POLONIA
La strage di Katyn e la tragedia aerea di Smolensk
L’autore del film “Katyn”, il famoso regista polacco Andrzej Wajda, il cui padre fu ucciso proprio lì nel 1940, è convinto della possibilità di una riconciliazione tra russi e polacchi. Wajda, cercando di dare una risposta alla domanda sul perché dell’ordine di Stalin, afferma “La strage di Katyn fu un’azione mirata contro l’intellighenzia polacca, decisa in piena consapevolezza del fatto che, chi fosse riuscito a privare l’intero popolo della sua elite intellettuale può con quel popolo fare tutto ciò che vuole. Ma non è così perché la memoria rimane”. “La stessa memoria che ci obbliga a onorare le vittime dell’eccidio – prosegue il regista – ci obbliga anche a ricordare la via di riconciliazione tra il popolo polacco e quello tedesco, e che tale via non possa essere preclusa ad altri vicini della Polonia, e cioè i russi”.Gesti di speranza. Secondo Adam Rotfeld, l’ex ministro degli esteri polacco, oggi presidente del Gruppo misto per le questioni difficili tra la Polonia e la Russia, dopo l’incidente aereo di Smolensk nel quale hanno trovato la morte, nei giorni scorsi, il presidente Lech Kaczynski, sua moglie e altre 94 persone “molti gesti da parte della Russia indicano che Mosca auspica un cambiamento nelle relazioni con la Polonia”. Che questo cambiamento stia realmente avvenendo “lo prova il comportamento non solo dei dirigenti politici ma anche dei cittadini comuni”. Negli ultimi giorni i media russi hanno dato grande risalto alla tragedia nazionale polacca dimostrando solidarietà e partecipazione, mentre i cittadini, con sincera commozione,h hanno accolto le parole di gratitudine rivolte loro da parte polacca, accompagnate da un appello alla riconciliazione lanciato dal gruppo di intellettuali e firmato da migliaia di polacchi.I presupposti per nuove relazioni tra russi e polacchi. Mons. Jozef Zycinski, arcivescovo di Lublino, parlando a SIR Europa, ha osservato che in questi ultimi giorni “l’atmosfera di solidarietà psicologica, il senso di comunione, così come le preghiere in molte chiese ortodosse costituiscono nelle relazioni tra polacchi e russi un valore qualitativamente nuovo”. Il presule si dice quindi “convinto che ancora durante la nostra vita si stringeranno delle relazioni nuove tra polacchi e russi”. La verità su fatti storici ne è tuttavia condizione imprescindibile. “Accettando la verità, possiamo accettare anche tutto ciò che è amaro – spiega l’arcivescovo – e trovare solidarietà e condivisione di valori comuni”. Parlando della storica lettera dei vescovi polacchi all’episcopato tedesco del 1965 con l’appello “Perdoniamo e chiediamo perdono”, mons. Zycinski evidenzia tuttavia delle differenze nei rapporti tra la Polonia e i due Paesi vicini. “La situazione delle relazioni tra la Polonia e la Russia è diversa e più difficile”: mentre la Polonia non ha mai invaso la Germania, e l’aggressione del Terzo Reich contro la Polonia il 1 settembre del 1939 ebbe carattere univoco e evidente, le relazioni tra la Polonia e la Russia furono “molto più burrascose”. “In quelle relazioni – ricorda l’arcivescovo – le tragedie più dolorose furono simili all’eccidio di Katyn”, avvenute in circostanze mai del tutto chiarite. A questi rapporti quindi, afferma il presule “non si addicono le parole ‘perdoniamo e chiediamo perdono’ in quanto i massacri delle persone innocenti furono perpetrati da funzionari della Nkvd (Commissariato del Popolo degli Affari Interni) per dettato di Stalin e non si può incolpare l’intero popolo russo di quello che fu commesso dalla Nkvd per ordine di Stalin”. Tanto meno si deve, afferma mons. Zycinski “pretendere dalle giovani generazioni dei russi, che vivono oggi dei problemi del tutto diversi, che chiedano scusa per quelle tragedie”. Ma anche se “oggi un russo medio non necessariamente conosce la storia della Nkvd, e molto spesso vede con l’occhio critico la figura di Stalin” sarebbe “inaccettabile dal punto di vista morale se qualcuno volesse celare la verità o nascondere dei documenti rendendosi in tal modo compartecipe dei crimini”.Il difficile compito della riconciliazione. Che la sciagura dell’aereo del presidente polacco Lech Kaczynski a Smolensk possa essere un segno e un appello al riavvicinamento, lo ha indicato, all’indomani della tragedia, anche l’arcivescovo di Cracovia il cardinale Stanislaw Dziwisz. “Oggi, quando la memoria di Katyn è così viva, abbiamo davanti il difficile compito di riconciliazione. Dobbiamo adempiere quel sacro dovere in nome del Vangelo, in nome delle vittime dell’eccidio di Katyn e anche in nome delle vittime della tragedia di Smolensk”. Mons. Tadeusz Ploski, ordinario militare polacco morto nell’incidente, nell’omelia preparata prima del viaggio che avrebbe dovuto leggere durante la liturgia di suffragio in onore delle vittime di Stalin, voleva ricordare le parole di Giovanni Paolo II del 13 aprile 1996. Allora, durante un’udienza concessa al gruppo dei familiari delle vittime dell’eccidio, il Papa polacco ribadì il loro “obbligo di custodire la memoria di quella tragedia nazionale, famigliare e personale ma anche l’obbligo di riconciliazione che ne consegue”.