EUropa e cristianesimo
Un sondaggio del quotidiano cattolico francese “La Croix”
Per i due terzi degli abitanti di cinque Paesi dell’Europa occidentale – Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Spagna – il messaggio cristiano conserva tuttora la sua attualità, ma le Chiese devono impegnarsi anzitutto al servizio della pace, della giustizia e della solidarietà, mentre il modo di vivere la religione appare legato alle diverse culture nazionali. È quanto emerge da un sondaggio dell’Istituto di ricerca francese Ifop (Institut français d’opinion publique) sulle attese degli europei nei confronti dei cristiani, commissionato dal quotidiano cattolico “La Croix” e realizzato fra l’11 e il 19 marzo su un campione rappresentativo di popolazione maggiorenne dei cinque Paesi. I dati sono apparsi sull’edizione del quotidiano dello scorso 2 aprile. Profondo radicamento cristiano. Sebbene il sondaggio si sia svolto nel pieno della polemica sulla gestione della Chiesa dei casi di pedofilia, “questo non sembra avere influenzato le risposte, e prova che il radicamento cristiano degli europei è profondo, al di là delle ventate legate all’attualità”, osserva Isabelle De Gaulmyn precisando tuttavia che questo “modo di credere europeo” non appare uniforme ma legato a “specificità nazionali”. In particolare i francesi, sostiene Jérôme Fourquet, direttore aggiunto del dipartimento opinione dell’Ifop, “rispondono in modo più radicale spostando la media verso l’alto o verso il basso” e si esprimono in modo “fortemente critico” sul rapporto Chiesa-comunicazione. All’estremo opposto l’Italia dove il 70% degli intervistati ritiene che la Chiesa sappia comunicare bene e “crede al messaggio e ai valori cristiani”. Se dunque i francesi si rivelano nell’insieme “i più distaccati dalla religione”, dall’indagine emerge che al loro interno i cattolici “ostentano un comportamento religioso più marcato rispetto ai cattolici italiani o spagnoli e si mostrano addirittura più critici dei non cattolici sul modo di comunicare della Chiesa”. Non si stupisce Denis Pelletier, direttore dell’École pratique des hautes études: “Minoritari di fronte ad una società indifferente o ostile, si definiscono attraverso la propria opposizione”. A metà strada la Spagna, secondo il sondaggio “ancora attaccata ai valori cristiani (58%)”, ma critica soprattutto per quanto riguarda i giovani. Il 56% degli under 35 ritiene che il cristianesimo non abbia “più niente da dire alla società”. Il Paese iberico, commentano gli analisti, “sta vivendo in maniera accelerata ciò che la Francia ha conosciuto negli anni Sessanta”.Più presente nella vita pubblica. Diversa la fotografia di Gran Bretagna e Germania all’interno delle quali il pluralismo religioso “è una realtà storicamente ben ancorata grazie alla coesistenza di anglicani, protestanti e cattolici”. Tuttavia sono forti le differenze. In Gran Bretagna, sottolinea la ricerca, la religione è un affare privato: “la Chiesa deve esserci nei momenti importanti della vita, e non per favorire la pace nel mondo”, eppure i credenti la vorrebbero “più presente nella vita pubblica”. In particolare, specifica Anthony Abela, bancario anglicano di 65 anni, “pur restando al di sopra della politica” la Chiesa “potrebbe offrire consigli e indicazioni” su temi di “vita quotidiana come droga o contraccezione”. In Germania, dove secondo il sondaggio le Chiese rivestono un ruolo sociale “riconosciuto e importante, come una sorta di istituzione statale”, “la maggioranza della gente non crede in Dio – fa notare la pastora Friederike von Kirchbach, priora della Chiesa protestante di Berlino-Brendeburgo – tuttavia si aspetta che la Chiesa si impegni sulle questioni etiche e nel sostegno ai poveri” e soprattutto sia “portatrice di gioia e di coraggio di vivere”. Ulteriore ambito, gettonato quasi esclusivamente dai tedeschi, la protezione dell’ambiente. Solidarietà a poveri e immigrati. Di solidarietà e attenzione ai poveri parla anche Paolo Magarelli, studente italiano di 23 anni, impegnato in un centro sportivo parrocchiale e convinto che non ci debbano essere “muri tra la parrocchia e il quartiere”. “Mettere in pratica la mia fede e al tempo stesso testimoniarla nelle diverse attività – spiega – fa parte del mio essere cristiano”. Non a caso, commentano i curatori del sondaggio, “tra le priorità della Chiesa indicate dagli italiani emerge in particolare l’accoglienza e l’assistenza a poveri e immigrati”; tema presente anche nelle risposte degli intervistati spagnoli, “segno delle gravi difficoltà economiche che il Paese sta vivendo”. Rosa Medina, coordinatrice dell’assistenza agli immigrati della Caritas di Valencia, ammette che le opinioni dei suoi connazionali sulla religione “sono molto discordanti”, ma precisa: “In materia di carità e assistenza non avverto alcuna tensione con i miei interlocutori sociali sul carattere confessionale della nostra organizzazione”. “I dati – conclude Dominique Greiner – rivelano un giudizio positivo sulla visibilità delle Chiese nello spazio pubblico e forti attese in materia di impegno sociale al servizio della pace e della giustizia”; dunque “una fiducia nella creatività etica del cristianesimo”.