SINDONE

Nell’ultima notte

Card. Schönborn: il mistero del Sabato Santo

“Proprio in considerazione degli eventi del ventesimo secolo, occuparsi del Sabato Santo, del giorno in cui Dio tace, sembra oggi più attuale che mai”. Ne è convinto il card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, che il 12 aprile scorso, in occasione della Ostensione della Sindone (fino al 23 maggio), ha tenuto nel Duomo di Torino una meditazione sul mistero del Sabato Santo, e in particolare sul significato della “discesa agli inferi” di Cristo. “Per la redenzione dell’uomo era necessario anche che Gesù ‘assaggiasse’ la morte, che sperimentasse davvero lo stato di morte, come vediamo in maniera così sconvolgente nella Sindone”. Anche se oggi “non risulta facile comprendere questo articolo di fede”, perché l’idea di un inferno che contiene le anime dei morti “sembra totalmente lontana dalla nostra coscienza razionale”, per il porporato dobbiamo “sforzarci di capire, proprio quando la questione appare difficile e oscura”.Dimora, non eterna condanna. “Regno della morte”, “mondo inferiore” ed “inferno” – ha spiegato il cardinale – “non indicano il luogo di eterna condanna, bensì la dimora dei morti”. Le testimonianze bibliche “confermano la discesa di Cristo ai morti come vera esperienza di morte, come l’espressione di più profonda solidarietà con gli uomini”. Anche per i Padri della Chiesa, “Cristo nella morte prende su di sé l’intero destino dell’uomo, arrivando fino alla separazione tra corpo e anima. Quanto al corpo egli è morto, ma la sua anima discende agli inferi, pur restando sempre nella visione beatifica di Dio”.Come Esther. Si chiama “Dialogo notturno”, ed è un piccolo pezzo teatrale scritto nel 1941 da Edith Stein per l’onomastico della sua priora, Madre Antonia, nel convento olandese di Echt. Al centro della pièce di Santa Teresa Benedetta della Croce, la filosofa e carmelitana uccisa ad Auschwitz, c’è la figura della regina Esther, che compare alla priora e le racconta come, insieme ad altri giusti dell’Antica Alleanza, abbia sperimentato il “descensus ad inferos” di Cristo: “Dimoravamo in pace, ma lungi dalla luce: sempre, però, nostalgici di luce…In quella notte scomparve la croce, ma all’improvviso una novella luce si accese in quella tenebra…E in un momento Egli fu in mezzo a noi”.Le icone d’Oriente. Adamo, Cristo e un figura maschile nuda, che giace a terra. Sono i personaggi al centro delle più antiche rappresentazioni delle icone pasquali della Chiesa d’Oriente. L’immagine porta il titolo di “Anastasis”, resurrezione. A differenza della Chiesa occidentale, che per lo più associa al tema della resurrezione l’immagine di Cristo che si erge sulla propria tomba – ha spiegato il card. Schönborn – la Chiesa orientale “ci mette davanti agli occhi l’intima relazione esistente fra la Passione e la Resurrezione di Cristo e la redenzione dell’uomo: attraverso la Passione del Redentore termina la passione del’uomo. Nella sua discesa ai morti, egli scuote l’uomo caduto alla luce della vita”.Il silenzio e l’attesa. “Il silenzio del Sabato Santo, di cui la Sindone ci parla in maniera così imponente, è l’atteggiamento di attesa di tutta la terra”, ha affermato il porporato, perché “ricorda il silenzio che precede la creazione del mondo, quando tutto attende che Dio agisca con potenza. La morte non riesce a trattenere il Figlio di Dio morto. Il suo ingresso nel mondo degli inferi diventa il suo percorso trionfale”.L’abbandono e la gloria. Per Hans Urs von Balthasar, che si è occupato della questione della discesa agli inferi anche perché “particolarmente influenzato” dalle visioni di Adrienne von Speyr, “al centro della morte c’è l’esperienza che Gesù fa dell’abbandono da parte di Dio”: “Solo allora Gesù ha anche veramente patito la morte umana”. “Il Sabato Santo, la morte di Cristo non reca in sé, in un primo momento, nessun trionfalismo”, ha confermato il cardinale: “uno sguardo alla Sindone ce lo conferma, lo sperimentiamo nella liturgia del Sabato Santo che è estremamente semplice, senza alcuna celebrazione eucaristica. La morte di Cristo lascia in un primo momento i suoi discepoli e la Chiesa tutta nello sgomento, nell’afflizione e nel timore. Il credente è invitato al silenzio, al raccoglimento e all’adorazione. La salvezza che si realizza nella discesa agli inferi nel Sabato Santo è ancora nascosta, la morte ha ancora il suo potere, che poi le verrà tolto”. Per il card. Schönborn anche l’altro aspetto è importante: la gloria. Gesù Cristo è morto veramente, ma “per strappare gli uomini alla morte e condurli in alto”. La discesa agli inferi, scriveva l’allora cardinale Joseph Ratzinger nelle sue Meditazioni sulla Settimana Santa, “significa che anche nell’ultima notte nella quale nessuna parola penetra, nella quale noi tutti siamo come bambini che piangono, abbandonati, c’è una voce che chiama, c’è una mano che ci prende e che ci guida. La solitudine insuperabile dell’uomo è superata”.