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Una solida base di valori

La Carta dei diritti dell’Unione europea

Quando, nel 1999, i capi di Stato e di governo dell’Unione europea decisero di istituire una commissione composta rispettivamente da 2 rappresentanti di ciascun Parlamento nazionale, 15 rappresentanti del Parlamento europeo, nonché da un rappresentante di governo di ciascun Stato membro e della Commissione europea, incaricati di elaborare una Carta dei diritti dell’Unione europea, esistevano fondati motivi per rallegrarsi. Perché questa decisione poteva essere intesa come una svolta da due punti di vista: era stata finalmente aperta la porta della federazione europea che già Robert Schuman aveva menzionato come scopo dell’integrazione nella dichiarazione del 9 maggio 1950 di cui presto celebreremo il 60 anniversario.Da un lato, la decisione conteneva il riconoscimento del fatto che per sviluppare ulteriormente l’Unione fosse oramai tempo di sottolineare il significato fondante dei suoi valori comuni e – come sarebbe stato poi indicato nel Preambolo della Carta – nella consapevolezza “del suo patrimonio spirituale e morale”. Dall’altro, questa decisione di far formulare una Carta da una commissione secondo metodi democratico-parlamentari, implicava il convincimento per cui la procedura diplomatica delle negoziazioni in una conferenza di governi non fosse più adatta dal punto di vista della qualità dell’oggetto della consultazione. In tal modo, l’Unione europea iniziava un processo il cui risultato faceva prevedere l’elaborazione di una Costituzione democratica stabile. Nel decidere all’unanimità di dare il nome “Convenzione” alla commissione istituita dai capi di stato e di governo, i membri dell’Unione hanno sottolineato chiaramente la loro consapevolezza di agire come membri di un’assemblea costituente, anche se solo una parte – ma una parte fondamentale della futura Costituzione europea – era all’ordine del giorno. Dopo un anno di lavori sotto la direzione dell’ex Presidente della Repubblica Federale di Germania, Roman Herzog, la Convenzione presentò la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, composta da 7 capitoli con un totale di 54 articoli. Essa venne siglata ufficialmente nel dicembre 2000 a Nizza dai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea e fu considerata da allora in poi come una dichiarazione d’intenti non vincolante, che tuttavia poteva esercitare un influsso determinante sull’azione delle istituzioni per via della sua qualità e del suo rango.Solo dieci anni dopo, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, avvenuta il 1° dicembre 2010, la Carta dei diritti fondamentali è divenuta un documento giuridicamente vincolante. In tutte le sue azioni e decisioni, l’Unione europea è vincolata, ora e in futuro, ai valori, ai principi e ai diritti fondamentali sanciti dalla Carta. E qualsiasi cittadino dell’Unione può appellarsi ad essa; contro le decisioni dell’Unione può ricorrere chiunque ritenga che i propri diritti fondamentali siano stati violati dalla politica dell’Unione, ad esempio mediante le decisioni o le azioni di quest’ultima. Nel Preambolo della Carta si dice che “l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà”. A tali valori fondamentali sono dedicati i primi quattro capitoli , in cui vengono illustrati i diritti politici, sociali, economici e culturali da essi derivati. Seguono, nei due capitoli successivi, i diritti civili e i diritti giudiziari, nonché, nel capitolo finale, le disposizioni generali. Con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è stata confermata e resa visibile in modo univoco la base di valori dell’Unione risultante dalle “tradizioni costituzionali comuni”, dalle molteplici convenzioni europee e dai trattati, nonché dalla giurisprudenza che ad essi si richiama. Un elemento irrinunciabile della futura Costituzione europea ha pertanto trovato una forma valida. Dopo il fallimento della bozza elaborata dalla Convenzione costituzionale (2002/2003) nelle consultazioni referendarie francesi e olandesi, l’Unione attende ancora una Costituzione democratica vera e propria in grado di superare il sistema politico labile basato su trattati internazionali. Il Trattato di Lisbona offre per ora un surrogato accettabile, in quanto ha acquisito in gran parte le disposizioni della bozza costituzionale.