GRECIA

Con sano ottimismo

La Chiesa tra la crisi economica e l’aumento dei cattolici

Un Paese in piena crisi economica che l’Europa sta provando ad aiutare per evitarne la bancarotta con inevitabili ripercussioni mondiali. La Grecia ha davanti una strada lunga e difficile per uscire dalla crisi, fatta di tagli finanziari e di drastico dimagrimento della spesa pubblica. Pochi giorni fa, sotto la guida del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, i ministri finanziari dell’area euro hanno stabilito un aiuto di 30 miliardi di euro per il primo anno, cui tutti gli Stati dovranno contribuire in base alle quote di capitale sottoscritte nella Banca centrale europea. A questa cifra si aggiungerà quella messa a disposizione dal Fmi i cui negoziati con i rappresentanti greci, che dovrebbero durare due o tre settimane, sono partiti il 21 aprile. Della crisi ne abbiamo parlato con il segretario generale della Conferenza episcopale greca, mons. Nicolaos Printezis, vescovo di Naxos-Tinos, che ha evidenziato anche come questa, insieme al flusso di migranti e di lavoratori stranieri, abbia avuto effetti sulla vita della Chiesa cattolica locale.Eccellenza, la crisi greca, se non affrontata con misure adeguate, rischia di aggravare le tensioni sociali e provocare l’impoverimento ulteriore del Paese… “Credo che il Governo farà il possibile per riportare ordine nei conti pubblici e superare la crisi, grazie anche all’aiuto dell’Europa. Tuttavia, da quel che si può vedere, non ci sono differenze con la vita passata. Il problema non è insuperabile. Ci sono industrie che hanno chiuso, ci sono state proteste certamente, ma credo che la crisi sia stata ingigantita dall’Ue. Sull’esito io sono ottimista. Con le regole adottate dallo Stato, l’aumento delle tasse e l’aiuto internazionale si dovrebbe riuscire a superare questo momento. I problemi sono dappertutto in Europa. Abbiamo anche qui la disoccupazione, ci sono tanti giovani che non trovano lavoro. Ma c’è pure tanta gente che viene per trovare un’occupazione”. E la trova?“In Grecia ci sono un milione di albanesi. Nella mia sede vescovile, di 8 mila abitanti, abbiamo 3 mila albanesi che lavorano. I lavori che prima facevano gli isolani ora sono ad appannaggio dei migranti. I lavori più faticosi sono lasciati a loro. Arrivano che non hanno né lavoro né abitazione. Trovata un’occupazione prendono casa, acquistano una vettura e cominciano a mandare soldi alle loro famiglie rimaste nel Paese d’origine. Sono molti quelli che arrivano e che restano, altri, invece, sono di passaggio. Questo flusso di migranti e di lavoratori stranieri sta avendo delle ricadute anche per l’azione pastorale della Chiesa cattolica locale”.In che senso?“Stiamo registrando un vero e proprio boom di presenze cattoliche all’interno della nostra popolazione. I fedeli sono aumentati del 300%, provengono da tutte le parti del mondo ed abitano anche in luoghi dove la Chiesa cattolica non è presente e ciò pone dei grossi problemi di natura pastorale. Non abbiamo sale o luoghi adatti dove riunirli per celebrare una messa, tenere una catechesi, organizzare degli eventi ecclesiali. Io, per esempio, vivo nelle isole Cicladi ed ho chiesto al metropolita ortodosso un luogo dove poter riunire i fedeli, ma senza ottenere nulla. Noi abbiamo messo a disposizione degli ortodossi molte chiese loro hanno dei problemi a fare lo stesso. Chiediamo sale non chiese, la stessa richiesta l’abbiamo rivolta anche ai sindaci ma senza esito”.Per capire meglio il fenomeno può fornire qualche dato?“I cattolici nativi greci sono 50 mila mentre 250 mila sono quelli provenienti dall’estero, molti sono albanesi, ma ci sono iracheni, filippini ed asiatici. Per assisterli abbiamo bisogno di sacerdoti, di suore, di religiosi, di gruppi. Parlano lingue diverse e ciò rende tutto più difficile. Abbiamo chiesto aiuto alle conferenze episcopali di provenienza, anche a quelle europee. Non è facile, però, per un sacerdote lasciare la propria terra per andare altrove. Occorre preparazione, formazione e soprattutto una specifica chiamata missionaria”.Una situazione difficile da fronteggiare…“Certamente. Per parlarne come Conferenza episcopale greca abbiamo promosso, il 18 e 19 maggio, a Syros, un incontro nazionale dei parroci e dei sacerdoti stranieri che operano qui. Insieme cercheremo di capire come superare tutte queste difficoltà. Sarà il momento per celebrare l’Anno sacerdotale e per verificare tutta la nostra pastorale parrocchiale e diocesana, per delineare le linee future di impegno e pregare per la soluzione della crisi che attanaglia il nostro Paese e che ci preoccupa non poco”.A che punto è l’iter per il riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa cattolica da parte dello Stato, grande cruccio per la Chiesa greca?“Il problema del riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica è ancora da risolvere. Speriamo che tra il 2010 e 2011 si possa trovare la giusta soluzione. Ma è bene essere prudenti: in passato è accaduto che quando si era in vista di una soluzione sono sempre sorti altri problemi che l’hanno impedita”.