PAPA IN PORTOGALLO

Terra di incontri

L’Europa nelle parole di Benedetto XVI

Secolarizzazione, crisi economica e sue conseguenze sull’Europa, sono questi, insieme ad una riflessione sulle ferite provocate alla Chiesa dallo scandalo degli abusi sessuali, alcuni dei temi toccati da Benedetto XVI, nell’incontro con la stampa avvenuto a bordo dell’Airbus 320 Alitalia che lo portava, l’11 maggio, in Portogallo, per il 15° dei suoi viaggi internazionali (fino al 14). Tre le tappe previste dal programma: Lisbona, Fatima e Porto (info: www.vatican.va, www.bentoxviportugal.pt).Una fede coraggiosa. Parlando della realtà di secolarizzazione del Portogallo, un tempo profondamente cattolico, Benedetto XVI, secondo quanto riferito da Radio Vaticana, ha riconosciuto anzitutto la presenza lungo i secoli di una “fede coraggiosa, intelligente e creativa”, testimoniata dalla nazione lusitana anche in molte parti del mondo, come in Brasile. Pur notando come “la dialettica tra fede e secolarismo in Portogallo” conti “una lunga storia”, tuttavia non sono mancate persone, ha detto il Papa, intenzionate a “creare dei ponti”, a “creare un dialogo” tra le due posizioni. Un compito tuttora attuale: “la missione dell’Europa – ha spiegato il Papa – in questa situazione è trovare questo dialogo, integrare fede e razionalità moderna in un’unica visione antropologica che completa l’essere umano e rende così anche comunicabile le culture umane. La presenza del secolarismo è una cosa normale, ma la separazione, la contrapposizione tra secolarismo e cultura della fede è anomala e deve essere superata”. “La grande sfida di questo momento è che i due si incontrino, così che trovino la loro vera identità. È una missione dell’Europa e una necessità umana in questa nostra storia”. Benedetto XVI si è poi soffermato sulla crisi economica che rischia di minare la stabilità stessa dell’Europa comunitaria. Prendendo spunto dalla Dottrina sociale della Chiesa, che invita il positivismo economico a entrare in dialogo con una visione etica dell’economia, il Papa ha anche confessato che la fede cattolica ha “spesso” lasciato, in passato, le questioni economiche al mondo pensando solo “alla salvezza individuale”. “Tutta la tradizione della Dottrina sociale della Chiesa – ha spiegato il Pontefice – va nel senso di allargare l’aspetto etico e della fede, oltre l’individuo, alla responsabilità del mondo, a una razionalità ‘performata’ dall’etica. E d’altra parte, gli ultimi avvenimenti sul mercato in questi ultimi due-tre anni hanno dimostrato che la dimensione etica è interna e deve entrare nell’interno dell’agire economico. Solo così l’Europa realizza la sua missione”.L’esempio dei santi portoghesi. I temi europei sono stati toccati ancora dal Papa nel corso dell’omelia nella prima delle messe della sua visita, l’11 maggio nel Terreiro do Paco di Lisboa. Qui davanti ad oltre 160 mila persone ha ricordato l’esempio dei santi portoghesi Verissimo, Massima e Giulia, San Vincenzo, Sant’Antonio, San Giovanni di Brito e San Nuno di Santa Maria. Nonostante non le manchino “figli riottosi e persino ribelli”, ha ricordato il Pontefice, è nei Santi che “la Chiesa riconosce i propri tratti caratteristici e, proprio in loro, assapora la sua gioia più profonda. Li accomuna tutti la volontà di incarnare il Vangelo nella propria esistenza”. I santi portoghesi, quindi, per ricordare che “chi crede in Gesù non resterà deluso: è Parola di Dio, che non si inganna né può ingannarci”. “Fissando lo sguardo sui propri Santi – ha aggiunto il Papa – questa Chiesa locale ha giustamente concluso che oggi la priorità pastorale è quella di fare di ogni donna e uomo cristiani una presenza raggiante della prospettiva evangelica in mezzo al mondo, nella famiglia, nella cultura, nell’economia, nella politica”. Tuttavia, ha avvertito, “spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista. Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e nei programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni; ma cosa accadrà se il sale diventa insipido?”. Perché ciò non accada, “bisogna annunziare di nuovo con vigore e gioia l’evento della morte e risurrezione di Cristo. La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. C’è dunque un vasto sforzo capillare da compiere affinché ogni cristiano si trasformi in un testimone in grado di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima”. Il Papa ha ricordato il “glorioso posto che il Portogallo si è guadagnato in mezzo alle nazioni per il servizio offerto alla diffusione della fede: nelle cinque parti del mondo ci sono Chiese locali che hanno avuto origine dall’azione missionaria portoghese”. Così come in passato “oggi, partecipando all’edificazione della Comunità europea, portate il contributo della vostra identità culturale e religiosa”. Al termine della messa Benedetto XVI ha ricordato il monumento a Cristo Re, fatto erigere a Lisbona dai vescovi portoghesi in seguito ad un voto, espresso a Fatima il 20 aprile 1940, sul non ingresso del Paese nella Seconda guerra mondiale.