CCEE - MIGRAZIONI

Non temere l’incontro

In un’Europa multiculturale e multireligiosa

Si sta svolgendo a Malaga, città nel sud della Spagna, “con un piede in Africa ed uno in Europa”, l’ottavo Congresso europeo sulle migrazioni che su iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa sta riunendo dal 27 aprile al 1 maggio circa una cinquantina di partecipanti provenienti da tutta Europa, tra vescovi incaricati, direttori nazionali ed operatori pastorali della mobilità umana. L’incontro si è aperto con un messaggio di Benedetto XVI che ha auspicato che ai migranti sia data “la ferma speranza di vedere riconosciuti i loro diritti” e favorite le loro possibilità di vivere “una vita degna in tutti gli aspetti”. Benedetto XVI – si legge nel messaggio – incoraggia i partecipanti all’incontro di Malaga “a proseguire nei loro sforzi affinché sia posta una adeguata attenzione pastorale a tutti coloro che soffrono le conseguenze di aver abbandonato la loro patria o si sentono senza una terra di riferimento”. Le cifre. Le statistiche parlano di un’Europa sempre più multiculturale e multi religiosa. “Nei 27 Paesi dell’Unione si calcolano attualmente 24 milioni di immigrati, per lo più provenienti dai Paesi stessi dell’Unione. I due terzi della presenza straniera sono ospitati da Germania, Francia e Regno Unito, anche se i Paesi mediterranei registrano costanti aumenti. Più difficile invece avere cifre precise circa gli immigrati irregolari, ma “secondo valutazioni recenti sarebbero fra i 4,5 e gli 8 milioni, con un aumento stimato fra i 350 mila e i 500 mila all’anno”. I sondaggi inoltre rivelano che in Europa i flussi migratori siano sempre più percepiti “in maniera negativa dalla popolazione”.La denuncia. Nel suo intervento, mons. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti ha parlato di una specie di “deriva etnica istituzionalizzata, che certamente non favorisce né l’approccio sereno degli autoctoni verso gli immigrati e neppure il processo di integrazione degli immigrati nel tessuto delle società di arrivo”. Ciò che preoccupa mons. Vegliò è che “l’Europa sentendosi fortezza assediata, affronta sulla difensiva il fenomeno della mobilità”. “Viene, così, proposta e ribadita la trilogia inaccettabile ‘immigrazione-criminalità e terrorismo-insicurezza’”. “Ecco allora – ha proseguito – che l’obiettivo della politica europea appare quello di limitare il numero degli immigrati, rendendo difficile e quasi impossibile l’arrivo di quelli regolari, e di eliminare gli irregolari”. Il presidente del dicastero vaticano ha quindi ammonito: “Le misure punitive non bastano, spesso nemmeno scoraggiano nuove partenze, le rendono solo più pericolose o costose”. E poi ha aggiunto: “Ancor più dannoso è portare avanti una strumentalizzazione politica delle migrazioni senza davvero prendere i provvedimenti necessari, anzi scatenando risentimenti xenofobi nella popolazione locale e, di conseguenza, anche reazioni violente che possono trovare addirittura giustificazioni nelle parole di questo o quel politico come ‘ci vuole cattiveria con i clandestini‘. Piuttosto – ha quindi osservato mons. Vegliò – ci si dovrebbe chiedere come far incontrare la domanda e l’offerta di manodopera senza che i lavoratori stranieri debbano sempre passare per la porta dell’irregolarità”. Il rappresentante del dicastero vaticano ha quindi suggerito una “visione nel segno della positività”, ammonendo: “Più le misure sono restrittive e più aumenta il numero dei migranti irregolari e dei trafficanti di manodopera straniera”. La testimonianza. “Il cristiano – ha detto il card. Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria e vicepresidente del Ccee – non teme l’incontro con persone, culture e religioni. Egli per primo si riconosce raggiunto, incontrato da Cristo”. Il quadro che emerge dai flussi migratori in Europa “è complesso, in alcuni casi si fa addirittura preoccupante. Sorgono domande, dinanzi a questa nuova configurazione dei nostri Paesi e si hanno atteggiamenti diversi: accanto alla presenza di interventi di accoglienza generosa”, “si registrano purtroppo anche atteggiamenti di rifiuto, paure, timori, chiusure”. Ma il cristiano “non teme l’incontro” e la sua testimonianza “passa sempre attraverso l’esigente cammino di ricerca del bene per i fratelli, che ci spinge a conformare il nostro comportamento in base ai principi di fraternità e responsabilità, a promuovere l’incontro, il dialogo, l’accoglienza, l’ospitalità e a guardare soprattutto al bene integrale della persona, al bene della famiglia, alla ricerca della vera pace”.L’impegno. Sono propri questi gli intenti espressi dai partecipanti al Papa in un messaggio di ringraziamento. “Desideriamo raccogliere la sfida di considerare le migrazioni moderne in luce positiva, come evento che interpella in modo particolare la responsabilità dei cristiani a svolgere un ruolo attivo nei progetti di accoglienza e di integrazione, promuovendo la cooperazione di tutti negli ambiti della politica e dell’economia”. “Vogliamo ribadire che donne e uomini in emigrazione rappresentano una preziosa risorsa per lo sviluppo dell’intera famiglia dei popoli, grazie alle potenzialità umano-spirituali e culturali, di cui ciascuno è depositario”. “Siamo consapevoli dell’importanza di puntare su strategie di integrazione, rispettando adeguati itinerari di intercultura e di dialogo e salvaguardando le legittime aspirazioni di tutti alla sicurezza e alla legalità”.