L’Ue in breve

La Commissione europea sostiene l’auto elettricaLa Commissione Ue scende in campo a favore dei veicoli elettrici. Entro il 2020 “il parco automobilistico globale dovrebbe passare da 800 milioni a 1,6 miliardi di veicoli”, si legge in un documento pubblicato il 28 aprile; “il tutto accompagnato da una carenza crescente di risorse energetiche i cui costi sono destinati ad aumentare”. Queste tendenze devono dunque “essere affrontate con un cambiamento radicale nella tecnologia per assicurare la sostenibilità della mobilità nel lungo termine. I gruppi propulsori elettrici a emissioni di carbonio estremamente basse e le pile a combustibile alimentate a idrogeno sono le opzioni più promettenti al riguardo”. Da qui nasce una strategia intesa a incoraggiare lo sviluppo e la diffusione di veicoli puliti, aiutando “l’industria automobilistica europea a rafforzare su scala globale il suo ruolo-guida e impostando la sua produzione su tecnologie pulite”. Tale “strategia” prevede una serie di misure “concrete e ambiziose” da attuarsi a opera della Commissione, che si impegna a “sostenere la ricerca e l’innovazione nelle tecnologie verdi” e a “proporre orientamenti in materia di incentivi sul lato della domanda”. “Ora i veicoli elettrici, ibridi compresi, sono considerati maturi per il mercato di massa”, si legge nel documento, e “diversi Stati membri, in particolare Francia, Spagna, Germania, Portogallo e Danimarca, promuovono la mobilità elettrica”. Per promuovere questa tecnologia è necessario, secondo l’Esecutivo Barroso: “assicurare che i veicoli a propulsione alternativa siano almeno altrettanto sicuri di quelli convenzionali; promuovere norme comuni che consentano a tutti i veicoli elettrici di essere ricaricati ovunque nell’Ue; incoraggiare l’installazione di punti di ricarica accessibili; aggiornare le regole e promuovere la ricerca sul riciclaggio delle batterie”.Coesione, ricerca e giovani nel Bilancio UeJanusz Lewandowski, commissario responsabile della programmazione finanziaria e del bilancio, ha presentato il 27 aprile il progetto di Bilancio comunitario per il 2011. La procedura, piuttosto complessa, prevede che l’Esecutivo stenda una proposta che viene poi approvata (con tutte le modifiche necessarie) da Consiglio e Parlamento Ue entro novembre. “Il progetto adottato – ha puntualizzato il commissario – incentiva l’Europa e i suoi cittadini a sviluppare l’economia del futuro, fondata su ricerca e innovazione, sostenibilità e inclusione”. Esso inoltre “intende aiutare i giovani a prepararsi meglio per il futuro e spingere le piccole e medie imprese a sfruttare appieno i finanziamenti comunitari per uscire dalla crisi”. Su un totale di 142,6 miliardi di euro, 64,4 miliardi sono destinati – almeno nelle intenzioni espresse dalla Commissione – “ad azioni mirate alla ripresa economica” (+3,4% rispetto al 2010). Aumentano nel complesso i Fondi strutturali e di coesione; i finanziamenti per l’agricoltura rimangono stabili mentre crescono quelli per la tutela ambientale; viene rafforzato l’ambito della ricerca e quello delle reti transeuropee. Anche per i giovani emergono alcune opportunità: le borse per Erasmus diventano ad esempio 200mila. Le spese amministrative per tutte le istituzioni comuni ammonteranno a 8,3 miliardi, ossia il 5,8% del bilancio. La procedura del budget si svolge secondo le nuove modalità stabilite dal Trattato di Lisbona, secondo le quali Parlamento e Consiglio Ue hanno pari poteri decisionali.Come sostenere le industrie culturali e creative?”Mettere a frutto il potenziale delle industrie creative e culturali dell’Unione europea”: è l’intento dichiarato dalla Commissione per la consultazione pubblica on line avviata in collegamento con un nuovo Libro verde. Quest’ultimo evidenzia la “necessità di migliorare l’accesso ai finanziamenti, soprattutto per le piccole imprese, in quanto elemento chiave per consentire al settore di contribuire a una crescita sostenibile e inclusiva”. Androulla Vassiliou, commissario per istruzione e cultura, afferma: “Le industrie culturali e creative dell’Europa non sono soltanto essenziali per assicurare la diversità culturale del nostro continente, esse sono anche uno dei nostri settori economici più dinamici”. Secondo i dati proposti dall’Esecutivo, il settore, che comprende le arti dello spettacolo, il patrimonio culturale, il cinema, la televisione e la radio, la musica, l’editoria, i videogiochi, la moda e la pubblicità, “offre posti di lavoro a 5 milioni di persone”. Un settore che produce il 2,6% del Pil dei 27. Fra i temi della consultazione figurano le trasformazioni tecnologiche, i mutamenti dei mercati, i “contenuti” da assegnare ai prodotti del settore. La consultazione durerà fino a luglio: l’indirizzo web è http://ec.europa.eu/culture/our-policy-development/doc2577_en.htm.