategie spirituali e pastorali del futuro” e ad intensificare il dialogo ecumenico con la chiesa Ortodossa. Circa la vita interna della Chiesa greco-cattolica il cardinale ha ribadito “l’importanza del discernimento spirituale per avere un clero responsabile e dedito al Vangelo”. Il Prefetto ha, infine, confermato che sono in corso i contatti con la Segreteria di Stato e con le Conferenze episcopali italiana e spagnola per una possibile figura di riferimento gerarchico, autorevole” per l’assistenza spirituale ai rumeni all’estero. Nel corso del viaggio il card. Sandri si è recato a Sighetu Marmatiei dove ha preso parte all’annuale pellegrinaggio in onore dei vescovi martiri che riposano nel Cimitero dei poveri, vicino alla prigione di Sighet, diventata oggi museo. Il Prefetto inoltre è stato ricevuto dal Patriarca Daniel della Chiesa Ortodossa Romena. “Il Patriarca romeno – si legge in un comunicato della Conferenza episcopale romena – ha ribadito il desiderio della Chiesa Ortodossa Romena di riprendere il dialogo con la Chiesa Greco-Cattolica per trovare insieme soluzioni ai problemi attuali a carattere patrimoniale”. Negli ultimi anni il dialogo tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa in Romania è stato reso difficile dal problema della restituzione degli edifici di culto, già appartenuti alla Chiesa Greco-Cattolica e nel 1948, con decreto governativo, passati alla Chiesa Ortodossa. Nel 2005 la Chiesa Ortodossa Romena ha interrotto unilateralmente il dialogo con la Chiesa Greco-Cattolica nella Commissione Mista di Dialogo perché i greco-cattolici si erano appellati alla giustizia per riavere le loro proprietà. “Il Patriarca Daniel – si legge nel comunicato diffuso dopo l’incontro – ha assicurato che sull’agenda del Santo Sinodo, che si terrà tra 6 e 8 luglio, ci sarà la proposta di riprendere il dialogo con i greco-cattolici della Romania ed anche un possibile invito di Papa Benedetto XVI in Romania. A sua volta, il card. Sandri ha trasmesso il saluto cordiale del Santo Padre e la sua speranza nello svolgimento positivo delle relazioni tra le due Chiese: Ortodossa Romena e Cattolica”. Svizzera: i vescovi in Siria e LibanoÈ partita l’8 maggio per la Siria e il Libano una delegazione del gruppo di lavoro “Islam” della Conferenza episcopale svizzera. Guidata dal vescovo di Lugano, mons. Pier Giacomo Grampa, la delegazione intende approfondire il dialogo con le comunità di fede islamica e dare un segno di solidarietà ai cristiani in Oriente. A questo scopo, fino al 15 maggio i rappresentanti del gruppo di lavoro si incontreranno con i leader delle comunità islamica e cristiana, per uno scambio interculturale e interreligioso. La delegazione è stata invitata da Samir Nassar, arcivescovo della Chiesa maronita di Damasco, che era stato a sua volta in Svizzera un anno fa, per un incontro con il gruppo di lavoro “Islam” a Friburgo. In quell’occasione, Nassar aveva illustrato la situazione del dialogo interreligioso e della convivenza tra le diverse comunità religiose in Siria. Durante gli incontri in Medio Oriente è prevista anche la discussione dei rapporti con le comunità islamiche in Svizzera. Il gruppo di lavoro “Islam” è stato istituito nel 2001. Le sue attività sono incentrate nel dialogo cristiano-islamico; il gruppo pubblica inoltre con regolarità una serie di istruzioni per le persone che operano nel campo della pastorale delle parrocchie. Polonia: mons. Kowalczyk nuovo primate”Voglio servire la Chiesa polacca”, afferma il nuovo primate di Polonia, il 72enne mons. Jozef Kowalczyk, finora nunzio apostolico a Varsavia, nominato sabato 6 maggio al posto del mons. Henryk Muszynski (77 anni) che dopo essere stato per cinque mesi a capo della Chiesa polacca si è visto accogliere le dimissioni per raggiunti limiti di età. Il nuovo primate, nominato a due mesi dalle elezioni presidenziali anticipate a causa della catastrofe aerea di Smolensk, ha sottolineato che la Chiesa non è un partito politico, e la sua nomina non porterà a dei “cambiamenti rivoluzionari” in Polonia. Il Paese, a suo parere “ha bisogno di mettere in pratica il magistero evangelico trasmesso da Giovanni Paolo II”. “Dobbiamo tradurlo nel quotidiano” ha sottolineato, convinto che “i polacchi sono in grado di farlo”. Il cardinale Stanislaw Dziwisz metropolita di Cracovia è certo che alla Chiesa polacca “il nuovo primate porterà molta esperienza, entusiasmo e coraggio nell’andare avanti” in quanto “la sua carica, seppur a carattere simbolico, aggrega tutta la Chiesa ed è segno della sua unità”.