CORTE DI STRASBURGO
Il sì dei giudici alla fecondazione artificiale eterologa
Lo scorso 1° aprile i giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha sede a Strasburgo, hanno stabilito che proibire il ricorso alla donazione di spermatozoi e ovociti per la fertilizzazione in vitro “è ingiustificato” e costituisce “una violazione” dei diritti garantiti dall’art.14 (divieto di discriminazione) e dall’art. 8 (rispetto della vita familiare) della Convenzione europea per i diritti dell’uomo (Cedu). La sentenza è stata emessa a seguito del ricorso presentato nel 2000 da due coppie austriache, in ognuna delle quali entrambi i coniugi sono sterili e per le quali la fecondazione in vitro con donazione di sperma o ovuli era l’unica soluzione per poter procreare. In Austria, tuttavia, la legge nazionale sulla procreazione assistita non consente di ricorrere alla fecondazione eterologa; possibilità esclusa anche dalla Corte costituzionale – davanti alla quale nel 1998 i ricorrenti avevano introdotto un ricorso – che aveva ritenuto il divieto imposto dalla legge interna in linea con i principi della Cedu. Di parere opposto i giudici di Strasburgo che hanno sostanzialmente dato ragione ai ricorrenti, ritenendo “non convincenti” le argomentazioni del governo austriaco. Ora la sentenza passa al Comitato dei ministri (organo sovrano Ue) che deve concordare col governo di Vienna le modalità per applicarla (salvo eventuale ricorso, come accaduto in Italia con il crocifisso). Di seguito la riflessione del teologo moralista italiano Marco Doldi.Il dono della vita, che Dio Creatore e Padre ha affidato all’uomo, impone a tutti di prendere coscienza del suo inestimabile valore e di assumerne la responsabilità: questo principio fondamentale deve essere posto al centro della riflessione, per chiarire e risolvere i problemi morali sollevati dagli interventi artificiali sulla vita nascente e sui processi della procreazione. L’uomo può disporre di sempre più efficaci risorse terapeutiche, ma può anche acquisire poteri nuovi dalle conseguenze imprevedibili sulla vita umana nello stesso suo inizio e nei suoi primi stadi. Nel delicato campo della procreazione molti esprimono un urgente appello, affinché siano salvaguardati i valori e i diritti della persona umana. Tali richieste non provengono soltanto dai fedeli, ma anche da parte di quanti riconoscono, comunque, alla Chiesa una missione al servizio della civiltà dell’amore e della vita. Il suo Magistero non interviene in nome di una competenza particolare nell’ambito delle scienze sperimentali; ma, dopo aver preso conoscenza dei dati della ricerca e della tecnica, intende proporre in virtù della propria missione evangelica la dottrina morale rispondente alla dignità della persona e alla sua vocazione integrale. Nella fecondazione eterologa il concepimento umano viene ottenuto mediante l’incontro di gameti di almeno un donatore diverso dai coniugi. La fecondazione artificiale eterologa è contraria all’unità del matrimonio, alla dignità degli sposi, alla vocazione propria dei genitori e al diritto del figlio ad essere concepito e messo al mondo nel matrimonio e dal matrimonio. Il rispetto dell’unità del matrimonio e della fedeltà coniugale esige che il figlio sia concepito nel matrimonio; il legame esistente tra i coniugi attribuisce agli sposi, in maniera oggettiva e inalienabile, il diritto esclusivo a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro. Il ricorso ai gameti di una terza persona, per avere a disposizione lo sperma o l’ovulo, costituisce una violazione dell’impegno reciproco degli sposi e una mancanza grave nei confronti di quella proprietà essenziale del matrimonio, che è la sua unità. La fecondazione artificiale eterologa lede i diritti del figlio, lo priva della relazione filiale con le sue origini parentali e può ostacolare la maturazione della sua identità personale. La donazione di ovociti o spermatozoi prefigura infatti uno sconvolgimento nell’assetto familiare e un’alterazione del rapporto di genitorialità perché va a costituire una sorta di cooperativa di genitori, una sorta di plurigenitorialità con una grave lesione al diritto del concepito di essere, dopo la nascita, a conoscenza della propria identità non solo di ordine genetico e biologico ma anche di ordine parentale. L’impiego di questa pratica lede i cardini e i fondamenti della genitorialità. Essa costituisce inoltre una offesa alla vocazione comune degli sposi che sono chiamati alla paternità e maternità, che hanno insieme una dimensione fisica e spirituale. Tale alterazione delle relazioni personali all’interno della famiglia si ripercuote nella società civile. Il desiderio di avere un figlio, l’amore tra gli sposi che aspirano a ovviare a una sterilità non altrimenti superabile, costituiscono motivazioni comprensibili; ma le intenzioni soggettivamente buone devono tenere conto non solo dell’interesse degli adulti, ma anche di quelli dei figli. L’intervento del Magistero in questo campo rientra nella sua missione di promuovere la formazione delle coscienze, insegnando autenticamente la verità che è Cristo, e nello stesso tempo dichiarando e confermando autoritativamente i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana.