Italia, Belgio

Italia: verso la 46ª Settimana SocialeÈ stato presentato lunedì 10 maggio a Roma (Italia) il “Documento preparatorio” della 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che si svolgerà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010 e avrà per tema “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’Agenda di speranza per il futuro del Paese”. “L’Italia ha bisogno di riprendere a crescere” è il monito che viene dalla preparazione dell’evento, condotta con una lunga serie d’incontri sul territorio (oltre un centinaio quelli che hanno interessato direttamente il Comitato organizzatore, a cui vanno aggiunti diversi altri condotti a livello di diocesi, associazioni e varie realtà ecclesiali e sociali), e nell'”Agenda” si vogliono mettere a fuoco “temi concreti e proposte specifiche”, ha sottolineato mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico e organizzatore. Alla base di tutto il percorso, l’interesse per il bene comune. “Questo tema – ha spiegato mons. Miglio – ha radici nella scorsa Settimana Sociale, che fu dedicata al bene comune”. “L’interesse suscitato in quella circostanza – ha aggiunto – ci ha fatto sentire l’esigenza di non abbandonare la riflessione, né fermarsi a principi generali”. Nel documento si delineano cinque linee guida per l'”Agenda”, che corrispondono ad altrettante “risorse principali” di cui il Paese dispone: “intraprendere” (“nel nostro Paese c’è ancora una riserva di capacità di lavoro e d’impresa”), “educare” (ricordando quegli adulti che “non vengono meno alla vocazione a crescere come persone e ad accompagnare nell’avventura educativa i giovani e i piccoli”), “includere le nuove presenze” (“l’Italia è tornata ad essere un Paese d’immigrazione” e non si può ignorare che questo fenomeno “arricchisce sotto svariati profili il Paese”), “slegare la mobilità sociale” (abbattendo le barriere che impediscono “la crescita piena” dei giovani), “completare la transizione istituzionale” (ricordando la “nuova spinta alla partecipazione” e i “ripetuti tentativi d’innovazione politica”). Per ogni questione il testo pone alcuni interrogativi (dodici in totale le domande) e propone piste di riflessione. In apertura, un accenno alla crisi socio-economica, dalla quale, secondo gli estensori del documento, è possibile uscire facendo “un uso coraggioso e innovatore dei nuovi assetti e delle opportunità che la globalizzazione ha prodotto”, ricordando che “rinunciare alle possibilità offerte da un’economia (e dunque anche da una finanza) globale è un lusso che solo pochi possono permettersi”.Belgio: il modello di san DamianoÈ “necessario e urgente” conferire al “ministero dei sacerdoti” il “suo giusto posto e riconoscerne il carattere sacramentale insostituibile. Ne consegue, pertanto, la necessità di una vasta e seria pastorale vocazionale, basata sulla santità esemplare dei sacerdoti, l’attenzione ai germi di vocazione presenti in molti giovani e la preghiera assidua e fiduciosa, secondo il comando di Gesù”. È quanto ha affermato Benedetto XVI rivolgendosi ai vescovi del Belgio ricevuti l’8 maggio in udienza a conclusione della loro visita ad limina. Richiamando il modello dell'”apostolo dei lebbrosi” san Damiano de Veuster, la cui figura “parla alla coscienza dei belgi”, il Papa ha osservato: “In questo anno sacerdotale, è bene proporre il suo esempio di sacerdote e missionario, in particolare ai sacerdoti e ai religiosi”. Ad essi, in un momento in cui la Chiesa belga è stata “messa alla prova dal peccato”, il Pontefice ha ricordato che “solo Cristo può placare ogni tempesta” e ridare “forza e coraggio” per “condurre una vita santa in piena fedeltà al ministero”. Di “Chiesa dolente ma determinata ad affrontare” gli scandali degli abusi “con chiarezza” e “a svolgere con umiltà e coraggio il proprio ruolo nella società fortemente secolarizzata” ha parlato nel suo saluto mons. André-Joseph Léonard, arcivescovo di Malines-Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale del Belgio. “Prima di tutto – ha spiegato – intrattenendo un dialogo aperto e costruttivo con i poteri pubblici, con le altre confessioni cristiane e religiose e anche con l’insieme della società civile. Poi rendendo una testimonianza di solidarietà con i più bisognosi della nostra società in questo periodo di crisi economica. Quindi, lasciandosi più risolutamente istruire dalla formazione eccellente, e finora troppo poco sfruttata, offerta dalle nostre università cattoliche”. Infine “intrattenendo un rapporto franco e coraggioso con i media”. Tuttavia, ha precisato, “la nostra priorità va all’evangelizzazione e all’approfondimento della fede”. Purtroppo la Chiesa che è in Belgio soffre di scarsità di vocazioni; per questo l’arcivescovo ha sottolineato l’importanza dell’impegno “di tanti fedeli laici” nella catechesi, nell’insegnamento, nell’azione sociale, nei movimenti, pur senza dimenticare che “la loro missione principale è pervadere la società del lievito del Vangelo” attraverso l’impegno nella politica e nelle professioni. Per quanto riguarda la realtà della vita consacrata che “desta maggiore preoccupazione”, il presule ha assicurato la prossima adozione di “una serie di misure atte a rafforzare i luoghi di formazione in grado di raggruppare un numero sufficiente di seminaristi, di dispensare un insegnamento di qualità e di proiettarsi nel mondo dei giovani”.