CCEE
Aperto a Malaga VIII Congresso sulle migrazioni
Portare ai migranti e a tutti coloro che li accompagnano, "un segno di speranza e di rinnovato impegno". "Sia la logica della carità a guidare il nostro modo di guardare la realtà e di pensare al futuro, tenendo conto di tutti gli aspetti della verità della migrazione". Con questo augurio si è aperto il 27 aprile a Malaga, in Spagna, l’ottavo Congresso sulle migrazioni organizzato dalla Commissione "Migrazioni" del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). Ad esprimerlo è stato il card. Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria e vice presidente del Ccee, che ha aggiunto: "È questa apertura alla verità che rende la carità l’unica forza sociale capace di generare pace e di pieno sviluppo". Al Congresso di Malaga sono presenti circa un centinaio di partecipanti tra delegati delle Conferenze episcopali d’Europa, direttori nazionali per la pastorale dei migranti ed operatori pastorali. Titolo dell’incontro: "L’Europa delle persone in movimento. Superare le paure. Disegnare prospettive". È presente anche il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti della Santa Sede che presenterà un’analisi sui cambiamenti portati in Europa dalle migrazioni e dal fenomeno della mobilità L’incontro si concluderà sabato 1 maggio con la presentazione di un documento finale. "La mobilità/migrazione ha detto padre padre Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee – non è solamente un fenomeno interno europeo, ma unisce di fatto l’Europa con tutto il mondo! Anche la Chiesa cattolica si sente interpellata da questo fenomeno, certo non nuovo nella storia, ma ora con modalità e tempi rapidissimi. Altrettanto rapidi dovranno quindi essere le risposte pastorali che abbiamo e stiamo adottando in tutta l’Europa". Non immigrati, ma persone. "Prima di tutto ha detto il card. Bozanić presentando la tematica dell’incontro – si parla di persone. I migranti, piuttosto che una categoria sociologica, sono persone e come tali devono essere capiti". Il fenomeno delle migrazioni va visto dunque "innanzitutto come incontri tra persone, famiglie e comunità". La "seconda parola chiave" presente nel titolo del congresso è "movimento". "In questi giorni ha detto l’arcivescovo – vogliamo guardare da vicino il significato e le implicazioni che comporta il movimento delle persone". Ed ha aggiunto: "Si parla di paura e di speranza. Timori e speranze sono costitutive della vita di ogni persona. Ci sono paure, però, che ci paralizzano, ma ci sono altre che richiedono coraggio e ci fanno crescere quando sono superate". Da qui una prima considerazione: i migranti hanno anche loro, prima di tutto, "un grande bisogno di sentirsi amate. Proprio per questo ha proseguito Bozanić – hanno bisogno di avere con loro la famiglia, per sentirsi forti quando si trovano ad affrontare le paure che l’inserimento in una nuova realtà genera. Proprio per questo devono essere accolti come persone e non essere trattati come cose, schiavi o utensili. Ne consegue una conclusione che sembra ovvia. Per superare le paure si deve essere in un ambiente dove l’amore sia un’esperienza reale". "La Chiesa ha concluso l’arcivescovo – è convinta che si possa difendere la persona che emigra e non dimenticare le persone del Paese che ospita. Questo è il motivo per il quale i governi devono, in nome del bene comune e della giustizia, definire politiche migratorie finalizzate a tutelare l’identità e il bene delle loro comunità senza dimenticare la dignità di ogni persona". Un contributo alla costruzione della casa comune europea. Anche secondo mons. José Sánchez González, vescovo di Sigüenza-Guadalajara nonché presidente della Commissione "Migrazioni" del Ccee, il fenomeno migratorio non deve essere analizzato partendo da una "visione negativa", come se le migrazioni "rappresentassero un pericolo o una minaccia che suscita paura e rifiuto. Queste paure devono essere superate". "È vero ha aggiunto il vescovo spagnolo che le migrazioni comportano dei rischi e dei pericoli; ma questi rischi riguardano molto di più i migranti stessi che le popolazioni e i Paesi in cui loro vengono a prestare servizio e lasciare il frutto del loro lavoro e del loro contributo culturale, religioso". "I migranti ha proseguito mons. Sanchez González – non arrivano come conquistatori, né come usurpatori, né tantomeno come dominatori, ma come lavoratori". L’incontro di Malaga si propone di "disegnare delle prospettive" per il futuro con la speranza ha detto il vescovo spagnolo che "le nostre conclusioni e le nostre raccomandazioni siano un contributo modesto e umile per l’edificazione di una società e di una Chiesa che rispondano veramente alle aspirazioni e al sogno europeo e alla realtà della Chiesa come casa comune". I partecipanti (circa un centinaio tra delegati delle Conferenze episcopali d’Europa, direttori nazionali per la pastorale dei migranti e operatori pastorali) analizzeranno le "sfide" poste dal fenomeno migratorio alle istituzioni" che "maggiormente sono interpellate" e cioè la famiglia, le parrocchie, la Società, per "verificare cosa la Chiesa fa e deve fare" e "cosa gli Stati stanno facendo o devono fare". E riguardo alla famiglia, mons. Sanchez ha detto: "Se il ricongiungimento familiare è un diritto fondamentale, le autorità, i datori di lavoro, la popolazione in genere e dunque anche la Chiesa hanno l’obbligo di favorire e sostenere le famiglie dei migranti". "Non basta garantire i diritti fondamentali dell’individuo" se "i diritti a formare una famiglia e a condurre una vita degna con la famiglia non sono assicurati".