COMECE

Clima, maternità, aiuti allo sviluppo

Il numero di maggio di Europe Infos

Si apre con un editoriale a cinque anni dalla morte di Giovanni Paolo II il numero di maggio della rivista Europe Infos, mensile pubblicato dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) in collaborazione con il Jesuit european office (Ocipe). Secondo il polacco Piotr Mazurkiewicz, attuale segretario Comece, “il suo testamento attende ancora di essere messo in pratica”. Altri temi affrontati sul periodico dei vescovi europei sono il post-Copenhagen, l’attualizzazione dell’iniziativa cittadini, la cooperazione allo sviluppo, il congedo maternità, un resoconto della Conferenza europea sulla protezione della domenica e dell’assemblea plenaria di primavera della Comece e una testimonianza sulla situazione dei copti in Egitto. Chiude il numero un omaggio a mons. Homeyer, già presidente Comece, recentemente scomparso, a firma di Michael Kuhn, collaboratore del segretariato Comece: “Per mons. Homeyer era essenziale unire la predicazione del Vangelo con il suo impatto pratico e la sua concretizzazione nel campo della politica sociale. Grande europeo convinto, era anche un uomo di ecumenismo e di dialogo interreligioso”. Dopo la Conferenza di Copenhagen. “L’impegno dei due più grandi responsabili di emissioni di Co2 (Stati Uniti e Cina) a ridurre le emissioni di gas a effetto serra; il riconoscimento della misura di 2° come limite superiore accettabile di riscaldamento climatico e l’impegno finanziario volto a contribuire alle misure di attenuazione e di armonizzazione che i Paesi in via di sviluppo dovranno prendere nei prossimi anni”: questi in sintesi i risultati positivi emersi dalla Conferenza di Copenhagen che il gesuita José Ignacio García cita dal rapporto sulla valutazione economica e sociale del cambiamento climatico scritto dall’economista inglese Lord Stern. Non solo: occorre mettere in conto che le scadenze a lungo termine per il raggiungimento dei diversi obiettivi (2020 e 2050) sono un deterrente per i politici impegnati in scadenze elettorali ben più ravvicinate. Comunque i negoziati e le riunioni continuano: all’inizio di aprile si è svolta la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico in cui si è lavorato ancora sugli impegni nazionali per la riduzione delle emissioni a effetto serra (prossimi appuntamenti sono Cancún nel dicembre 2010 e Sud Africa nel 2011. E comunque, conclude José Ignacio García, “la responsabilità nei confronti di questa grande sfida non sta solo a livello della comunità scientifica e politica. È l’insieme della società civile chiamata a prenderne parte. Le Chiese, in particolare, sono ben collocate per contribuire alle riforme necessarie a lungo termine”.Il congedo maternità nei Paesi dell’Ue. Andrà al voto della prossima assemblea plenaria del Parlamento europeo il 18 maggio la proposta della Commissione parlamentare per i diritti delle donne di allungare a 20 settimane con salario completo il congedo di maternità, che attualmente nei Paesi dell’Ue è di 14 settimane, oltre all’istituzione di un congedo di paternità di almeno due settimane. Spiega, tuttavia, Christian Wehking che “la proposta è stata criticata da numerosi eurodeputati e gruppi di interessi” e cita il tedesco Thomas Mann (Ppe), secondo il quale l’entrata in vigore della proposta costerebbe alla Germania 700 milioni di euro e “potrebbe trasformarsi in una vera barriera per l’impiego delle donne”. I socialisti e i verdi hanno accolto positivamente la proposta perché in sintonia con “una politica familiare più progressista”. Il tema è già stato motivo di contrasti nella precedente legislatura, quando un terzo dei governi avevano rifiutato una proposta molto simile fatta dalla Commissione per i diritti delle donne al consiglio dei ministri. Per parte sua, ricorda Wehking, il segretariato Comece aveva appoggiato la proposta di un innalzamento a 18 settimane del congedo (proposta del 2008), in quanto “permetteva di conciliare meglio vita familiare e vita professionale”, e aveva altresì sostenuto l’ipotesi di un congedo speciale in caso di figli handicappati, vite che hanno la necessità di essere protette al massimo.In dialogo per la cooperazione allo sviluppo. Bernd Nilles, segretario generale Cidse, traccia un bilancio del forum convocato da Cidse e Caritas Europa (Bruxelles, 2-4 marzo 2010) su “Collaborazione tra Commissione europea e società civile e cooperazione tra le organizzazioni della società civile del Nord e del Sud: analisi dei ruoli, degli spazi e valore aggiunto”. “Dal punto di vista del volume degli aiuti esiste un divario tra gli impegni presi e la realtà”, denuncia Nilles: “Nel 2009 solo 6 Stati membri hanno mantenuto l’impegno preso nel 2005 a dare lo 0,56% del Pil ai Paesi in via di sviluppo”. L’Ue, invece, si è impegnata a migliorare anche la qualità degli aiuti nel quadro della Dichiarazione di Parigi, adottata nel 2005 da Paesi donatori e beneficiari, mentre esiste ora la possibilità per organizzazioni e autorità locali del Sud del mondo di fare domanda per fondi europei, modificando così la tradizionale cooperazione tra Nord e Sud. Dal forum sono emerse alcune raccomandazioni, tra cui quella di semplificare le regole di ripartizione dei fondi, spesso così complicate da rendere le donazioni inaccessibili alle comunità povere di base, e di facilitare i processi di consultazione tra i governi e le organizzazioni della società civile del Sud sulle politiche elaborate.