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Il dialogo tra Chiesa e Unione europea
I vescovi della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) si sono riuniti dal 14 al 16 aprile a Bruxelles. Hanno ricevuto e discusso vari documenti importanti, testi che riguardano soprattutto le trattative sulla revisione del Trattato di non proliferazione, la libertà religiosa come obiettivo della politica estera dell’Unione europea e la politica di non discriminazione.Visti nel loro insieme, questi documenti mettono in luce la capacità dei vescovi – sostenuti da esperti e da un segretariato con presenza permanente e attenta a Bruxelles – di alimentare ed arricchire il dialogo dell’Unione europea con le Chiese e con le comunità religiose prevista nell’articolo17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. D’altronde, i vescovi hanno anche avviato lavori preparatori per la messa a punto di una posizione comune con le altre Chiese sull’attuazione del dialogo. Questo dialogo ovviamente esiste già nella pratica, ma bisogna che sia stabilito in modo più sistematico alla luce di questa nuova disposizione del diritto supremo dell’Unione europea. I vescovi della Comece hanno inoltre incontrato alcuni rappresentanti delle istituzioni europee che hanno presentato loro i cinque obiettivi riguardanti l’occupazione e la povertà, la ricerca e l’istruzione così come il clima, che formeranno le punte di una corona della futura “strategia Ue 2020” forgiata dai nostri capi di Stato e di governo in seno al Consiglio europeo, sotto la presidenza di Herman van Rompuy. Il capo di gabinetto del presidente della Commissione si è inoltre recato alla riunione della Comece per illustrare il programma di lavoro dell’organo esecutivo dell’Unione per l’anno 2010. L’assemblea episcopale europea ha inoltre fornito una buona illustrazione della rilevanza delle tesi del filosofo francese Marcel Gauchet sul binomio religione e politica in una democrazia moderna: “Nello spazio pubblico, ‘se lo Stato non indica il bene, esso non può tuttavia essere moralmente e spiritualmente indifferente’ nella misura in cui la decisione collettiva più prosaica è necessariamente correlata a fini superiori e le scelte pubbliche sono raramente prive di implicazioni etiche. È per questo motivo che la dimensione religiosa ritrova una ‘visibilità pubblica’: essa trova il proprio ‘posto come protagonista di primo piano della decisione collettiva’” (Olivier Bobineau, Marcel Gauchet, Le religieux et le politique, Desclée de Brouwer, 2010). I lavori della Comece rappresentano dunque un servizio al bene comune dell’Unione europea, che non è superfluo ma necessario. Tuttavia, per completare la descrizione del ruolo dei vescovi nella nostra società moderna e per terminare il resoconto di questa assemblea plenaria, bisogna ricordarne la conclusione: esaurito l’ordine del giorno, la maggior parte dei vescovi rappresentanti gli episcopati di tutta l’Unione europea non sono potuti partire. Mentre erano ancora in riunione, l’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull ha provocato la chiusura dello spazio aereo in Europa. Il nome di questo vulcano islandese non sarà probabilmente ricordato a lungo, tanto è difficile da pronunciare, ma il fatto che le sue ceneri abbiano completamente bloccato tutto il traffico aereo per almeno quattro giorni sarà difficilmente dimenticato tanto presto. Chiaramente, le conseguenze economiche per il settore aereo sono disastrose e bisogna compatire tutte le persone che non sono potute rientrare a casa o partire per le vacanze. Tuttavia, il fatto che un vulcano della remota Islanda abbia potuto rallentare o fermare il ritmo di vita rapida e mobile dei nostri giorni è un’esperienza salutare. Né la nostra economia sofisticata né l’eccellenza delle nostre scienze né il nostro sistema politico complesso in Europa, compreso il programma di lavoro della Commissione europea, sono in grado di proporre un rimedio. La costituzione geofisica del nostro pianeta ha semplicemente preso il sopravvento.Anche se dovremo ancora discutere della nostra dipendenza dalle simulazioni matematiche solo tramite i computer, ciò non impedisce che noi europei stiamo dimenticando questa realtà costitutiva del nostro pianeta, che resta così evidente in altre parti del mondo. Essa ci ricorda la fragilità della nostra esistenza e anche i limiti indiscutibili della nostra capacità di prevedere, ordinare e governare tutto. “E se non fossimo davvero all’altezza del compito che rappresenta il nostro potere di governarci?”, chiede ancora Marcel Gauchet. I vescovi hanno risposto con serenità e con la preghiera. I giorni successivi, hanno preso l’auto o hanno viaggiato in treno. Mons. Nicolaos Foskolos, arcivescovo di Atene e membro greco della Comece, sì è ritirato semplicemente nel monastero di Chevtogne “in attesa che questo finisca”, come ha detto. Questo gesto è forse un contributo tanto importante quanto lo sono i documenti ben ponderati nel dibattito europeo su uno stile di vita più giusto e più vero. La preghiera conta!